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Nietzsche

Nato da una famiglia borghese protestante, molto religiosa (padre e nonno pastori), nel 1844. Fu malato sin da giovane, sopratutto agli occhi e per via delle ricorrenti emicranie. Si avvicinerà alla musica, allo scrivere poesie, alla filosofia classica e a Schopenhauer.
Sarà addirittura considerato folle e ricoverato in una clinica per le malattie mentali a causa di un episodio di convulsioni avvenuto nel 1889 a Torino, in piazza Carlo Alberto.
Nietzsche ha lasciato molte pagine e frammenti allo stato di manoscritti che, dopo la sua morte avvenuta nel 1900, verranno recuperati dalla sorella Elizabeth che si occupò di riordinarli; molti scritti vennero così manipolati, associando le idee a circoli razziali antisemiti e nazionalisti. [nasce dunque il mito del filosofo che anticipa il Nazismo]

Le tre fasi di Nietzsche

Fase giovanile --> discepolo di Schopenhauer + illusione di Wagner

Fase illuminista --> lo spirito libero - elabora il metodo genealogico di analisi e critica della morale - Annuncia la tematica della morte di Dio e dell'arrivo del super-uomo
Fase finale --> "Così parlò Zarathustra" (1883-85)

La nascita della tragedia

Nel 1872 venne pubblicata la prima opera di N. intitolata La nascita della tragedia dallo spirito della musica. Non contiene solo un'ipotesi sull'origine della tragedia bensì anche un'interpretazione dell'intera società greca e una riflessione sul significato dell'arte.
L'arte greca non era ritenuta nell'immagine tradizionale sinonimo di armonia, serenità, perfezione formale .. Per N. tale immagine è falsa perché ignora un componente essenziale dell'arte e dello spirito dei greci: sotto la perfezione formale della tragedia infatti ribolle un mondo vitale, oscuro, "barbaro" che è fonte e nutrimento dell'arte stessa. Simbolo di questo caos è il dionisiaco [dal dio dell'ebrezza e della vitalità scatenata Dioniso] che si esprime in particolar modo con la musica. Nell'arte, in particolar modo nella tragedia, il dionisiaco viene disciplinato e plasmato in forme dall'apollineo, il principio di ordine (incarnato nella scultura per esempio).
Dalla sintesi di apollineo e dionisiaco nasce la tragedia: "incarnazione apollinea di conoscenze e impressioni dionisiache".
Il miracolo dello spirito greco non sta dunque in una presunta serenità ma nella capacità di trasformare in arte il mistero del dolore universale.
Ma questo miracolo era destinato a non durare: la tragedia (soprattutto con Euripide) fu trasformata sempre più in un dramma realistico. Il pubblico era cambiato volendo capire e pretendendo una spiegazione razionale. E' questo l'inizio di una lunga decadenza: l'uomo è vittima inconsapevole di una malattia che ha il nome di razionalità.

Le cause di tale decadenza sono da ricercarsi in Socrate: l'uomo socratico vuole spiegare la realtà credendo che tutti gli uomini siano in grado di capirla. E' il padre della modernità, con tutte le sue illusioni: progresso nella conoscenza, dominio sulla natura, uguaglianza in intelligenza e diritti.

C'è speranza di recuperare ciò che è stato cancellato dalla decadenza? Si, in Germania. In particolar modo con Kant e Schopenhauer, i quali hanno abbandonato l'idea socratica di una conoscenza razionale di tutta la realtà, e con Wagner, e la musica tedesca. [illudendosi che possa fare qualcosa contro la corruzione del suo periodo per poi ricredersi: la rottura con Wagner avviene sia per motivi personali, sia per l'avvicinamento del compositore, ormai definito "mediocre borghese", al cristianesimo]

La critica della morale

Nietzsche non crede che la ragione sia uno strumento di emancipazione sociale, non crede che tutti gli uomini possano liberarsi dall'errore, non crede nelle riforme politiche. Considera superstizione non solo la religione, ma anche gli ideali di egualitari e umanitari. Il suo pensiero è estremamente aristocratico. Lo spirito libero si contrappone nettamente alla massa; gli spiriti liberi sono coloro a cui basta la conoscenza e che per essa possono rinunciare a tutto, riuscendo dunque a smascherare le false credenze, illusioni, pregiudizi e le certezze della metafisica come, per esempio, libero arbitrio e i valori trascendenti.
La critica illuminista di Nietzsche si concentra soprattutto sulla morale, intesa nel senso ampio dei valori alla luce dei quali gli uomini concepiscono se stessi e il mondo. La morale è finzione ed inganno inconsapevole. E' innanzitutto inganno. Il più grande errore che l'uomo possa fare è credersi libero: la volontà dell'uomo non è libera ma in balia del caos degli eventi, come tutto ciò che è in natura.

La critica morale è il filo conduttore del pensiero di N. da Umano, troppo umano a La gaia scienza.
"Non ci sono fenomeni morali ma solo interpretazioni morali dei fenomeni". La morale dunque è una costruzione sociale, un autoinganno: è l'insieme dei valori e delle norme che tengono unita una comunità.
L'addomesticamento forzoso ha fatto l'uomo il più debole, malato, sofferente degli animali. E' anche l'unico animale che si fa male da solo: istinti aggressivi che prima erano liberi di scaricarsi all'esterno ora sono rivolti verso l'interno, contro se stessi. La morale dunque è alla base sia della civiltà, sia della decadenza chi si esprime nella negazione degli istinti vitali.
Nietzsche distingue due tipi di morale: la "morale dei signori", dei forti, i dominatori "ben riusciti", cioè coloro in cui i valori vitali (bellezza, salute, orgoglio..) sono sviluppati al massimo, riescono ad imporre il proprio ordine e la loro gerarchia, trattano solo con i loro simili, e la "morale degli schiavi" (o "morale del gregge), i dominati, i deboli, i "malati della società".
Per i signori "buono" vuol dire nobile, signorile mentre "cattivo" vuol dire scadente e inferiore, non si intende il nemico o colui che fa del male bensì ciò che appartiene ad una categoria inferiore.
Per il "gregge" è cattivo tutto ciò che è buono per i signori, compreso il vigore fisico, il culto della bellezza, la salute: in una parola i valori vitali. I poveri non essendo capaci di agire sono costretti a reagire tramite l'invidia, l'odio e l'astio verso i signori e la vita stessa. Impotenti si inventano vendette immaginarie, costruiscono fantasie illusorie come l'idea dell'uguaglianza e accusano i signori di averla calpestata. Gli schiavi però non si accontentano delle fantasie e non rinunciano alla vendetta. Gli schiavi diffondono dunque le loro idee malate e ingannevoli, animati dal risentimento, sino a convincere i signori a mostrare compassione e rinuncia verso i propri valori.
Il cristianesimo è il prodotto più riuscito della morale del "gregge" e l'arma più efficace. La sua forma più recente è il socialismo, con le fantasie di uguaglianza e giustizia.
Il principale artefice di tale processo è il prete: è nella casta dei sacerdoti che hanno trovato elaborazione gli ideali ascetici di rinuncia e mortificazione della carne. Il rifiuto totale di tali ideali segna la rottura con Schopenhauer.

Il nichilismo

Socrate e Platone hanno spaccato l'essere in due mondi: uno ideale ed eterno, l'altro apparente, caotico e transitorio. Se la verità non è in questo mondo, se il mondo vero è un altro, irraggiungibile, allora il nostro mondo sensibile viene svalutato, come se fosse annullato. Il cristianesimo non ha fatto altro che portare alle estreme conseguenze questa dottrina, aggravandola ulteriormente promettendo la promessa di una vita ultraterrena. Da Socrate in poi quindi il mondo vero è diventato irraggiungibile e quello apparentemente vero manca di verità, si perde nel nulla.
Ma questa separazione è crollata: Dio è morto annuncia N. nella Gaia scienza. La morte di Dio non indica solo la fine del cristianesimo ma molto di più: è crollata la fiducia illusoria in tutti i valori su cui si è retta la civiltà e nelle promesse della storia: libertà, giustizia e uguaglianza. Non esiste più nulla di certo, di reale, di stabile, di degno: tutto è smarrimento, mancanza di riferimenti, sradicamento, impossibilità di dare una risposta: siamo giunti alla totale mancanza di senso, il nichilismo.

Gli uomini moderni, erroneamente, cercano di uscire dal nichilismo inventandosi "nuovi" valori come quelli politici, estetici e filosofici. E' tempo invece di avere il coraggio di rinunciare definitivamente al bisogno di verità, nel quale trovano rifugio solo gli spiriti deboli e incapaci di costruire se stessi.
Si deve procedere sulla strada del nichilismo, passando da un "nichilismo incompiuto" al "nichilismo compiuto". Il concetto di nichilismo infatti ha una duplice valenza: quella attuale è l'esito finale di una malattia sociale che deriva dal tempo di Socrate ed aggravata dal Cristianesimo, ora però il nichilismo è incompiuto e bisogna completarlo, con un nichilismo attivo, vigoroso, coerente fino all'estremo.

Il superuomo

Nietzsche considerava Così parlò Zarathustra la sua opera più importante: "Donandolo all'umanità le ho fatto il più grande regalo che abbia mai avuto". E' sicuramente l'opera nicciana più ambiziosa ed enigmatica, un susseguirsi di apologhi e parabole che costituiscono nel loro insieme quasi un lungo poema in prosa, in un linguaggio profetico, metaforico, simbolico e visionario, una sorta di parodia del Vangelo.
Zarathustra è un saggio che, stanco del possesso solitario della saggezza, lascia il suo rifugio in montagna dove è rimasto per un decennio per portarla in dono agli uomini; giunto in città annuncia: "Io vi insegno il superuomo".
Il superuomo è il risultato della trasformazione e del superamento delle energie, degli impulsi e delle passioni dell'uomo attuale tanto che può essere definito, più correttamente, "oltreuomo".

Può essere definito con il confronto del "ultimo uomo", la forma estrema della vecchia umanità, l'uomo più disprezzabile che non sente i propri limiti e non ha necessità di superarli. E' l'uomo della società di massa, conformista, mediocre e schiava del benessere. L'ultimo uomo fa di sé il proprio idolo mentre il super-uomo non ha idoli né vi sostituisce il culto di se stesso.

L'eterno ritorno

L'eterno ritorno consiste nell'accettare che il mondo ricominci daccapo lo stesso cammino, che tutti gli eventi si ripetano in eterno. Bisogna dunque "vivere in modo da poter desiderare di vivere questa stessa vita in ripetizione eterna". Questo concetto abolisce il tempo lineare utilizzato dalla storia ma anche dal culto cristiano. La concezione cristiana infatti assegna al mondo e al tempo un inizio (la creazione), una fine (la fine del mondo) e un fine (la redenzione e la vita futura). Il rifiuto della concezione lineare del tempo da un'altra prova all'idea nicciana che la vita debba essere vissuta qui e ora, non soffocata nell'attesa del futuro o rimpiangendo il passato.

La volontà di potenza

Nietzsche identifica la volontà di potenza con l’intima essenza dell’essere. La volontà di potenza si identifica con la vita stessa, intesa come forza espansiva. La molla fondamentale della vita non sono gli impulsi autoconservatori o la ricerca del piacere, ma la spinta all’autoaffermazione. La volontà di potenza trova la sua espressione più alta nel superuomo.
La volontà, un impulso originario e fondamentale cche non ha nulla di razionale, di potenza, il dominio del "reale" in tutti i suoi aspetti, non deve essere negata bensì affermata. La volontà di potenza spinge all'afermazione di sè, a realizzare al massimo le proprie potenzialità, ad andare sempre oltre, anche a costo di soffrire o rischiare la vita.

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