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Il tema della morte di Dio compare in molte opere di Nich, anche in Così Parlò Zarathustra. Zarathustra non è Dionisio, ma il suo profeta, cioè colui che annuncia la possibilità del superamento della decadenza occidentale. Nella prefazione del libro Zarathustra decide di scendere dalla montagna per far partecipi gli uomini della sua sapienza. Nel paragrafo intitolato “l’uomo più brutto” egli entra nel regno della morte e incontra la figura di un uomo dall’aspetto spaventoso, l’uomo più brutto. L’uomo più brutto è colui che ha ucciso Dio perché non ne sopportava la pietà, la sua capacità di vederlo sempre e vedere tutti i suoi peccati. Invece di una cattiva coscienza nei confronti di Dio che è giunto per redimerlo egli prova la cattiva coscienza nei riguardi di un Dio che ha ucciso (Tu compi dei peccati che Dio sa e che è sempre pronto a redimere, quindi provi una cattiva coscienza nei suoi confronti perché li compi, invece l’uomo brutto si sente colpevole perché ha ucciso Dio, ovvero ha smesso di credere nell’aldilà, nella trascendenza, non crede più in lui). Invece della pietà venuta da Dio. Il giorno in cui l’uomo si scopre uccisore di Dio e se ne assume la colpa è come se lui stesso diventasse Dio.

Però se ci si ferma alla morte di Dio, a il nichilismo si limita solo a cambiare forma perché si sostituiscono a valori altri valori, nel senso che la morale sostituisce la religione mentre l’utilità, il progresso e la storia sostituiscono i valori superiori. Non cambia niente per cui occorre condannare come illusione anche il mondo del divenire che in realtà non ha alcuno scopo e senso. Se il divenire è l’unica realtà, ma non ha alcun senso, l’uomo precipita nella disperazione, cioè in un’altra accettazione del nichilismo.
Distruggere per ricercare: la trasvalutazione dei valori e il superamento. Il superuomo
La morte di Dio è la fine di tutte le illusioni dell’uomo, con le quali egli crea idoli e miti per dare un senso alla vita e alla morte, ed essere un giorno ricompensato per le proprie fatiche nell’aldilà. La notizia della morte di Dio assume la portata di un evento epocale e coincide con la caduta di certezze che in realtà hanno solo ingannato l’uomo. Il mondo stesso giustifica questo evento, perché Dio non può esistere in questa corruzione.
La morte di Dio viene annunciata, ne La gaia scienza, da un folle che con una lanterna accesa in pieno giorno, andava cercando Dio e a chi lo derideva diceva ; dio è morto e noi lo abbiamo ucciso.
Con la morte di Dio crollano i valori, che sancivano il "no" perentorio alla vita terrena, il disprezzo di essa nella convinzione che ve ne fosse un'altra ("un mondo dietro il mondo", dice Nietzsche), e viene anche a cadere la supposizione dell'uguaglianza di tutti gli uomini davanti a Dio bisogna creare il superuomo che realizzi le leggi che sostituiscano quelle di Dio. La morte di Dio permette un avanzamento del nichilismo che ora diventa rifiuto dei valori della tradizione e quindi negazione della negazione della vita. Per realizzare questa trasmutazione dei valori e creare leggi che sostituiscono quelle di Dio sempre in così parlò Zarathustra introduce il concetto di superuomo o di oltreuomo e cioè un uomo capace di superare l’uomo attuale, di trasmutare i valori, di operare il passaggio al nichilismo attivo. Il superuomo, tema fortemente strumentalizzato dal nazismo, è è un nuovo tipo di uomo in grado di accettare la dimensione dionisiaca dell’esistenza, dire di sì alla vita, sopportare la morte di Dio e delle certezze assolute, porsi come volontà di potenza, e affermarsi come attività interpretante e prospettica.
Il superuomo è colui che riconosce la sua natura vitale e mondana, è il “senso della terra”. Comprende l’insussistenza dell’anima, riconoscendosi sostanzialmente corpo.
Rivendicando la propria natura mondana, il superuomo accetta totalmente la vita.
Per spiegare la genesi e il senso del superuomo, Nietzsche ricorre alle “tre metamorfosi dello spirito”:
1.Il cammello rappresenta l’uomo piegato sotto il peso della tradizione (il cristianesimo e la morale)
2.Il leone è l’uomo che si libera dalle presunte certezze metafisiche ed etiche, giungendo ad una libertà che ha però una connotazione negativa: è libertà “da” e non libertà “di”
3) Il fanciullo è il superuomo, ovvero una creatura di natura dionisiaca che, nella sua innocenza ludica, dice di sì alla vita e diviene uno “spirito libero”.
Il superuomo non si trova più, come l'uomo, tra la realtà divina e quella animale, ma poggia soltanto su se stesso, pronto ad affrontare il pericolo dell'esperimento di nuove forme di vita. La nozione di superuomo é andata soggetta a molti fraintendimenti nel corso della storia e con il Nazismo il concetto é stato interpretato erroneamente come "super-razza".

L’eterno ritorno

Il superuomo si distingue dagli altri uomini poiché accetta la vita per come essa è (dice di si alla vita), crea i valori che vuole, è capace di sostenere la morte di Dio, cioè la fine di ogni illusione metafisica e desidera l’eterno ritorno dell’uguale. Quest’ultimo è uno dei concetti fondamentali della filosofia di Nietzsche e consiste nella ripetizione di ogni evento in eterno. Ogni situazione è destinata a proporsi identica a se stessa, perciò ciascuno deve vivere la propria vita da protagonista perché ogni cosa che decide o che fa la ripeterà in eterno. Il superuomo accetta la sua vita in ogni sua sfumatura, e desidera riviverla in eterno, con tutti i dolori e le gioie, senza modificarla. Egli non subisce lo scorrere del tempo e vive il presente senza temere il peso del passato e senza avere prospettive per il futuro.
Infatti l’uomo, come Nietzsche afferma in Così parlò Zarathustra, sente il peso del passato, che imprigiona la sua volontà. Essa, di fronte alla constatazione dello scorrere del tempo come dato necessario capisce di non essere libera perché imprigionata dal passato. La volontà non può agire sul passato e quindi non può sconfiggere la legge del tempo, ma in quanto creatrice è stata capace di volere anche in un tempo passato e grazie a questo può annullare l’irreversibilità del tempo, trasformando il “così fu” in “così volli” ciò che accadde. Quindi la volontà ha voluto ciò che è accaduto anche nel passato e lo rivuole nel presente e anche nel futuro. L’eterno ritorno è un invito a vivere ogni momento nel suo istante , un invito a volere la vita, a creare il presente in modo tale da desiderare di riviverlo. Ciò che ritorna però è solo l’affermazione e quindi la gioia, mentre la negazione viene espulsa.

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