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FRIEDRICH NIETZSCHE

Vita e opere
Nasce a Rocken nel 1844 e muore nel 1900. Nel 1872 pubblicò il suo primo libro, La nascita della tragedia, nel 1882 pubblicò la Gaia scienza.
Tra il 1883 e il 1885 pubblicò il suo poema filosofico Così parlò Zarathustra, successivamente La genealogia della morale.

Spirito Apollineo e spirito Dionisiaco


Lo spirito dionisiaco che caratterizza gli impulsi dei riti dionisiaci irrazionale e guidato dall’ebbrezza, è quella forza vitale vera essenza dell’uomo che scaturisce dal caos della vita, dall’istinto e dall’ebbrezza e che trova sbocco nella musica e nella danza.
Lo spirito apollineo, invece, simboleggiato dal dio della razionalità Apollo, è quello spirito razionale che ordina il caos della vita, che fugge l’imprevedibilità degli eventi e trova rifugio dal dolore della vita nelle arti plastiche e nella razionalità e rigidità della religione tradizionale.
Nietzsche afferma che la tragedia è nata dall’impulso vitale delle danze in onore a Dionisio, ma ha trovato massima espressione nella tragedia di Eschilo e Sofocle in cui dionisiaco e apollineo si armonizzano tra loro. Con il teatro euripideo che porta in scena il personaggio oppresso dalla quotidianità e dal dolore della vita con la superiorità del recitativo sul coro, la tragedia si è avviata verso il declino con il prevalere dell’apollineo.

Contro Socrate, Platone e Schopenhauer


Nietzsche va contro Socrate perché aveva introdotto l’anima come coscienza o ragione. Va contro Platone per aver introdotto la metafisica oltre natura.
Soprattutto va contro tutti e due per la concezione dell’orfismo, cioè vedevano il corpo come la tomba dell’anima e infatti per Nietzsche non esiste un luogo oltre e non esiste nemmeno la razionalità.
Per Nietzsche l’anima è il corpo.
Con la pubblicazione della Gaia scienza, si allontana da Schopenhauer dal concetto di ascesi e della noluntas.
Dirà che Socrate, Platone e il cristianesimo portano alla decadenza del mondo occidentale. Soprattutto il cristianesimo per Nietzsche è la religione della rinuncia perché dice no alla vita, mentre lui vuole dire si alla vita.

Aforisma 125 “l’uomo folle e la morte di Dio”


Nell’aforisma 125 Nietzsche afferma che Dio è morto, è l’uomo occidentale ad averlo ucciso, ma non è consapevole dell’atto compiuto.
È stato creato dagli uomini per rispondere ai loro problemi e alla sua esistenza.

La religione


Il cristianesimo è l’espressione del decadentismo dell’occidente.
Dio è:
- espressione di ciò che sta oltre la realtà;
- è la spiegazione dell’essere al di là dell’essere;
- è la spiegazione rassicurante della caoticità della vita;
- è morto, e siamo stati noi ad ucciderlo;

Superuomo


La morte di Dio segna l’atto di nascita del superuomo. “Morti son tutti gli dei, ora vogliamo che il superuomo viva”.
Il superuomo è colui il quale è in grado di:
Accettare la dimensione tragica e dionisiaca dell’esistenza;
Dire si alla vita;
Sopportare la morte di Dio;
Emanciparsi dalla morale del cristianesimo;
Porsi come volontà di potenza;
Procedere oltre il nichilismo;
Affermarsi come attività interpretativa e prospettiva;
Accettare e volere l’eterno ritorno;
Vivere l’amore fati;
Antitesi dell’uomo massa;
Afferma i propri valori (genealogia della morale);
Al tu devi Kantiano sostituisce l’io voglio;

Nichilismo


Con la morte di Dio siamo sospesi nell’infinito nulla e l’uomo è libero di creare la propria esistenza.
Per Nietzsche il nichilismo si divide in due importati filoni, quello passivo e quello attivo.
Il nichilismo attivo prende atto della morte di Dio, costituisce l’uomo nuovo e porta all’oltre-uomo.
Nel nichilismo passivo invece, con la morte di Dio, si ha una svalutazione dei valori supremi e nulla ha più senso, non si risponde ai perché della vita dell’uomo metafisico e si rifiuta di prendere atto di ciò che è accaduto e ricerca ancora nella religione o in altro un senso.

Eterno ritorno


Nietzsche presenta Zarathustra come “il maestro dell’eterno ritorno”, cioè colui che prende atto di una visione ciclica del tempo, la contrappone a quella lineare cristiana, e afferma che “tutta va, tutto torna indietro, eternamente torna a fiorire ,eternamente corre l’anno dell’essere..”
L’accettazione del tempo deve essere amor fati: il superuomo ama tutto ciò che accade nel mondo e non vuole che nulla sia diverso da ciò che è ma anzi vuole che ogni istante ritorni uguale in eterno.
Nietzsche in tal modo rifiuta la concezione lineare del tempo e quella circolare che annullano l’azione umana e la Volontà di Potenza: la prima, infatti, prevede pochi momenti unici, eccezionali e irrepetibili predestinati e un continuo progresso che tende ad un unico fine (concezione cristiana); la circolarità del tempo invece, se non accetta con la coscienza del superuomo dell’eterno ritorno dell’uguale, inibisce l’attività dell’uomo schiacciandolo sotto il peso della rassegnazione dal momento che, se tutto ritorna, egli non può agire né avere controllo sul tempo.

Genealogia della morale


Nella genealogia della morale, Nietzsche ricerca la genesi cioè la nascita della morale; vuole cogliere l’elemento psicologico della morale.
Distingue due tipi di morale: quella dei guerrieri e quella degli schiavi.
All’inizio c’era solo quella dei guerrieri e era caratterizzata dalla forza, dal corpo, dall’istinto, dal coraggio e dalla sessualità; successivamente i sacerdoti pongono dei valori antitetici perché non possedevano le caratteristiche dei guerrieri, quindi sono invidiosi e dato che, a livello psicologico, quello che gli uomini non possono avere per loro non è importante, contrappongono nuovi valori come la debolezza, la castità, la mente e l’anima.

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