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Cartesio - Cogito ergo sum

Se ci fosse un interlocutore curioso direbbe a Cartesio: “Tu dici giusto, che sono importanti le idee chiare, ma appunto perché usi il plurale di queste idee evidenti ce ne sono tante, e da quali tra queste dobbiamo partire per la costruzione del nostro sapere?”. Per questa conoscenza della realtà, noi dobbiamo stabilire un fondamento forte da cui partire. È importante cercare questa prima idea da cui partire. Non abbiamo detto che deve essere la matematica? ma la matematica non è detto che è questa. Le operazioni più semplici: 2 + 2 fa 4. Ma chi lo dice che questo risultato che ci sembra così evidente sia una verità. Ma chi lo dice che tutto ciò che io penso, vedo, dico, non sia il frutto di un genio maligno, che mi porta in una situazione di sogno? E quindi tutto ciò che dico, faccio, non è altro che un sogno. Allora questo è il percorso che fa il nostro: il dubbio. E allora io dubito, dubito della mia stessa vita. Ma da questo dubbio che diventa iperbolico (eccessivo) tanto da mettere in dubbio la mia stessa esistenza, ad un certo punto germoglia, nasce il primo fiore certo, sicuro: il “cogito, ergo sum”: Penso, dunque esisto.

• Il dubbio di Cartesio non è scettico, ma metodico, cioè ogni affermazione deve passare attraverso il dubbio per arrivare a una certezza.
• Cartesio ritiene che nessuna conoscenza possa sottrarsi al dubbio e quindi si deve dubitare non solo delle conoscenze sensoriali ma anche di quelle matematiche.
• Il nostro arriva addirittura ad ipotizzare persino l’esistenza di un genio maligno che implica a pensare cose che io credo vere ma che non lo sono.
• Allora il dubbio metodico si estende ad ogni cosa e diventa universale: dubbio iperbolico. Ma quand’anche il genio maligno ingannasse l’uomo su tutto, non può impedire che, per essere ingannato, l’uomo deve esistere in qualche modo. Allora nel momento in cui sto pensando di non avere alcuna certezza e di dubitare di ogni cosa, devo riconoscere di aver raggiunto almeno una verità certa e indiscutibile, della quale non posso dubitare: Se dubito vuol dire che penso; e se penso, allora esisto: Cogito, ergo sum. Questa è un’intuizione immediata, non è frutto di un ragionamento, di un sillogismo.
• L’esito del cogito è il raggiungimento della certezza dell’esistere dell’uomo come soggetto pensante, e non come un essere dotato di corpo materiale (non si sa ancora nulla della materia).

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