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Nietzsche

Introduzione

L’occidente si è creato un’immagine idealizzata della grecità, fatta di equilibrio, misura, armonia, serenità e controllo delle passioni, ma nella cultura greca esiste anche la tradizione nascosta orfico-dionisiaca. Questi due aspetti della cultura greca sono definiti rispettivamente:
• “apollineo”: caratterizzato da ragione, autocontrollo, repressione del piacere e degli istinti. È espresso dalla scultura.
• “dionisiaco”: è l’esaltazione dell’entusiasmo per la vita fino all’ebrezza e all’orgia, forze distruttive e istintuali. Si esprime attraverso la musica.
Questi due aspetti hanno trovato una sintesi nella tragedia greca, dove alla razionalità della trama e dei personaggi si accompagna l’elemento dionisiaco della musica e del coro. Secondo Nietzsche l’equilibrio tra questi due aspetti si è rotto con Socrate (e il socratismo), avendo inaugurato una filosofia responsabile della repressione degli istinti vitali a vantaggio della morale dell’autocontrollo e della limitazione di sé. Nasce così la morale e la tradizione di pensiero su cui si basa la cultura occidentale e anche il cristianesimo. La morale della rinuncia alla naturalità e all’affermazione di sé è il limite maggiore della filosofia socratica  concezione riaffermata da filosofie (come quella socratismo, storicismo idealistico e positivismo) che hanno divinizzato la storia: se la storia è un processo razionale e necessario, l’uomo cessa di avere un ruolo in quanto può conoscere ma non modificare.
Storiografia critica: atteggiamento di critica verso il passato  né riconosce i limiti e gli errori, ma non coglie i legami con il passato. La storiografia critica può evitare l’eccesso di storia e una paralisi dell’azione perché può utilizzare il passato per progettare il cambiamento.
Storiografia antiquaria: amore per il passato  conservare legami con il passato, fino alla venerazione e al rifiuto del cambiamento
Storiografia monumentale: enumera eroi e imprese del passato  dare esempi di grandezza e successo all’uomo, ma può favorire una mitizzazione del passato e inibire l’azione nel presente.
Hegel è il maggiore responsabile della divinizzazione della storia e secondo Nietzsche le conseguenze principali di questa concezione sono due:
1. Il presente risulta necessitato dal passato e quindi nessuna trasformazione voluta dagli uomini è possibile.
2. Il passato è interpretato come teleologicamente indirizzato al presente e quindi privo di un significato proprio.
Nietzsche sostiene che la vita ha bisogno di oblio
3. riaffermazione del possibile e progettazione del futuro.
4. La “chimica della morale” è l’operazione che consiste nello scomporre i valori nelle loro componenti elementari che 5. spesso sono istintuali ed egoistiche
6. individuare dietro a scelte e comportamenti morali motivi diversi da quelli dichiarati.
Nietzsche propone un’interpretazione evoluzionistica della morale intesa come strumento di adattamento per l’autoconservazione. Ma il punto fondamentale è la contrapposizione tra verità-razionalità e vita. Nietzsche sostiene che la ragione è importante solo nella misura in cui si concilia con l’impulso vitale, ma contiene in sé, se enfatizzata, il pericolo di reprimerlo. Storicamente questo è avvenuto con il prevalere dell’apollineo, che è appunto la ragione in quanto negazione della vita. E’ necessario quindi recuperare l’impulso vitale, il dionisiaco, e conciliarlo con la razionalità mettendo la ragione al servizio della vita. Tale critica vale anche per la conoscenza. Per Nietzsche la logica e la scienza, in generale, non produce una conoscenza vera del mondo, ma un’interpretazione di esso che va considerata nelle sue conseguenze pratiche. La scienza quindi rappresenta un valore a cui si è arrivati a credere; credenza determinata e condizionata storicamente che comporta la negazione di ogni criterio di oggettività e di ogni pretesa di verità  critica al Positivismo.
La conoscenza si traduce quindi in prassi e non si differenzia sostanzialmente dalla morale  scienza e morale come adattamenti all’ambiente.
Nietzsche pone in discussione la legittimità della morale in quanto tale. La fine di ogni fondamento morale, di ogni significato in qualche modo già assegnato alla vita è espresso da Nietzsche attraverso l’immagine della morte di Dio. La morte di Dio, infatti, equivale alla fine di tutti i valori esistenti e al venir meno di ogni punto di riferimento per poterne stabilire dei nuovi. È un evento che esalta la responsabilità umana, perché gli uomini devono diventare dei e trovare in sé il senso della vita  l’uomo deve diventare la sorgente di tutti i valori. Per questo la morte di Dio non provoca sgomento ma sollievo perché rappresenta il riaprirsi delle possibilità dell’uomo che senza una guida non può fare altro che fondare su se stesso un nuovo senso morale. Questa nuova responsabilità viene chiamata “eterno ritorno dell’uguale”, tema centrale in Così parlo Zarathustra.

Così parlò Zarathustra

Zarathustra è un filosofo persiano. La religione a lui attribuita è monoteista e incentrata sul rapporto tra l’uno e il molteplice, tra Dio e il mondo. Propone un rigoroso ideale morale secondo il quale la giustizia, che si realizza nella completa sottomissione dell’uomo alla divinità, garantisce la felicità sia in questo mondo sia in quello ultraterreno. Ponendo la distinzione tra bene e male all’origine delle cose Zarathustra è considerato il fondatore dell’errore fatale: la morale. Egli è anche colui che può superare questo errore. Nietzsche esprime, in forma metaforica e poetica, le idee fondamentali della propria filosofia: la morte di Dio implica la nascita dell’oltreuomo, capace di dare un senso all’esistenza e di scrivere una tavola dei valori legati alla terra e agli istinti vitali. Ci sono diverse interpretazioni dell’oltreuomo:
Interpretazione nazista: hanno identificato il superuomo con l’uomo ariano, superiore e dominatore nei confronti delle altre razze.  Nietzsche critica aspramente la politica tedesca di potenza e valuta positivamente il ruolo degli ebrei nell’Europa dell’epoca.
Interpretazioni del secondo dopoguerra: traducono il termine “Ubermensch” con oltreuomo, cioè come stadio ulteriore dello sviluppo umano, in cui l’uomo diventa egli stesso creatore di valori.
Così parlò Zarathustra si apre con la descrizione del profeta che, dopo aver trascorso dieci anni in solitudine sulla montagna, scende tra gli uomini per portare loro il suo annuncio. Giunto in una città Zarathustra annuncia alla folla il superuomo, esortando alla fedeltà alla terra, cioè ai valori naturali legati al corpo. Tuttavia la folla lo ascolta distrattamente perché in attesa di uno spettacolo di un funambolo che era stato annunciato. Mentre Zarathustra sta terminando il proprio discorso, lo spettacolo inizia: un funambolo incitato dalla folla inizia a camminare sul cavo teso tra due alte torri. All’improvviso compare dietro di lui uno strano essere che avanza sul cavo insultando e deridendo il funambolo per la sua lentezza. Lo raggiunge e lo supera con un balzo. Distratto da questa apparizione il funambolo precipita sfracellandosi al suolo. Zarathustra gli resta vicino, porta con sé il cadavere e lo abbandona seppellendolo nel cavo di un albero lontano dalla città. Zarathustra da allora decide di non parlare più alle folle ma solo agli individui capaci di comprendere il suo messaggio. Lo strano essere è rappresentato da un pagliaccio multicolore che è simbolo delle forze istintive e vitali che possono travolgere l’individuo quando tenta di attraversare l’abisso che lo separare dall’oltreuomo. Per andare oltre se stesso l’uomo deve tramontare rinunciando a ciò che è. Non ha più il terreno solido sotto di sé e avanza con difficoltà come il funambolo. Questo passaggio non può essere compiuto da tutti per questo Zarathustra si rivolgerà solo all’uomo che sa farsi fondamento dei valori  uomo trasformato. L’uomo per affermare se stesso deve quindi negarsi come uomo della morale: l’uomo è un ponte verso uno stadio di sviluppo superiore.
Questo passaggio però non è indolore: implica infatti una rottura netta con il passato.  come un pastore a cui un serpente è entrato in gola, non riesce a staccarlo dalla sua gola finché ascoltando Zarathustra morde il capo del serpente, glielo stacca e riesce a liberarsene. Il serpente simboleggia la vecchia morale che ci soffoca ma è talmente radicata in noi che solo una rottura definitiva può liberarcene.
Per compiere questo salto è necessario cambiare atteggiamento nei confronti della vita, considerata come un insieme di attimi provvisti ognuno di valore e senso in sé  teoria dell’eterno ritorno dell’uguale: ogni evento della nostra esistenza è destinato a tornare infinite volte per l’eternità. ≠ Stoici: visione circolare della storia che comporta un fatalismo e una completa fiducia nella razionalità del tutto.
L’eterno ritorno è un richiamo alla responsabilità che ognuno deve affrontare in ogni momento della sua vita. ognuno è posto ora e in ogni momento della propria vita come se fosse all’inizio dell’eternità in cui ogni scelta e ogni gesto è destinato a ripetersi all’infinito. Ognuno deve vivere in modo da dare il proprio significato a ogni istante della sua vita, in modo da accettare con gioia l’idea che possa ripresentarsi sempre uguale a se stesso per l’eternità. Chi vive per la morale e per il dovere vive per il futuro non per il presente. In questo caso il rivivere e eternamente ogni istante della propria esistenza sarebbe avvertito con angoscia perché questi momenti sarebbero solo mezzi per raggiungere un scopo finale futuro e che non sono stati vissuti per il valore che hanno in sé. Il soggetto dell’eterno ritorno è l’oltreuomo.

Genealogia della morale

La Genealogia della morale è un’opera che sviluppa un discorso unitario e non è composta da aforismi come le precedenti. Analizza i concetti di “buono e malvagio” e “buono e cattivo”, “colpa” e “cattiva coscienza”.
• “Cattivo”: indica tutto ciò che è debolezza, impotenza e rinuncia.
• “Malvagio”: indica valori vitali e positivi.
Morale degli schiavi e morale dei signori: gli schiavi, a causa della loro debolezza, hanno represso i loro istinti vitali impedendone la libera manifestazione e hanno istituzionalizzato questa repressione che è diventata l’atteggiamento tipico di ogni uomo. La morale degli schiavi consiste nell’ubbidire a norme dall’esterno, quella dei signori nel creare valori.
Morale del risentimento: la morale ha origine dalla repressione di istinti aggressivi e vitali. L’aggressività, non potendosi esprimere, si rivolge all’interno e crea una disposizione a produrre valori e significati compensativi  è un processo reattivo associato a rassegnazione, passività, impotenza, anti vitalità, colpa  l’uomo rivolge i propri istinti contro se stesso.
• La via di uscita è un recupero degli istinti vitali per dare senso al mondo. Il mondo non ha alcun valore e l’uomo che deve conferirglielo e la nuova morale deve fondarsi sull’uomo stesso volontà di potenza.

Nichilismo

Nietzsche si fa portavoce della crisi di fine secolo che ha condotto al nichilismo, alla negazione del senso del mondo. Viene definito nichilismo passivo o reattivo  da respingere perché porta a rinuncia e odio per la vita. Nietzsche propone un nichilismo radicale che coinvolge in ugual misura morale e scienza. Non bisogna però arrivare all’idea che il mondo non abbia un senso. Il nichilismo attivo invece è la negazione di un qualsiasi valore del mondo in sé  il mondo non ha un senso, è l’uomo che deve darglielo.
Il nichilismo attivo è la premessa della volontà di potenza, espressione dell’oltreuomo. Non è una teoria organica e compiuta, Nietzsche ne traccia solo le linee generali nella sua opera omonima. La volontà di potenza è:
forza naturale presente in tutti gli esseri viventi, è l’impulso irrazionale e istintivo a espandere il proprio essere, proprio anche degli animali.
• Sostituisce completamente la morale. Il comportamento di ogni essere, secondo la volontà di potenza, può essere spiegato come affermazione e potenziamento di sé. La morale però tiene a freno questo impulso nell’uomo  una sorta di volontà di impotenza. Trasforma in valori tutto ciò che è contrario alla volontà di potenza (rassegnazione, debolezza, umiltà) e condanna vitalità, forza, corpo e istinti.
• La trasvalutazione è una riaffermazione della volontà di potenza contro ogni morale.
• Recupero degli istinti, volto a superare la scissione che ha originato la morale del risentimento: l’uomo afferma tramite la volontà di potenza la pienezza del proprio essere naturale. Quindi l’uomo non agisce per realizzare dei fini ma per accrescere il proprio essere.
• Rifiuto di accettare un senso del mondo dato dall’esterno; l’individuo deve diventare fonte di significati.
Nietzsche arriva alla conclusione che ogni individuo è punto di riferimento e origine di valori; il mondo è una molteplicità di significati, diversi per ciascun individuo --> la volontà di potenza è un rifiuto di significati già assegnati, di ogni fede in ambito morale e conoscitivo. La conoscenza deve essere quindi ricondotta a una pluralità di prospettive e interpretazioni ed è perciò continua creazione. Il significato del mondo è dato dal soggetto individuale. La conoscenza ha una valenza teoretica ma dipende anche dalla volontà e dalle passioni del singolo. La prospettiva attraverso cui si guarda il mondo varia da individuo a individuo --> questa molteplicità di prospettive non è fonte di errore, ma arricchisce la conoscenza.
Quindi la volontà di potenza è il recupero dell’individuo nella sua totalità, come riappropriazione del proprio essere naturale e di ciò che la morale aveva represso. Per l’oltreuomo la volontà di potenza è dare al mondo il proprio significato ed esprimere nel mondo se stessi. La volontà di potenza è negazione di un mondo esistente di per sé, affinché l’uomo stesso diventi senso del mondo.
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