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L’ESSERE PER SAN TOMMASO

Nel De ente et Essentia, una delle sue opere maggiori tra cui bisogna annoverare la Summa Teologiae e la Summa contra Gentes, San Tommaso, come evince già dal titolo, descrive ampiamente il concetto di essere che in precedenza era già stato sviscerato da Aristotele, suo grande modello. Lo Stagirita aveva definito l’essere per mezzo del procedimento logico dell’analogia, staccandosi notevolmente dalle definizioni proposte da Platone, la cui definizione di essere viene solitamente chiamata biunivoca, in quanto secondo Platone esistono appunto due realtà, quella sensibile e quella sovrasensibile e Parmenide, la cui definizione di essere viene indicata con l’aggettivo univoco, poiché la definizione parmenidea era appunto l’essere è e non può non essere.
Secondo Aristotele l’essere è il concetto attraverso il quale poter identificare l’oggetto in senso pieno e all’interno di ogni oggetto c’è l’essenza, la forma che è il senso più profondo dell’oggetto, per Aristotele la forma è l’atto e la potenza coincide con la materia e tutti gli oggetti sono sinoli di forma e materia. Tommaso invece introduce una significativa differenza al concetto di essere, in quanto egli introduce il concetto di esistenza, inscindibile secondo Tommaso da quello di essere.

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