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Nietzsche


Vita


Nietzsche nasce a Rocken, Lipsia, il 15 ottobre 1844.
Nel 1849 perde il padre. A 12 anni comincia scrivere poesie e a comporre musica. Nel 1858 entra nella prestigiosa scuola di Pforta. Nel 1865 si trasferisce a Lipsia, dove segue le lezioni con uno dei maggiori studiosi tedeschi di filologia classica.
A Lipsia legge per la prima volta "il mondo come volontà e rappresentazione" Di Schopenauer e ne rimane conquistato.
Nel 1869 a soli 24 anni ottiene la cattedra di lingua e letteratura greca presso l'Università Svizzera di Basilea.
Nel 1872 pubblica il suo primo libro, "la nascita della tragedia" Che incontrano slitta di filologia.
Nel 1873 scrive "La filosofia nell'epoca tragica dei greci" e "Su verità e menzogna in senso extramorale". Tra il 1873 e il 1876 escono le quattro "considerazioni inattuali".
"Umano, troppo umano. Un libro per spiriti liberi" segna il distacco da Wagner Schopenauer.
La salute di Nietzsche si indebolisce. Nel 1876 interrompe l'insegnamento a Basilea, d'ora in poi la sua vita sarà quella di un malato inquieto e nervoso, in perpetuo vagabondaggio da una città ad un'altra.
Nel 1880 esce laseconda edizione di "umano, troppo umano".
Nel 1883 pubblica la prima e la seconda parte di "così parlò Zarathustra" E nel 1884 la terza parte. Non aveva trovato un editore per la quarta parte allora Nietzsche la fa uscire a sue spese nel 1885.
Nel frattempo il filosofo si stabilisce a Torino. Ai primi del 1889 a un crollo psichico e comincia scrivere lettere esaltate a uomini di Stato e a membri di case regnanti. Il destinatario di una di queste lettere è Burckhardt, che allarmato avverte Overbeck. Recatosi a Torino, Overbeck trova l'amico in preda alla pazzia e lo porta con sé a Basilea, dove lo fa ricoverare in una clinica per malati nervose.
Intanto la fama di Nietzsche e cresce, proprio quando lui non può renderanno conto.

Filosofia e malattia


Per scandire il pensiero di Nietzsche c'era una sola alternativa, o si interpretava la filosofia di Nietzsche come "risultato" della sua malattia, o la sua malattia come "risultato" della sua filosofia. Si dice che una filosofia dovuta una mente malata anch'essa è malata. Gli studiosi odierni hanno finito per liquidare l'intera questione dei rapporti tra filosofia e malattia come storiograficamente irrilevante.

Nazificazione e denazificazione


Il nome di Nietzsche è stato associato alla cultura nazifascista. Questa lettura è stata agevolata dalle operazioni della sorella di Nietzsche, lei ha contribuito a diffondere l'immagine del fratello come teorico e propugnatore di una palingenesi reazionaria dell'umanità.

Le caratteristiche del pensiero della scrittura di Nietzsche


Il pensiero di Nietzsche si traduce in una distruzione programmatica delle certezze del passato. La demolizione del passato non avviene semplicemente dal rifiuto delle teorie e dei comportamenti tradizionali, ma dal tratteggiamento da Nietzsche nell'immagine del superuomo.
Si cercano nuove modalità diverse e nuove forme di comunicazione filosofica. Nietzsche è un geniale poligrafo.
A partire da "Umano, troppo umano" il filosofo utilizza la forma dell'aforisma, per l'illuminazione istantanea finalizzata a cogliere le cose velocemente.
"Così parlò Zarathustra" in questo però segue il modello della poesia in prosa e dell'annuncio profetico, ricco di simboli, allegorie e parabole. Negli ultimi scritti invece prevale l'esposizione autobiografica. Questi ultimi hanno come attributo comune un tono personale coinvolgente. Inizia scorgere la volontà di potenza ossia il desiderio di impadronirsi della totalità del reale che si dimostra illusoria.

Le fasi del filosofare nietzscheano


L’opera di Nietzsche è suddivisa in alcune fasi chiamate tappe transitorie di un pensiero in divenire:
-Gli scritti giovanili del periodo wagneriano-schopenhaueriano
-Gli scritti intermedi del periodo "illuministico"
-Gli scritti "del meriggio"
-Gli scritti degli ultimi anni

Il periodo giovanile (prima fase)

La nascita della tragedia dallo spirito della musica. Ovvero: grecità e pessimismo è un'opera composita in essa sono presenti temi di filologia, filosofia, estetica e teoria della cultura.
Il motivo centrale è la distinzione tra apollineo e dionisiaco. Con questa coppia di opposti Nietzsche vuole indicare i due impulsi di base dello spirito e dell'arte greci:
-L'apollineo nasce da un impulso e da un atteggiamento di fuga di fronte al divenire, si esprime nella scultura e della poesia epica.
-Il dionisiaco nasce dalla forza vitale e dalla partecipazione al divenire e si esprime nell'esaltazione della musica e della poesia lirica.
Nietzsche insiste sul carattere dionisiaco della sensibilità greca portata a scorgere ovunque il dramma della vita e della morte.
In un primo momento apollineo e dionisiaco convissero separati e opposti. Ma nell'età della tragedia attica si armonizzarono tra loro e danno origine ai capolavori sublimi.
La sintesi tra dionisiaco e apollineo viene messa in forse dal prevalere dell'apollineo che trionfa sul dionisiaco fin quasi a soffocarlo. Questo processo di decadenza si concretizza nella tragedia di Euripide.
La decadenza della tragedia funge da spia rivelatrice della decadenza della civiltà occidentale nel suo complesso.

Per Nietzsche il dionisiaco è una costante antropologica che costituisce il substrato di ogni uomo. La cultura contemporanea ha rivalutato questa categoria riscoprendola sia nelle teorie psicologiche sull'identità sessuale, sia nella riflessione critica-filosofica sul post moderno, sia sul neopaganesimo.
Il dionisiaco nietzscheano hai influenzato le manifestazioni novecentesche della letteratura, della musica, del cinema e del teatro. Il 900 ha evidenziato i due aspetti del dionisiaco, in cui ha coinvolto l'elemento creativo e distruttivo.
Questa contraddizione si spiega tenendo conto di come Dionisio incarni l'ambiguità stessa. La contemporanea crisi del soggetto trova dunque in Dionisio una figura privilegiata e altamente rappresentativa. Un modello di infrazione delle regole in cui trovano giustificazione e sfogo l'impeto delle emozioni e delle pulsioni, lo scambio dei ruoli o la loro cancellazione e il gusto dell'eccesso.

La celebrazione nietzscheana dello spirito tragico e dionisiaco coincide con una forma di celebrazione della vita che, a rigore, non può venir definita né pessimista né ottimista in quanto tende a porsi al di là sia del pessimismo sia dell'ottimismo. Se da Schopenauer Nietzsche deriva la tesi del carattere doloroso dell’essere, di Schopenauer respinge la tematica dell'ascesi.

Per Nietzsche la vita è dolore crudeltà incertezza errore e distruzione, non ha né ordine e ne scopo. Allora sono possibili due atteggiamenti:
-Il primo è quello della rinuncia e della fuga
-Il secondo è quello dell'accettazione della vita così com'è, questo è quello che mette a capo l'esaltazione della vita.
Nietzsche decide di essere il discepolo di Dionisio. Dionisio è il Dio dell'ebrezza e della gioia. Lui è l'incarnazione di tutte le passioni che affermavano la vita e il mondo. Quindi per Nietzsche il mondo è una sorta di gioco estetico e tragico costituito dalla lotta della vita e della morte della gioia e del dolore.
Secondo Nietzsche solo arte riesce a comprendere il mondo.

Tra il 1873 e il 1876 scrive le quattro Considerazioni inattuali in cui traduce la rinascita della cultura tragica in una critica della cultura contemporanea.
Sii schiera contro lo storicismo sostenendo che l’eccesso di storia indebolisce le potenzialità creatici dell’uomo, infatti l’uomo soffre di una coscienza epigonale (imitazione del passato). L’uomo si accontenta quindi del passato senza creare nulla di nuovo, quindi secondo Nietzsche è indispensabile il fatto oblio, perché per poter agire nel presente occorre dimenticare il passato.
La storia non è sempre nociva per la vita a patto che sia la storia al servizio della vita e non viceversa.
La storia serve all’uomo in quanto esso è attivo e ha aspirazioni, preserva e venera e soffre e ha bisogno di liberazione. A questi tipi di rapporto con storia corrispondono tre specie di storie:
-Storia Monumentale (attivo e ha aspirazioni)—> è propria di chi guarda al passato per cercarvi modelli e maestri che non trova nel presente.
-Storia Antiquaria (preserva e venera)—> è propria di chi guarda il passato con fedeltà e amore.

-Storia Critica (soffre e ha bisogno di liberazione)—> è propria di chi guarda il passato come un peso da cui liberarsi per poter vivere.

Il periodo “illuministico” (seconda fase)


Umano, troppo umano. è l’inizio del filosofare nietzscheano che si definisce “illuministico”. In questo Nietzsche ripudia le tendenze artistiche di Wagner e le formule metafisiche di Schopenhauer. Wagner viene additato come una “malattia” che “ammala tutto ciò che tocca”. Ora tutto Nietzsche si rivolta, la metafisica, la religione nell'arte vengono sottoposte giudizio; non sono più i fondamenti della verità, ma sono illusioni che vanno distrutte.
La prima edizione di “Umano, troppo umano” è dedicata a Voltaire. Il filosofo vuole impegnare critica della cultura tramite la scienza. Vicenza si intende un metodo di pensiero capace di liberare gli uomini dagli errori che gravano sulle loro menti.

Procedimenti di pensiero si configura come un metodo critico e storico-genealogico. critico perché eleva il sospetto a regola d' indagine, storico genealogico perché ogni cosa è di un processo da ricostruire.
Il metodo nietzscheano È formato da due fasi principali:
1) il primo luogo ricerca attraverso l'analisi storico concettuale
2) in secondo luogo si serve della critica diversificante attraverso la quale rivela che vi sono motivazioni e interessi umani.
Parla del suo metodo come di una “chimica delle idee dei sentimenti”, ovvero la capacità di scomporre il semplice facendo notare che anche le cose Nobili siano composti di cosa più vili, infine sostiene che il suo metodo ad un determinato atteggiamento dal suo opposto.

La filosofia illuministica e genealogica di Nietzsche si concretizza nei concetti di spirito libero e filosofia del mattino. Spirito libero può essere identificata nella figura del viandante, colui che grazie alla scienza riesce a liberarsi del passato inaugurando una filosofia del mattino.

Per Nietzsche Dio è sostanzialmente:
-un altro mondo contrapposto questo mondo
-la personificazioni di tutte le credenze metafisiche religiose elaborate attraverso i millenni per dare un senso e un ordine rassicurante alla vita.
Nel primo punto Dio e l’oltremondo allora rappresentato una fuga dalla vita È una rivolta contro questo mondo. A questo Nietzsche contrappone la propria accettazione dionisiaca dell'esistenza. Il secondo punto, secondo il filosofo l’immagine di un cosmo ordinato benefico soltanto una costruzione della nostra mente.
Gli uomini per sopravvivere hanno dovuto convincere se stessi e loro figli che il mondo sia qualcosa di benefico, logico e provvidenziale.
Le metafisiche e le religioni sono decorazioni della realtà e menzogne millenarie.
Secondo il filosofo Dio è la più antica delle bugie vitali.
In Schopenhauer l'ateismo era qualcosa di dato palpabile, per Nietzsche è confutata dall’essenza malefica È caotico del mondo. All'origine dell'idea di Dio c'è la paura dell'uomo di fronte all’essere.

Nella “Gaia scienza” l'autore drammatizza il messaggio della morte di Dio con il racconto dell'uomo folle. L'uomo folle è il filosofo profeta; le risa ironiche degli uomini al mercato rappresentano l'ateismo dei filosofi dell’ottocento; la difficoltà di bere il mare, di cancellare l'orizzonte egli separare la terra dal proprio sole è un'allusione al carattere sovrumano dell'uccisione di Dio; il precipitare nello spazio vuoto, la mancanza di un alto e di un basso, Il freddo della notte esprimo nel senso di vertigine E di smarrimento. La necessità di divenire dèi è un richiamo hai fatto che per leggere la morte di Dio l'uomo Deve farsi superuomo. L’arrivare troppo presto dell'uomo folle indica che è la coscienza della morte di Dio non si è ancora concretizzata in fatto di massa.

La morte di Dio coincide dunque con l'atto di nascita del superuomo. Chiama il coraggio di guardare in faccia la realtà è ormai maturo, quindi in grado di diventare superuomo. Il superuomo ha dietro di sé la morte di Dio, ma ha davanti a sé il mare aperto delle possibilità.
L'uomo può diventare superuomo soltanto dopo essere passato sul cadavere di tutte le divinità. Il mondo è caos dionisiaco è dio non esiste e il superuomo ha senso. Quindi l’universo nietzscheano esiste solo in un mondo sdivinizzato. L’ateismo di Nietzsche non contesta solo Dio ma anche tutte le divinità antiche.
Il passaggio dall'uomo al superuomo è lento e difficile.
Dio è soltanto un essere metafisico e il valore dei valori.

La morte di Dio rappresenta il tramonto definitivo del platonismo.
-Con Platone è quella filosofia greca si ritiene che il mondo vero sia attingibile da parte dei saggi.
-con il cristianesimo il mondo vero viene promesso i virtuosi
-con impianti sono il mondo vero viene ritenuto ed è ridotto a un obbligo
-la filosofia del mattino il mondo si rivela un'idea inutile e superflua
con la filosofia di Zarathustra c’è del mondo apparente e del mondo vero.
In Aurora Nietzsche presenta la fine del mondo vero, che è proprio in omaggio ai valori morali e cristiani della veracità e dell’onestà, che noi abbiamo finito per sbarazzarci delle idee morali e metafisiche di matrice platonico-cristiana.

Il periodo di Zarathustra (terza fase)


L’opera “Così parlo Zarathustra” siate la terza fase della filosofia di Nietzsche. La filosofia del mattino si conclude con l'eliminazione nel mondo vero.
Dopo la morte di Dio si prospettano due possibilità, una è quella dell'ultimo uomo e l'altra è quella del superuomo. Zarathustra non è superuomo, ma è soltanto il suo profeta.
Zarathustra è stato il primo a tradurre la morale in termini metafisici, è anche ad accorgersi dell'errore della morale.
L'opera scritta da Nietzsche “Così parlò Zarathustra” non è un saggio, non è una raccolta di aforismi, ma un poema in prosa. Il tempo di passerella opera sono tre:
-il superuomo
-la volontà di potenza
-l'eterno ritorno

Il superuomo È un concetto filosofico che Nietzsche utilizza per esprimere un modello di uomo in cui si concretizzano I temi di fondo del suo pensiero. Il superuomo accetta la condizione in cui si trova, ed è capace di reggere la perdita delle certezze assolute e della morte di Dio. Il superuomo dice si alla vita. Il superuomo di cui parla Nietzsche È diverso dagli uomini che conosciamo, è un uomo capace di creare nuovi valori e di rapportarsi in modo inedito alla realtà. Il superuomo è presentato da Nietzsche come il senso della terra.
Nietzsche descrive la genesi e il senso del superuomo alla stregua di una libertà che libera se stessa. “tre metamorfosi io vi nomino dello spirito: come lo spirito diventa cammello, il cammello leone, infine il leone fanciullo”.
-Il cammello rappresenta l'uomo che porta i pesi della tradizione E poi si piega di fronte a Dio.
-indiane rappresenta l'uomo che si libera dai fardelli metafisici ed etici.
-il fanciullo rappresenta l’oltreuomo, ciao quella creatura non risentita, sa dire sì alla vita.
Si dice che Nietzsche sia il filosofo della liberazione. La liberazione da tutte le autorità umane e divine, non è qualcosa non è qualcosa che Riguarda tutta l’umanità, ma riguarda un’elitè di individui superiori.
Il superuomo non rimanda a un possibile modo di essere tutti, ma a un possibile modo di essere pochi. Nietzsche denuncia tutti gli idoli politici del suo tempo.

Nietzsche presenta la teoria dell'eterno ritorno dell'uguale, ossia la ripetizione eterna di tutte le vicende del mondo. Il pensiero dell'eterno ritorno funge da spartiacque tra il concetto mi uomo e di superuomo. L'uomo ha paura dell'eterno ripetersi, mentre il superuomo accetta la vita ed è felice per l'eterna sanzione.
La teoria dell'eterno ritorno la troviamo nel discorso “La visione e l’enigma”. Zarathustra racconta di una salita su un impervio sentieri di montagna (innalzarsi del pensiero) Durante il quale egli giunge di fronte alla porta carraia Sulla quale è scritta la parola “attimo” (il presente) e dinanzi alla quale si uniscono due sentieri, che nessuno ha mai percorso sino alla fine, perché si perdono nell’eternità. Uno porta all’indietro (passato), l'altro porta in avanti (futuro). Zarathustra chiede al nano se le due via si contraddiranno in eterno, oppure no. Il nano risponde che tutte le cose dritte mentono, e che ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo. Espone una bozza di teoria dell'eterno ritorno, si chiede se dobbiamo esserci stati tutti un'altra volta oppure se non dobbiamo ritornare in eterno.
Poi viene descritta la scena centrale come una visione di Zarathustra. In questa scena troviamo il pastore che morde la testa il Serpente, il pastore si trasforma in una creatura luminosa e ridente che allude al fatto che l’uomo (il pastore) può trasformarsi in creatura superiore e ridente (superuomo) sono a patto di vincere la ripugnanza soffocante del pensiero dell'eterno ritorno (serpente rappresenta il circolo) E di prendere una decisione coraggiosa nei suoi confronti (il morso della testa del serpente).
Nietzsche recupera la concezione precristiana del mondo, presuppone una visione ciclica del tempo.
La teoria dell’eterno ritorno tratta di una certezza cosmologica, In cui Nietzsche sembra seguire l’obiettivo di una spiegazione scientifica di essa. Oppure un'ipotesi sull'essere che funge da schema etico o da nuovo imperativo categorico. Inoltre può essere anche l'enunciazione metaforica di un modo di essere dell'essere che l'uomo può incarnare solo nella misura in cui accetta la vita.
La questione dell'eterno ritorno rappresenta il problema oggettivamente più complessa della storiografia nietzscheana.
Collocarsi nell'ottica dell'eterno ritorno vuol dire innanzitutto rifiutare la concezione lineare del tempo come catena di momenti in cui ognuno ha senso solo in funzione degli altri.
Credere nell'eterno ritorno significante ritenere che senso dell'essere non stia fuori dall’essere, ma nell'essere stesso. Significa anche disporsi a vivere la vita come coincidenza di essere e di senso.
Il tipo di uomo capace di decidere l'eterno ritorno E quindi di vivere come se tutto dovesse ritornare è un oltreuomo il grado di vivere la vita come un gioco creativo veramente in sé il proprio senso appagante.

L’ultimo Nietzsche


Nelle opere dell'ultimo periodo si parla della critica della morale e del cristianesimo. Si propone di distruggere definitivamente le credenze dominanti, l'avvento del nuovo pensiero.
Il tema dell’accettazione della vita porta il filosofo a polemizzare contro la morale il cristianesimo. In ogni senso della morale sino ad oggi è sempre mancato il problema stesso della morale. Pertanto bisogna mettere in discussione la morale stessa.
Nietzsche l'analisi genealogica della morale, al fine di svegliarne l'origine psicologica. Ritiene infatti che i pretesi Valori trascendenti della morale la morale stessa non siano altro che la proiezione di determinate tendenze umane.
La voce della coscienza non è altro che la presenza in noi delle autorità sociali Dalle quali sono stati educati. La moralità è l'istinto del gregge nel singolo ovvero il suo assoggettamento a determinate direttive fissate della società.
Nel mondo classico la morale era l’espressione di un'aristocrazia cavalleresca, che risultava improntata ai valori vitali della vita, della salute, della fierezza, della gioia (morale dei signori), in secondo momento, quando il cristianesimo raggiunge il proprio apice, appare improntata ai valori vitali del disinteresse, dell’abnegazione, del sacrificio in sé (morale degli schiavi).
Se il guerriero si rispecchiava nelle virtù del corpo, il sacerdote perseguiva invece dello spirito. Poiché la natura irresistibile, il sacerdote non può fare a meno di provare risentimento nei confronti del guerriero, quindi una segreta invidia e un latente desiderio di rivalsa. Così al corpo si antepose lo spirito, all'orgoglio l’umiltà, alla sessualità la castità.
Questo rovesciamento di valori caratterizza soprattutto il popolo ebraico, che Nietzsche identifica come il popolo sacerdotale per eccellenza.
Questo tipo di morale, si trasforma in una vera potenza e alla prova il cristianesimo: la Giudea capovolgi valori del mondo antico E conquista Roma attraverso una religione che è il frutto di un risentimento dell'uomo debole verso la vita.
Il cristianesimo storico ha prodotto un tipo d'uomo malato represso in preda ai continui sensi di colpa che avvelenano la sua esistenza. L'uomo cristiano è psichicamente un autotormentato, nasconde in sé un'aggressività rabbiosa contro la vita e uno spirito di vendetta contro il prossimo.
Nietzsche più che contro la figura di Gesù apre una polemica contro i suoi pretesi seguaci.

Nietzsche identifica la volontà di potenza con l'intima esistenza dell’essere, ovvero con il carattere fondamentale di ciò che esiste. La volontà di potenza si identifica con la vita stessa intesa come forza espansiva.
La nuova fondamentale della vita la spinta all’autoaffermazione.
Il superuomo, non è uber solo perché è oltre l'uomo del passato, ma anche perché la sua essenza consiste nel continuo a oltrepassamento di se. Dire che la vita è autopotenziamento significa dire che la vita è autocreazione, cioè libera produzione di se medesima aldilà di ogni piano prestabilito.

Dalla concezione della vita come autocreazione segue che l’arte, intesa come forza creatrice, non è soltanto forma della vita, ma la sua forma suprema.
Inoltre la volontà di potenza trova la propria espressione nel superuomo, l'artista può essere definito come una prima visibile figura dell’oltreuomo. Inizialmente Nietzsche aveva esaltato l’arte, nella fase illuministica ne aveva denunciato i limiti, in seguito torna a rivalutarla.
L'essenza creativa della volontà di potenza si manifesta nella produzione dei valori, che non sono proprietà delle cose, ma proiezioni della vita e condizioni del suo esercizio.
Il superuomo si libera dal peso del passato e “redime” il tempo. Zaratustra afferma invece il carattere creativo e redentore della volontà rispetto al tempo, grazie al quale il macigno del “così fu” si scioglie nel “così voglio che fosse” pronunciato dal superuomo.

La volontà di potenza di cui parla Nietzsche non ha solo le valenze teoriche che abbiamo appena messo in evidenza. Le vallette con essa il concetto di volontà di potenza come sopraffermazione e dominio si trovano non solo nei frammenti postumi, ma anche nelle opere edite di Nietzsche.

Il problema del nichilismo costituisce uno dei motivi più rilevanti dalla riflessione di Nietzsche.
-Nietzsche intende per nichilismo la volontà del nulla, cioè un atteggiamento di fuga E di disgusto nei confronti del mondo concreto.
-Nietzsche utilizza il termine nichilismo per indicare la specifica situazione dell'uomo moderno e contemporaneo che non credendo più nei valori supremi di Dio finisce per avvertire, di fronte all’essere, lo sgomento del vuoto e del nulla.
Nietzsche si chiede perché a un certo punto l'uomo sostiene che non c'è una fine E che tutto niente. In virtù delle metafisiche, l'uomo si era immaginato dei fini assoluti E delle realtà trascendenti, ma in seguito aveva scoperto che questi fini e oltremodo non esistono, quindi l’uomo è piombato nell'angoscia nichilista.
Quanto più l'uomo si è illuso, tanto più È rimasto deluso.
L’equivoco del nichilismo consiste nel dire che il mondo, non avendo quella serie di significati forti che i metafisici gli attribuivano non ha alcun senso.
I significati non esistono come strutture metafisica date, ma come prodotti dalla volontà di potenza, la quale, affrontando il caos dell’essere, gli impone i propri fini.
Il nichilismo appare a Nietzsche soltanto uno stadio intermedio, ovvero un no alla vita che, attraverso l'esercizio della volontà di potenza, prepara il grande si alla vita.
Nietzsche propone vari tipi di nichilismo. Ci parla di nichilismo incompleto e di nichilismo completo.
-Il nichilismo incompleto è quello in cui i vecchi valori vengono distrutti, ma i nuovi che vi subentrano sono uguali ai precedenti. Per rovesciare il mondo dei valori si deve ancora credere in qualcosa, in un ideale, si ha ancora un bisogno di verità. Nietzsche indica come forme di nichilismo incompleto:
1)in ambito politico il nazionalismo, lo sciovinismo, il socialismo e l’anarchismo
2)in ambito scientifico lo storicismo e il positivismo
3)in ambito artistico il naturalismo e l’ esteticismo francese.
-Il nichilismo completo è il nichilismo vero e proprio. Può rappresentare un segno di debolezza o di forza. Nel primo caso si ha il nichilismo passivo, che si limita a prendere atto del declino dei valori e a crogiolarsi nel nulla. Nel secondo caso si ha il nichilismo attivo, si esercita come forza violenta di distruzione. Nietzsche chiama nichilismo estremo quella forma di nichilismo attivo che distrugge ogni residua credenza in qualche verità di tipo metafisico o verità in se.
Nietzsche parla anche di nichilismo estatico. Questo diviene classico perché fungendo da premessa per il superamento del nichilismo stesso e per l'esercizio della volontà di potenza, passa dal momento distruttivo al momento costruttivo, ovvero quando si rende conto che il senso, non essendo dato, deve essere inventato.
In conclusione progettare di vivere senza certezze metafisiche assolute non significa distruggere ogni senso norma, ma responsabilizzare l'uomo affinché si ponga come fonte di valori e di significati. Accettare di dare un senso al caos del mondo dopo la morte delle antiche certezze e delle vecchie fedi.

Nell'ultimo Nietzsche troviamo una radicalizzazione del suo prospettivismo. Lui intende con questo termine la teoria secondo cui non esistono cose o fatti, ma solo interpretazioni circostanziate di cose o fatti.
Il mondo non ha un senso, ma ha tanti sensi che corrispondono a tante interpretazioni viste da diversi angoli prospettici.
Affermando che il mondo è caos e che l'interpretazione è ciò che da forma umana al caos, Nietzsche va d'accordo con Kant. Ma tra il prospettivismo nitzscheano e il criticismo kantiano ci sono numerose differenze. Per Kant esiste un’unica e immutabile chiave di lettura della realtà, mentre per Nietzsche esistono molteplici e mutevoli punti di vista sul mondo.
Alla base di ogni interpretazione ci sono i bisogni e gli interessi collegati all’istinto di conservazione e alla volontà di potenza.

Il filosofo non può esimersi dal riflettere su una visione di stampo nettamente antipositivistico. Nietzsche è convinto che non soltanto i fatti, ma anche gli oggetti sussistano all'interno di una cornice teorica previamente assunta, costruiti in base a implicite assunzioni di natura epistemologica, metafisica o teologica.
Gli oggetti della scienza non sono entità già esistenti, ma oggetti la cui stessa configurazione cambia con il mutare del contesto teorico.
La scienza è stata tradizionalmente Vista come la forma più rigorosa di conoscenza, Sulla scorta della rivoluzione scientifica, molti pensatori hanno ritenuto la filosofia dovesse entrare dalle scienze il proprio metodo. Per Nietzsche non è che un’illusione, la quale realtà deriva dalla debolezza dell’uomo, quest'ultimo infatti non riesce a pensarsi come un essere instabile inserito in un mondo caotico, ma ha bisogno di certezze, di punti fermi a cui ancorare le nozioni di se del mondo.
In virtù del suo atteggiamento di adorazione mi confronti della verità oggettiva E della sua predilezione per un mondo di matematica semplicità perfezione, ben lontano da quello caotico della vita della storia, la scienza risulta la migliore alleata dell'ideale ascetico.

Nietzsche critica la scienza moderna

La considerazione della realtà non può che essere libera e plurale, quindi non può esistere solo un modello valido.
Nietzsche critica inoltre la crescente specializzazione e la visione atomizzata del mondo.
Nietzsche si schiera contro il determinismo imperante. Come Hume critica il principio di causalità, negando che si possa constatare empiricamente la necessità.
Richiama Hume per sostenere anche che l'ordine dei fenomeni non è qualcosa di effettivamente riscontrabile in essi, ma è qualcosa di posto dall'uomo.

Il prospettivismo di Nietzsche non comporta la convinzione che tutte le interpretazioni siano uguali E che di fronte allo scontro tra le diverse volontà di potenza non vi siano criteri di scelta. Nietzsche individua tali criteri nella saluta e nella forza, cioè, nella vita stessa. Una vita, si intende, che accresce continuamente se stessa, e che quindi è volontà di potenza.
I concetti di volontà di potenza, di salute, di malattia, di forza e di debolezza non hanno qui significato riduttivamente fisiologico o vitalistco: Nietzsche si riferisce anche e soprattutto alla capacità dionisiaca di accettare la tragicità dell’esistenza.
In conclusione la salute di cui parla Nietzsche allude al globale modo di essere del superuomo, filosoficamente inteso come colui che, dotato di spirito di coraggio di avventura, sa vivere senza certezze ne fedi assolute.

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