pexolo di pexolo
Ominide 6529 punti

Schopenhauer e il vitalismo

Con la filosofia di Schopenhauer, la vita diventa il fondamento. Schopenhauer «parla di volontà di vivere o di volontà in generale. Al di sopra d’ogni suo sforzo speculativo, la “volontà” è appunto la sua risposta alla domanda circa il significato della vita come tale. Per Schopenhauer la vita coincide con la volontà ed essa coincide con la vita: la vita è voluntas. In realtà, in questa sua determinazione c’è l’eco di un pensatore che lo precede, cioè Spinoza: egli aveva già detto, infatti, che l’esistenza è conatus essendi, cioè sforzo di essere, per cui la volontà schopenhaueriana sarebbe la riproposizione del conatus essendi spinoziano. Ogni essere vivente, per Schopenhauer, è un desiderio di essere: la volontà di vivere è la vita, ogni vivente vuole essere. È a partire da questa determinazione che egli arriva invece a teorizzare la noluntas, cioè la non volontà: questa vita è, secondo lui, semplicemente dolore, male e allora è inganno, rappresentazione (visione fenomenica, ingannevole); allora, bisogna superare il velo di Maya, cioè il mondo come rappresentazione che tiene legata questa vita e, in tal modo, la saggezza starebbe nel distacco progressivo dalla volontà di vivere: qui, per la prima volta nella storia del pensiero occidentale, Schopenhauer introduce lo studio della filosofia dell’Oriente, cioè il Buddhismo, per il quale la saggezza si esercita nel dichiarare l’apparenza del mondo e nel superare il velo di Maya che mi tiene incatenato a questo mondo, che a suo avviso sarebbe la più profonda saggezza del mondo. Il pessimismo schopenhaueriano si colora pertanto dei colori dell’Oriente buddhista; con Schopenhauer la filosofia occidentale privilegia il terreno dell’Oriente: mentre Hegel è l’Occidente, Schopenhauer è la vita dell’Oriente, ma in termini è anche la riedizione dell’antica Gnosi. Infatti, lo gnosticismo porta il disprezzo del mondo visibile, della carne e del mondo, il dichiarare che il mondo materiale è male. Più di Hegel, Schopenhauer sta al passo dell’arte astratta: anch’essa muove dal disprezzo del mondo visibile, reale, anch’essa soffre di un modello gnostico. Lo gnosticismo è quell’eresia dei primi secoli del cristianesimo per la quale il mondo visibile, sensibile, sarebbe l’opera di un demiurgo malvagio: il Dio buono non ha niente a che fare con il mondo presente, la materia è negativa, l’anima prigioniera deve liberarsi da questo mondo, deve rifuggire il corpo per ritrovare la sua patria celeste; infatti, secondo lo gnosticismo l’anima è divina, mentre il corpo terreno è il suo carcere, secondo la definizione del Fedone platonico (soma è sema). A partire dal II-III secolo la Gnosi costituirà un’importante deviazione rispetto al Cristianesimo (si pensi, ad esempio, all’eresia di Valentino, agli ofìti). Schopenhauer è il “nuovo gnostico”, che attraverso la cultura dell’Oriente dovrebbe insegnare che il mondo è male e che bisognerebbe rifuggirlo. Ma ciò che conta agli occhi di Simmel è che Schopenhauer avrebbe insegnato che la categoria portante è quella della vita e la vita è volontà: «“volontà” è appunto la sua risposta alla domanda circa il significato della vita come tale. E tale risposta vuol dire che la vita non può conseguire alcun senso e scopo fuori di sé medesima, perché afferra sempre la propria volontà travestita in mille forme; appunto perché essa, quanto alla sua realtà metafisica, può rimanere solamente in sé stessa, così non può trovare in ogni apparente scopo se non disinganno ed illusioni che spingono senza fine più in là».

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email