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“Manifesto del partito comunista” Marx, Engels


Il “Manifesto del partito comunista” scritto da Marx ed Engels fu pubblicato a Londra nel 1848 in diverse lingue ed espone i principi del partito comunista. Il testo è diviso in quattro parti, ognuna con argomenti diversi.
Marx introduce lo scritto parlando del fantasma del comunismo, che ha preso piede in tutta Europa e necessita di spiegazioni chiare da parte dei suoi rappresentanti. Inizia spiegando che la lotta di classi è sempre avvenuta in tutte le epoche storiche, dall’antica Roma fino all’800 passando specialmente per l’età feudale. Queste lotte si sono concluse o con una rivoluzione, che secondo Marx serviva a velocizzare qualcosa che lentamente sarebbe accaduto, o con la distruzione e la trasformazione delle classi esistenti in altre.

PROLETARI E BORGHESI


L’evoluzione della società e specialmente del commercio favoriscono la nascita di questi tessuti sociali. La scoperta dell’America fa aumentare i capitali della borghesia che con il passare del tempo si arricchisce a discapito delle altre classi sociali. La borghesia diventa parte della politica e attua importanti trasformazioni, straccia tutti i diritti che l’uomo ha guadagnato, pone l’economia ovunque, trasformando tutti i lavori in un compenso economico. La borghesia si ciba di rivoluzioni costanti, togliendo le classiche industrie nazionali e inserendo industrie che comunicando con l’estero e diventano internazionali. Obbliga i popoli più arretrati a trasformarsi in civiltà costringendoli a impossessarsi del modo di produzione della borghesia. Fa diventare la popolazione una grande unità con gli stessi interessi, bisogni e doveri strappandola così alla campagna ed eliminando la dispersione dei mezzi produttivi. I mezzi di produzione sui quali la borghesia si basa sono stati generati dalla società feudale. I rapporti feudali di proprietà vengono interrotti e tolti perché intralciano la produzione, al loro posto subentra la libera concorrenza, gestita dalla borghesia.
Questo modo di governo porta a delle crisi sociali, perché si è raggiunto un livello troppo alto di civiltà che causa una retrocessione della società con conseguente disordine nella borghesia. In questo momento infatti la borghesia si trova sopraffatta dalla sua stessa “creazione”. Per uscire dalla crisi la borghesia si affida nuovamente ai proletari sottomettendoli al suo volere facendogli perdere la loro identità umana e concedendogli giusto il necessario per vivere.
Con l’utilizzo delle macchine gli uomini perdono utilità rispetto a quando svolgevano lavori manuali quindi possono essere sostituiti dalle donne e dai bambini. I proletari possono unirsi per combattere la borghesia, ma devono prima combattere tutto ciò che c’è alla base e quindi le strutture politiche e sociali precedenti. L’uso delle macchine fa si che i salari siano sempre più uguali e sempre più bassi fra tutti gli opera. La concorrenza fra borghesi rende il salario sempre più precario così gli operai creano delle coalizioni verso i borghesi. Cominciano delle lotte e il risultato non è un immediato successo, ma la crescente unione degli operai questo per poter poi arrivare ad una lotta nazionale e non solo lotte locali. La borghesia è a sua volta in lotta contro gli aristocratici e avendo bisogno dell’appoggio dei proletari li introduce in politica fornendogli le armi con cui distruggere se stessi. La classe sociale del proletariato è quanto di più basso e diffuso esiste nella società, ed è l’unica che lotta per ottenere qualcosa che non riuscirà ad avere senza distruggere l’intera società sovrastante. Anche se fanno parte della fetta di società più povera le deve essere assicurata il necessario per mantenersi, anche se a stento, questo però la borghesia non glielo permette, quindi non potrà essere a lungo una classe sociale dominante, le classi sociali sottostanti devono arricchire la borghesia non il contrario.

PROLETARI E COMUNISTI

I comunisti sono parte dei proletari, però si preoccupano del funzionamento dell’intera classe sociale, sono coloro che decidono quando ribellarsi. I comunisti sono contro i borghesi e tutto ciò che ne deriva, anche se poi tutto quello che esiste è nato dalla borghesia, quindi se avessero voluto abolire la proprietà privata borghese, sarebbero stati costretti ad abolire la p.p. in genere. Il proletario vive per guadagnare quel poco che gli serve a sostentarsi, è proprio questo che al comunista non va bene e va sistemato. Il comunismo non vuole che il lavoro altrui venga sottomesso tramite l’appropriazione della persona. I borghesi non lavorano e guadagnano al posto di chi realmente lavora quando non c’è più capitale chi lavora non guadagna più ma non per questo può smettere di lavorare, la borghesia è l’unica classe sociale sviluppata appieno perché si fa forte sugli scompensi sociali delle altre classi.

Le donne vengono considerate solo come utili alla riproduzione, i borghesi condividono le loro donne, come anche i comunisti, peraltro uso da sempre esistito, usano anche le mogli e le figlie di chi lavora per loro, però se si rompono gli schemi degli odierni rapporti di produzione scompare anche la condivisione delle donne. Il proletariato quando diventerà classe dominante potrà diventare nazionale perché diventa forte come numero di componenti, di reddito e agirà in modo unanime, togliendo alla borghesia i mezzi di produzione, rimuovendo lo sfruttamento di una nazione perché annienta le proprie deboli condizioni.
Il comunismo non tiene più in considerazione le idee religiose, morali e filosofiche, perché non le ritiene dei punti fermi, ma li vuole scardinare. Il proletariato elevato a classe dominante intende arrivare alla democrazia, allo scopo di aumentare rapidamente la massa delle forze produttive per riuscire a superare la classe borghese sottraendole tutti i capitali.
Marx vuole raggruppare in 10 concetti i punti cardine del comunismo, ben sapendo che all’inizio verrà ridotto il reddito procapite ma successivamente queste regole determineranno un’equa stabilità, senza dimenticare che queste regole sono restrittive, quasi dittatoriali, per esempio:
•L’esportazione della proprietà fondiaria;
•Accentramento dei crediti nelle mani dello stato, attraverso una banca a monopolio esclusivo;
•Accentramento di tutti i mezzi di trasporto nelle mani dello stato;
•Moltiplicazione delle fabbriche nazionali, degli strumenti di produzione;
•Eliminazione del lavoro del fanciulli nelle fabbriche nella forma attuale.
Non esiste più una classe dominante perché non riesce più a sfruttare niente, essendo tutti allo stesso livello; rimuove quindi le classi sociali, “subentra un’associazione nella quale il libero sviluppo di ciascuno è il libero sviluppo di tutti”.

LETTERATURA SOCIALISTA E COMUNISMO

Il socialismo feudale

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In Francia e in Inghilterra vengono spesso scritti libretti di propaganda contro i borghesi, da parte dell’aristocrazia, dopo il 1830 però non si può più fare un discorso politico così subentra la letteratura, non più scritti classici ma nuovi modi di espressione usando la classe proletaria sfruttata; alla nascita del “socialismo feudalistico”, il popolo inteso come operai segue volentieri l’aristocrazia però ogni volta si accorge delle basi feudali di essa. L’aristocrazia crede che non esista più lo sfruttamento delle classi sociali perché lo pratica con forme diverse. Il socialismo feudale è unito e in accordo con la classe ecclesiastica.

Il socialismo piccolo borghese

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Quando lo sviluppo industriale non è fiorente la borghesia viene affiancata dal feudalesimo, ci sono zone nelle quali è presente una piccola borghesia affiancata alla grande e questa classe sociale oscilla tra il proletariato e la borghesia. Sismondi rappresentante letterario del socialismo piccolo borghese vede scontrarsi proletariato e borghesia.
Il socialismo borghese è rappresentato dagli economisti che vogliono porre rimedio agli inconvenienti del capitalismo utilizzando metodi che avrebbero distrutto la società perché arricchito pochi, ma non vogliono intaccarne la sostanza, vorrebbero tenere il contenuto positivo ma sono divisi dall’idea di tornare indietro con i mezzi di produzione o di progredire, questo progresso avrebbe portato alla distruzione dei vecchi sistemi.

Il socialismo tedesco o il “vero socialismo”

:
In Francia nasce una letteratura socialista che viene esportata anche in Germania, senza però esportare anche il modello di vita, perché quest’ultimo paese è ancora in lotta con il feudalesimo; gli scritti francesi non riescono nemmeno in parte a scalfire l’animo tedesco e quindi si ritrovano ad essere pura letteratura, come se dovessero trasmettere dei messaggi, come accaduto in precedenza per i filosofi.
La letteratura francese nelle mani dei tedeschi viene stravolta e rigirata a piacimento tedesco per poter parlare di “vero socialismo”, i tedeschi credono di aver scritto la verità, l’interesse del popolo tutto e non solo di una classe, fino a che la lotta borghese tedesca diventa molto seria. Fanno capire al popolo che dalla borghesia non avrebbero ottenuto niente, anzi perso tutto. Il “vero socialismo” è un arma che i governi usano contro i tedeschi, perché predicano qualcosa che non può avvenire, la piccola borghesia però in Germania diventa il fondamento dell’attuale società.
La borghesia tedesca crede che dalla borghesia derivi la distruzione della società, perché i capitali vanno nelle mani di pochi e perché i proletari diventano rivoluzionari, in realtà la borghesia ha mantenuto la propria classe nascondendo i profitti sotto l’ideologia del “vero socialismo”, la borghesia ha sostenuto se stessa, indorando una situazione politica che operava solo ed esclusivamente a vantaggio di se stessa.
I tedeschi credono che la borghesia tedesca sia il giusto e lo stesso che l’uomo normale sia rappresentato dal borghese medio.

Il socialismo conservatore ovverosia borghese

:
La borghesia vorrebbe che non esistessero problemi nella società per poter vivere tranquilla, però vogliono che vengano mantenuti gli standard di vita. La borghesia crede che il suo sia il miglior mondo possibile, vorrebbe che ogni movimento rivoluzionario venga soppresso perché non vi è cambiamento con la rivoluzione ma con lo stile di vita, cioè togliendo i disagi che possono creare i processi rivoluzionari ma mantenendo gli attuali rapporti tra capitale e lavoro salariato presupposti rappresentati dalla borghesia e dall’operaio, non esiste un libero commercio perché è tutto a favore della classe dominante che può salariare i sottoposti.

Il socialismo e il comunismo critico-utopistici

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il tentativo del proletariato di imporre i propri interessi di classe naufraga, contemporaneamente la letteratura ha accompagnato questi movimenti con contenuti reazionari, ma alcuni pensatori e riformatori sociali inglesi e francesi (Owen) pur sostenendo le idee proletarie non vedono nessuna autonomia nel movimento politico di questa classe sociale, perché di pari passo si è sviluppata la rivoluzione industriale che ha dato lavoro agli operai che lavorando hanno ingrandito le fabbriche e hanno continuato ad essere monopolio dalla borghesia che si è potuta ingrandire. La classe degli operai non ha fatto niente di creativo, perché si è solo adeguata al momento, il proletariato si vede solo in funzione della classe che soffre di più.
L’idea utopistica si mostra nel momento in cui le masse capiscono che non possono cambiare la loro condizione, però è giusto che non siano sfruttati ed è giusto che abbiamo un guadagno personale, non solo economico, anche di benessere, a questo si è arrivati anche per una propaganda scritta, una documentazione che rimanesse impressa nell’idea generale.

LA POSIZIONE DEI COMUNISTI RISPETTO AI DIVERSI PARTITI DI OPPOSIZIONE


Il comunismo ha sempre sostenuto il proletariato e con esso ha cercato di sminuire la capacità economica della classe borghese e il suo dominio, sia in America, che in Francia, in Svizzera, in Polonia e soprattutto in Germania, la quale ha sempre avuto un proletariato molto più sviluppato. I comunisti sostengono i movimenti che vogliono sovvertire le classi dirigenti.
La questione della proprietà è la questione fondamentale, i comunisti trovano consensi tra i partiti democratici e dichiarano apertamente i loro scopi di rovesciamento degli ordinamenti sociali esistenti.

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