pexolo di pexolo
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Filosofia dell'identità

In questo senso, come ben aveva colto Simmel, l’occasionalismo è il tipico modo di pensare del romanticismo, che non a caso è fortemente soggettivista: nel romantico le cose esteriori sono occasioni della mia sensibilità interiore. Il mondo esteriore non è valido in sé, la persona che incontro non è importante in se stessa, ma è importante solo in relazione alla passione, all’emozione che suscita in me. C’è quindi una profonda riduzione dell’altro all’io, all’io profondo, all’io dell’anima, delle emozioni, dei sentimenti e dei cuori. Questo è l’espressionismo: il mondo è espressione della mia anima. «La lotta della vita per essere sé stessa». Un filone del pensiero del ‘900 è quello dialogico (Buber, Rosenzweig, Marcel, Lévinas), secondo cui il pensiero parte dalla relazione io-tu, dal riconoscimento dell’altro in quanto alterità: qui siamo agli antipodi, perché la vita non vuole l’altro ma soltanto se stessa, la vita vuole la vita. Questa tautologia, A=A, ricorda sia la filosofia di Fichte, sia i commenti che Heidegger fa a Nietzsche negli anni in cui tiene le lezioni su Nietzsche (’36-’38); chiedendosi che cosa sia in Nietzsche la volontà di potenza, Heidegger sostiene che è la volontà che vuole se stessa. Nietzsche non ha mai avuto l’idea di una filosofia della relazione, non compaiono accenni all’importanza dell’alterità, dell’altro: su quel piano è un totale fallimento, siccome non ha proprio il senso dell’alterità, tutto ruota attorno ad un egocentrismo. Il Superuomo è colui che vuole la potenza di sé, vuole se stesso, si tratta di una volontà che vuole la volontà, cioè vuole l’incremento della propria volontà. La filosofia di Nietzsche, non diversamente da quella di Hegel (forse in maniera peggiorativa), è una filosofia dell’identità e non della differenza: è l’identità che trionfa su tutto. L’espressionismo, come viene dipinto da Simmel, sarebbe in un certo modo il medesimo: la vita che rifiuta la forma è la vita che vuole se stessa. Nessuna realtà ha valore in se stessa, ma ha valore solo per me; secondo le categorie di Christopher Lasch potremmo dire che siamo dentro la filosofia del narcisismo; una categoria che egli elabora per indicare il processo dell’individualismo degli anni ’80 e ’90, in cui tutta la filosofia risente di una visione della vita radicalmente narcisistica (tutti vogliono esporsi, tutti parlano di se stessi e nessuno è interessato all’altro).

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