Il manifesto del partito comunista (1848)

Il manifesto del partito comunista fu preparato da Marx e Engels per la lega dei comunisti. Per Marx vuole essere una summa della concezione marxista del mondo. Contiene (pagina 356):
1)l’interpretazione del ruolo della borghesia,
2)il concetto di storia come lotta di classe e il rapporto tra proletari e comunisti;
3)la critica ai socialismi precedenti.

1)Marx non fa lamentazioni di tipo moralistico contro la borghesia; vuole essere un’analisi storica con metodo scientifico per analizzare la borghesia e vederne gli sbocchi. Sottolinea che la borghesia è la contraddizione del feudalesimo e poi fu sempre più sviluppata con la mondializzazione dell’economia. Se le classi del passato mantenevano i rapporti di produzione, la borghesia è una classe costituzionalmente dinamica che tende a cambiare continuamente metodi di produzione; è una classe che ha cambiato la struttura (metodo di lavoro) che la sovrastruttura quindi ha creato il mondo a sua immagine e somiglianza. Questi sono i suoi pregi.

Limiti (anche qui non intesi in senso morale): la borghesia assomiglia allo stregone che evoca immagini distruttive e poi non riesce più a controllarle.
Infatti producendo se stessa genera anche la classe sociale destinata a soppiantarla, il proletariato, pertanto al massimo livello la contraddizione tra forze produttive sociali e rapporti di produzione privatistico-personali. Le forze produttive sempre più sociali (che si ribellano) sono destinate a sopprimere la borghesia perché i rapporti di produzione sono ancora plastici cioè legati al profitto e quindi portano a lotte di classe.
La borghesia non può esistere senza mantenere e far crescere il suo avversario in termini di lotta di classe (proletariato) e quindi le armi che ha usato per far fuori il mondo feudale gli vengono riversate contro. È qualcosa di inevitabile che ci sia il tramonto della borghesia con la rivoluzione da parte dei proletari perché il comunismo è qualcosa che avverrà in maniera necessaria; come la borghesia ha soppiantato il mondo feudale, così il proletariato soppianterà la borghesia.
La borghesia non controlla le forze di tipo produttivo (il proletariato) e quindi gli fornisce le armi ma anche chi le impugnerà.


2) Marx non è stato il primo a parlare di classi e lotti di classi, ma la sua trattazione ha delle novità:--- secondo lui le classi non sono eterne; l’esistenza delle classi è legata a determinate fasi storiche di sviluppo della produzione.
Secondo lui le classi differiscono per il possesso o meno dei mezzi di produzione (quindi fondamentalmente ci sarebbero due classi, quella che detiene i mezzi di produzioni e quella che non li detiene)

Per lui la lotta di classe porterà a una società senza classi

Altra distinzione necessaria per ben comprendere la lotta di classe delineata da Marx è quella tra classe e coscienza di classe. Un conto è parlare di una classe come un numero di persone di una determinata condizione. Un conto è parlarne come una classe che diventa autocoscienza di questa condizione e lotta per questa condizione; questa coscienza di classe (degli operai rispetto ai contadini) è favorita dal fatto che vivono a contatto sia nella vita che nella condizione di lavoro e questo favorisce la nascita della coscienza di classe.

Alla fine, visto che il capitalismo è universale, la ribellione sarà universale. La fine del manifesto del partito comunista è infatti “Proletari di tutti i paesi unitevi” per combattere cioè il nemico di classe unitevi, perché l’avversario(=la classe capitalistica) è ormai mondiale. [i confini per Marx non contano neanche in economia].

3) Marx, nel terzo capitolo del Manifesto, critica i socialismi ( chiamati non scientifici) che raduna in tre gruppi ( a loro volta suddivisi).
- Socialismo reazionario: attacca la borghesia secondo parametri reazionari, rivolti al passato, proponendo di “far girare all’indietro la ruota della storia”: sostituire l’alienazione capitalistica con quelle del passato. Questo socialismo si presenta sotto tre forme diverse: feudale, piccolo-borghese e tedesco.
- Socialismo conservatore o “borghese” (Proudhon): è composto da economisti, filantropi, umanitari che vorrebbero rimediare agli “inconvenienti sociali” del capitalismo, senza però distruggerlo. Vorrebbero la borghesia senza il proletariato, “la proprietà senza il furto”, il lato positivo del sistema borghese senza quello negativo, non accorgendosi che il capitalismo stesso produce i suoi inconvenienti, per cui esso non può essere curato, riformato, migliorato, ma distrutto.

Questi protettori di animali, filantropi, vorrebbero il lato positivo senza quello negativo, ma avendo il polo negativo il sistema capitalistico andrà distrutto e non tenuto solo il buono per calmare il male perché è il polo positivo che crea anche quello negativo.
Questa è una lamentazione dialettica dovuta al non capire la dialettica.
- Socialismo critico utopistico (Saint Simon, Fourier e Owen): il loro è un socialismo utopistico poiché auspicano l’emancipazione del proletariato in base a piani e progetti astratti, tramite legislazioni sociale calata dall’alto, senza riconoscere alcun ruolo attivo (rivoluzionario) del proletariato; si muovono in un’ottica pacifica e interclassista. A questo Marx oppone il suo socialismo scientifico, che fa leva sulla concezione materialistica della storia e la teoria del plusvalore.


Critica del socialismo utopistico

Il socialismo utopistico appare nel primo e poco sviluppato periodo della lotta tra proletariato e borghesia quindi da un lato ravvisa il contrasto tra le classi, dall’altro non capisce la funzione storica da parte del proletariato.
Per questo i socialisti utopistici vorrebbero sostituire alla lotta di classe la loro azione inventiva personale. [Rifiutando l’idea di rivoluzione i socialisti utopistici tentano quindi di dare, ad esempio – nel caso di Owen – , il loro personale contributo di imprenditori, instaurando condizioni di lavoro agevoli nelle loro imprese]

Altro limite è il loro interclassismo: essi si propongono di migliorare le condizioni di esistenza di tutte le classi, anche di quelle che, nell’ottica marxista, non ne hanno bisogno (sono anzi classi dominanti).
È loro intento patrocinare il proletariato inteso esclusivamente come classe che soffre più di tutti.
Secondo Marx, in base al materialismo storico, queste ingenuità teoriche dipendono dal fatto che la lotta di classe è nella sua fase iniziale.

Non colgono la funzione storica autonoma del proletariato anzi fanno appello a tutta la classe per avere un carattere interclassista e poi è utopistico perché voglio agire pacificamente.

Per Engels due teorie rendono quello di Marx un socialismo scientifico:
1) il materialismo storico;
2) la teoria del plusvalore (sul piano economico).

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