Mongo95 di Mongo95
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Nietzsche si sofferma su una funzione di particolare rilievo, cioè quella della memoria e della sua tecnica attivatrice, cioè la mnemotecnica. Quale sia la situazione in cui si intende esercitare potere, la precondizione è che ci possa essere ubbidienza. E per obbedire serve ricordare. L’importanza della memoria diviene quasi trascendentali: “Senza memoria, niente obbedienza” e “La non-memoria, l’oblio, è la libertà, fare spazio al nuovo”.
Si tratta allora, per la morale, di precludere ogni possibilità all’oblio, così da evitare ogni forma di ribellione. Intervenire energicamente sulla memoria, perché agisca, in un certo modo. Obbligare l’uomo a ricordare, in modo sempre più meccanico. Tutte le forme di totalitarismo, fondamentalismo, nascono dall’inoculare nella mente, con la ripetizione meccanica, certe affermazioni. Ed essere poi pronti all’obbedienza. Unico obiettivo: “allevare un animale che possa fare promesse”. Il compito della morale, cioè obbligare l’uomo a ricorcare sempre in modo più meccanico, non è un ruolo di carattere psicologico, educativo, ma di prospettiva sociale. Nietzsche ha orrore dell’individuo manipolato fino a più profondi recessi psichici, dove la morale diventa incisione a fuoco di determinati valori nella memoria. Non c’è nulla di più terribile della mnemotecnica, il dolore è il coadiuvante più potente in questo processo di incisione a fuoco. Una sorta di processo di ipnotizzazione. In questo senso, le morali sono sistemi di crudeltà. Con tale tecnica l’uomo è reso necessario, uniforme, uguale, si afferma cioè il processo di omologazione, si impone la “sociale camicia di forza”.

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