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La morte di Dio


La critica principale del pensiero di Nietzsche è quella alla metafisica, che porta il filosofo a concepire la teoria della “morte di Dio”. Per Nietzsche, Dio è la personificazione delle false certezze elaborate dall’umanità per dare un senso alla vita e il simbolo di ogni prospettiva oltremondana, la collocazione del senso dell’essere fuori e in alternativa all’essere.
Dio e l’oltremondo, infatti, hanno storicamente rappresentato la fuga dalla vita e la rivolta contro questo mondo, portando la metafisica a concepire l’immagine di un cosmo benefico e ordinato che è in realtà una costruzione della nostra mente al fine di sopportare l’incertezza della vita. Da ciò scaturiscono tutte le false certezze che le metafisiche e le religioni hanno creato al fine di reggere l’impatto con il caos e l’irrazionalità del nostro mondo. Di queste, appunto, Dio è la più antica (l’idea di Dio non ha bisogno di una dimostrazione, essendo già confutata dall’essenza caotica del mondo).
Nietzsche, allora, annuncia la morte di Dio, ovvero al crollo di tutte quelle certezze che l’uomo ha creato.
L’annuncio del folle uomo è ricco di simboli, così come il mito della caverna di Platone: l’uomo con la lanterna è il filosofo (Diogene il Cinico), le risa ironiche degli uomini sono l’ateismo superficiale dei filosofi ottocenteschi (Dio è già morto); il precipitare in uno spazio vuoto come il nichilismo, ovvero un luogo senza punti di riferimento; la necessità di divenire noi stessi dèi è la nostra necessità di farci superuomo per sopportare la morte di Dio; le chiese come “sepolcri di Dio” sono la crisi moderna delle religioni. L’uomo, comunque, è consapevole di venire troppo presto, poiché è cosciente che la morte di Dio non è ancora stata concretizzata dalla “massa”.
La morte di Dio, quindi, corrisponde con l’avvento del superuomo, ovvero di colui che, prendendo atto del crollo delle certezze, si avvia verso la conquista di tutte le possibilità connesse alla libera progettazione della sua esistenza. Ma il superuomo deve essere passato su “tutti gli dèi”, anche quei surrogati di Dio che gli uomini, abbattute le antiche divinità, hanno inevitabilmente creato per riempire il vuoto lasciato dalle precedenti strutture metafisiche (rappresentate dall’asino di Zarathustra).

Bibliografia:

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