pexolo di pexolo
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Uomo greco

Dalla tragedia greca, diversamente da Aristotele e dall’interpretazione hegeliana della Grecia classica, nasce il vero uomo greco, differente dagli insegnamenti di Socrate, Platone ed Aristotele in quanto attinge la sua espressione paradigmatica dalle filosofie presocratiche (→Heidegger). In quest’opera confluiscono filologia, filosofia, estetica e filosofia della storia culturale; Nietzsche ribalta la visione classica e tradizionale del mondo greco, additando insospettatamente a Socrate (nichilismo, socratismo estetico), Platone ed Aristotele il principio della sua decadenza. Se i veri greci si presentano ingenui è perché appartengono ad una fase estremamente complessa e problematica di un processo vitale e dionisiaco, il quale aveva raggiunto in quel momento un’armonia strutturale, facendo dell’uomo greco un unicum in tutta la storia dell’umanità; tuttavia, il problema non sta nel determinare se e come essa sia stata scissa con l’avvento del Cristianesimo, dell’arte romantica, che ha fatto dell’uomo un nostalgico, un infelice in quanto cosciente della sua incapacità di conciliarsi con il Divino, con l’Assoluto. Ma il problema risiede piuttosto nel capire se questa armonia ci sia mai stata, oppure è soltanto un mito culturale vero e proprio; Nietzsche definisce il Cristianesimo l’«oppio del popolo», perché ha organizzato, elaborato e costruito una Weltanschauung sulla scia del dualismo platonico tra apparenza e realtà intellegibile. Esso ha negato tutta l’epocalità della Weltanschauung greca, ovvero la risoluzione dei problemi esistenziali dell’uomo mediante l’arte; inoltre, ha distrutto la nozione di ingenuità, facendola passare come un complesso processo di ostruzione razionale. Il mondo è tollerabile solo come opera d’arte: gli dei giustificano la vita umana, in quanto essi stessi la vivono ed è l’unica teodicea che li soddisfi proprio perché, vivendo la stessa vita degli uomini, la rendono più tollerabile. «Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto»; per Nietzsche gli dei non sono falsi e bugiardi (Dante→Nell’Inferno, quando Virgilio esprime il proprio rammarico doloroso per non essere vissuto in tempo per ascoltare il Verbo del Cristo, afferma: “vissi nel tempo de li dèi falsi e bugiardi”), ma sono una profonda necessità, perché giustificano la vita, in quanto essi stessi la vivono.

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