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L'eterno ritorno dell'identico


L’eterno ritorno dell’identico è la ripetizione eterna di tutte le vicende del mondo. La visione di Nietzsche del tempo, infatti, è diversa da quella cristiana-moderna: mentre quella cristiana è lineare e rettilinea, quella nietzschiana è ciclica, nella quale tutti gli eventi del mondo sono destinati a ripetersi infinite volte nello stesso modo (ciò distingue l’uomo, terrorizzato di fronte alla prospettiva di un eterno ripetersi del tutto, dal superuomo, entusiasta dell’eterno ritorno nell’accettazione totale della vita).
Il rifiuto della concezione lineare del tempo è inteso come rifiuto di una catena di momenti in cui ognuno ha senso in funzione di tutti gli altri (ogni attimo è destinato ad essere divorato da quello successivo), nel quale è impossibile la felicità dell’esistenza, poiché nessun momento vissuto ha in sé un significato pieno. Credere nell’eterno ritorno dell’uguale significa ritenere il senso dell’essere nell’essere stesso, innocente e dionisiaco (non al di fuori, in un oltre irraggiungibile), e vivere la vita in ogni attimo e istante con la massima intensità.
La concezione dell’eterno ritorno dell’identico è spiegata da Nietzsche tramite il racconto del profeta Zarathustra. Mentre sta salendo un impervio sentiero di montagna (innalzarsi del pensiero), con un nano in spalla (essere inferiore), giunge a una porta carraia sulla quale è scritta la parola “attimo”. Davanti ad essa si dipanano due sentieri, uno all’indietro verso il passato e uno in avanti verso il futuro. Zarathustra. chiede al nano se le due vie siano destinate a contraddirsi, ed egli banalizza l’eterno ritorno dell’identico, al quale il profeta risponde abbozzando una teoria di circolarità del tempo. Dopodiché la visione si trasforma, e Zarathustra vede un pastore rotolarsi soffocato con un serpente che gli esce dalla bocca. Gli urla di mordere e staccare la testa al serpente, e il pastore, dopo averlo fatto, balza in piedi ridendo, trasformato nel superuomo.
La scena ha una forte valenza simbolica: l’uomo (pastore) può trasformarsi in una creatura superiore e ridente (il superuomo) vincendo la ripugnanza del pensiero dell’eterno ritorno (serpente, simbolo disgustoso del cerchio) accettandolo e dominandolo coraggiosamente (mordendo la testa).

Bibliografia:

Con-Filosofare
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