pexolo di pexolo
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Tragedia e nichilismo

L’opera può essere considerata un’interpretazione della tragedia, rispondente ad una precisa filosofia dell’arte: non pretende di essere una storia della nascita della tragedia, quanto piuttosto una filosofia della tragedia; Nietzsche propone questa nascita, pur non delineandone un’interpretazione rigorosamente storica, ma piuttosto filosofica, perché il fine dell’opera sta nell’arrivare all’essenza dell’arte, alla sua definizione. La tragedia più antica è quella di Eschilo, che rappresenta quel luogo esemplare in cui si manifesta qualcosa di veramente profondo e vitale, ovvero l’essenza dell’arte; essa nasce dalla musica, ovvero dal coro e pertanto la sua morte avviene con l’entrata in scena del protagonista, dell’attore, cioè di Socrate stesso che si pone problemi morali, caratteristiche rintracciabili soprattutto nella tragedia di Euripide, è la coscienza morale, borghese ed ipocrita che determina l’avvento del nichilismo. Nietzsche distingue diversi tipi di nichilismo: c’è un nichilismo attivo, maschile, femminile, ricettivo, reattivo (che rappresenta, quasi dialetticamente, una sintesi tra il maschile ed il femminile). Il senso della tragedia riposa nell’orizzonte da cui la parola stessa proviene: per Nietzsche è necessario indagare die Geburt (la nascita, la provenienza, il luogo da cui una cosa sorge, discende) della parola “tragedia”, che nasce dal mito e costituisce l’essenza stessa dell’arte. L’indagine sull’arte viene a costituire una precisa posizione filosofica, così com’era stato per il primo Schelling (pone l’arte al di sopra della filosofia), per Fichte e per Kant; secondo Nietzsche la questione sull’arte rappresenta un problema strettamente filosofico, di filosofia dell’arte e non semplicemente di storia dell’arte, definito anche come un problema di epistemofilia, cioè che interessa un amore per l’episteme (il conoscere, in questo caso riferito alla conoscenza dei problemi esistenziali).

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