Mongo95 di Mongo95
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In Genealogia si professa di fatto un naturalismo che spiega l’uomo come prodotto della natura, intesa come mondo terrestre e corporeo. Se prima c’era un giovanile entusiasmo per Schopenhauer, ora si perviene a un ideale di uomo in cui prevalgono i valori vitali, della forza, l’audacia e la capacità di dominio. Il perfetto animale, quello che nelle sue opere Nietzsche simboleggia nel leone. Questo Übermensch si pone di fronte alla volontà di potenza: la morale corrente viene radicalmente destrutturata con un nichilismo ateistico che si contrappone al nichilismo ascetico postulato e proposto dal prete asceta. In gioco c’è il rovesciamento di tutti i valori: “Spaventosa la mia verità, perché si è chiamata verità la menzogna. Rovesciamento di tutto i valori, ecco la mia formula, supremo atto di riconoscimento di sé di tutta l’umanità. Atto che in me è diventato carne e genesi. La mia missione esige che io sia il primo uomo onesto e che io mi senta in opposizione alle menzogne di vari millenni”.

L’Oltreuomo, con la sua volontà di potenza, rivendica tutte le sue possibilità come essere totalmente mondano e naturale, a partire da una premessa fondamentalmente religiosa: nichilismo ateistico. La volontà di potenza, divenuta essenza dell’uomo superiore e forma di tutte le sue relazioni, può infatti proclamare questa fondamentale verità: Dio è morto. L’ateismo quindi inteso come negazione di un mondo di verità assolutamente universale. È questo l’elemento costitutivo della filosofia di Nietzsche. La morte di Dio ne rappresenta il presupposto costante, perché essa non è soltanto una delle vie centrali della sua filosofia, ma il contesto che fa da sfondo alle sue affermazioni, che costituisce il loro orizzonte. L’Oltreuomo, che rappresenta l’eroe incarnato della volontà di potenza, può emergere solo posso essere passato sopra i cadaveri di tutti gli dei, dell’assoluto hegeliano e delle divinità di tutte le religioni.
Già nel 1879 in Umano troppo umano c’è la condanna della società umana decaduta, segnata dal marchio della viltà e del compromesso. Il gregge degli uomini comuni che credono nel dio mediato dal prete asceta e confidano nella sua provvidenza. Da questi uomini comuni, il significato del mondo è riposto in una realtà che oltrepassa tempo e materia. La loro morale è da schiavi, nata dal risentimento contro la morale dei signori, risentimento poi rivolto verso se stessi.
In Zarathustra, l’invito è a superare proprio questo tipo di uomo, comune e vile, perché solo così l’Oltreuomo finalmente potrà scendere sulla terra e rimanerle fedele. In ciò il naturalismo di Nietzsche raggiunge il suo punto massimo: Übermensch che non evade dal mondo della materia, proprio perché soltanto LUI è il senso della terra. L’uomo è soltanto una fase intermedia, un cavo teso tra bestia e Oltreuomo. Due teorie tornano continuamente: eterno ritorno e volontà di potenza. Sembrano aspetti contraddittori, perché la volontà di potenza si rivela come libertà, liberazione e scioglimento da ogni legge. L’eterno ritorno invece è la rivelazione di una legge superiore a cui nessuno può sfuggire. Come fa l’Oltreuomo a vivere in questa contraddizione? Con l’accettazione.
Si accetta tutto: l’uomo superiore fa del destino il proprio stesso progetto, il destino diventa l’oggetto stesso della volontà di potenza. Quindi cogliere il destino non più come un qualcosa che viene dall’esterno, ma semplicemente accettarlo.

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