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La morte di Dio

Quando Nietzsche parla dei soli dell’umanità si riferisce alle verità proposte dalle metafisiche, che si sono rivelate illusorie: il cammino dello spirito libero è infatti in direzione del tramonto dei soli in quanto si propone di svelare tutte le illusioni dimostrando che dietro alle verità non c’è nulla (Nietzsche è infatti il pensatore del nichilismo). Questo cammino crea un parallelismo con quello di Hegel, rispetto al quale però presenta delle differenze: il cammino di Hegel è infatti diretto verso la verità e verso la realizzazione del massimo grado di libertà; la notte inoltre è il momento in cui si apre lo sguardo della filosofia (attraverso l’immagine della Nottola di Minerva) e si può prendere visione completa del cammino svolto dallo spirito. In Nietzsche invece la notte segna l’imminenza di un nuovo mattino e corrisponde alla morte di Dio: essa è la fine di tutte le illusioni della metafisica, di tutte le teorie che indicavano che la verità era al di là del mondo terreno e poteva essere compresa attraverso un Dio in grado di riscattarle; comprendere l’illusorietà di ciò corrisponde alla morte di Dio. Tutti i mondi teorizzati dalle metafisiche sono delle illusioni, sono creazioni dello spirito apollineo che ha cercato di rendere sopportabile la vita conferendole una giustificazione artistica. L’uomo greco con Socrate è diventato teoretico e ha inventato la metafisica. Emerge poi il concetto di fedeltà alla terra, per cui l’uomo deve essere fedele alla terra, non deve cercare il proprio destino in un altro mondo ma deve rimanere legato alla terra: questa idea verrà fatta propria ed estremizzata dal nazismo, tuttavia la terra a cui si riferisce N. è quella contrapposta a tutti i cieli che la metafisica ha falsamente promesso.

Superuomo

Il superuomo è un nuovo tipo di uomo in grado di accettare la dimensione dionisiaca dell’esistenza, di dire di sì alla vita, di sopportare la morte di Dio e delle certezze assolute, di decidere l’eterno ritorno, di porsi come volontà di potenza e superare il nichilismo. Lo studioso Gianni Vattimo ha proposto di tradurre il termine tedesco Ubermensch con “oltre uomo”, in quanto il passaggio dall’uomo al superuomo non è da intendere in senso evoluzionistico. A conferma di questa tesi vi sono molti frammenti in cui Nietzsche critica l’evoluzionismo del suo tempo: a questo egli obietta che spesso sono i deboli, più che i forti, a prevalere nella lotta per la vita; a tali obiezioni Nietzsche aggiunge la considerazione che la società umana non costituisce un progresso, bensì sembra aver subito un processo di regressione.
→La disposizione dionisiaca verso la vita è temperata da una sorta di pessimismo coraggioso che lo rende in grado di assumere su di sé il peso delle contraddizioni della vita.

Eterno ritorno dell'uguale

Non è un concetto semplice da declinare poiché è suscettibile di una declinazione fatalistica: esso è infatti in generale una concezione della temporalità che si oppone a quella lineare della tradizione ebraico-cristiana (a partire da Agostino il tempo è concepito come percorso rettilineo ascendente che presenta una meta, uno scopo finale) e a quella laicizzata dell’illuminismo prima, e del positivismo poi (in termini di progresso concreto delle scienze e dominio tecnologico che l’uomo esercita sulla natura). Alla concezione lineare del tempo Nietzsche oppone una concezione ciclica, secondo cui gli eventi sono destinati eternamente a ripetersi in un tempo circolare. Ogni istante vissuto è già esistito infinite volte e infinite volte esisterà: se tutto ritorna, ogni istante non è né un passo avanti né un passo indietro. La declinazione fatalistica che subentra consiste nel fatto che se ogni istante è destinato a ripetersi, la vita stessa risulta inutile, così come è inutile cercare il cambiamento se tutto ciò che viene superato accadrà infinite volte ed è già accaduto infinite volte.
> Nella visione lineare del tempo ogni istante acquista significato solo se legato agli altri che lo precedono e seguono: il corso del tempo muove così verso un fine che trascende i singoli momenti di cui è costituito.
> Nella visione di Nietzsche del tempo ogni momento possiede in sé il proprio senso: l’attimo presente viene vissuto per se stesso come se fosse eterno. Viene ora espresso quindi il primato dell’attimo. La vita vince ogni morte perché non muore in nessun morire e anzi nel morire torna eternamente a vivere; allo stesso modo l’unità dell’attimo riassume e comprende in sé la totalità del tempo perché in essa eternamente ritorna la totalità del divenire.

Volontà di potenza

E’ il tratto distintivo della nuova condizione di felicità del superuomo che decide di volere l’eterno ritorno. Non è semplice volontà di dominio, affermazione sull'altro, ma è la volontà che vuole se stessa, è una spinta all'autoaffermazione. (Volontà di potenza è diventato il titolo di una raccolta di aforismi pubblicati postumi → idea di potenza ≠ nazismo).
Radice di questo concetto: cultura greca, di cui uno dei tempi più importanti è la competizione come principio di organizzazione della vita. Nietzsche infatti contesta l’immagine sbiadita che la tradizione accademica ha dato dell’umanesimo greco: la sua vera natura infatti non sta nel razionalismo socratico, né nella omologhia platonica (ragionamento dialettico che fa convergere i due dialoganti sulla stessa tesi), ma nella crudeltà, nell'istinto alla potenza; già Eraclito e Omero avevano compreso che l’esistenza è inseparabile dallo spirito agonistico (Eraclito-> polemos è il padre di tutte le cose). Volontà di potenza non va confusa con l’affermazione della volontà di vivere di S., che N. sostiene essere una pseudo-volontà, un’espressione pessimistica del mondo attraverso cui l’uomo cerca illusoriamente la liberazione dal dolore nell'ascesi. Protagonista della Volontà di potenza per Nietzsche è l’artista creatore che costruisce e dà forma alla materia: ritorna il tema giovanile della giustificazione estetica dell’esistenza; l’arte a cui fa riferimento Nietzsche però non è quella catartica, che ha solo lo scopo di placare le passioni, né quella romantica, che si dissolve nel sentimento esasperato, ma l’arte tragica, che esalta i valori di chi accetta di vivere nell'orizzonte dell’eterno ritorno.
La volontà di potenza si incarna nel superuomo, che è “oltre”, non solo perché supera l’uomo del passato, ma anche perché la sua essenza è il continuo auto superamento di sé, è libertà creativa: in questo senso l’arte, intesa come rappresentazione creativa, è volontà di potenza, manifestazione della libertà creativa del superuomo.

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