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Hans Jonas

Jonas è un filosofo tedesco di origine ebraica. Nacque nel 1993 e morì nel 1993. Studiò a diverse università, fu discepolo di Heidegger e a dato origine allo gnosticismo, di cui lui è il maggiore esponente. Infatti, nel 18958 pubblicò “La religione gnostica”. Nel 1943 emigrò prima in Inghilterra poi in Palestina. Nel 1949 insegna nelle università Nord americane, dedicandosi a studi di filosofia della natura e di filosofia della tecnica. Jonas è considerato uno dei più importanti esponenti del dibattito bioetico contemporaneo. La filosofia, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, si apre a nuove tematiche. Dopo i due conflitti, che hanno messo in crisi il concetto di democrazia, a partire dall’affermazione dei regimi totalitari, alcuni filosofi, tra cui Jonas e Arendt, hanno la consapevolezza di rifondare la politica attraverso la filosofia. I filosofi della responsabilità sono: Jonas, Arendt e Lewinas. Altro tema è la presenza della tecnica nella società, che per la prima volta è stata posta al servizio della politica con fini distruttivi (bomba atomica). Questa situazione a portato questi filosofi ha interrogarsi sul ruolo della filosofia dopo Auschwitz. Lo spartiacque che porta all’affermarsi di questa nuova filosofia è la scuola di Francoforte, i cui maggiori esponenti sono: Adorno, Horkeimer e Marcuse. Adorno parla di una filosofia dopo Auschwitz, in cui si deve ripensare il concetti di giustizia divina (teodicea), la quale è stata messa in crisi dalla radicalità del male di cui Auschwitz è il simbolo.

Jonas affronta questo tema in una famosa conferenza intitolata ”Il concetto di Dio dopo Auschwitz”. I contenuti della conferenza furono riportati nel testo omonimo, considerato un saggio di teodicea dove Jonas cerca la risposta ad alcuni interrogativi. Tali interrogativi sono: “Perché Dio non è intervenuto?”, “Che cosa Aushwitz ha aggiunto alle cose terribili che l’uomo può commettere?”. Auschwitz per Jonas chiama in causa i tre attributi fondamentali che secondo la tradizione ebraica sono attribuiti a Dio: onnipotenza, bontà e conoscibilità di Dio. Jonas arriverà a dimostrare che dopo Aushwitz tali aggettivi non possono essere mantenuti. La domanda centrale della conferenza è: “Quale Dio poteva permettere che ciò accadesse?”. Aushwitz, quindi, rivela l’impossibilità di pensare a Dio come onnipotente. L’olocausto rivela un volto sofferente della divinità. Dio ha fatto esperienza della sofferenza. Il fatto che Dio si prenda cura dell’uomo non vuol dire che l’uomo non si trovi in condizioni di sofferenza in cui non può intervenire. Questo perché Dio, accettando di entrare in relazione con l’uomo ha concesso all’uomo uno spazio in cui agisce e determina le azioni della storia senza che Dio possa intervenire. Allora Dio, per quanto insondabile, ha interesse ad essere conosciuto dall’uomo con i limiti di cui la conoscenza umana dispone. Dio è anche buono perché creando il mondo si p assunto la responsabilità di prendersi cura dell’uomo, ma la sua potenza è limitata dalla libertà dell’uomo.
Ad Aushwitz Dio tacque e non intervenne non perché non volle ma perché non fu nelle condizioni di farlo.
Conferenza
La premessa è di Carlo Angelino, dove è spiegata la differenza tra fatto ed evento, e è affermato che Aushwitz è un evento.
Il fatto è un episodio tra gli altri; l’evento è qualcosa che cambia la storia del mondo. Secondo Angelino, Aushwitz ha perpetrato una decisione, quindi rappresenta una porzione di male tale che Aushwitz va considerato uno spartiacque. Nell’introduzione è riportato il passo da “La Notte” (pag 10): “I tre comandamenti…a quella forca”. In questo passo è riportata l’immagine di Dio che sta morendo con il bambino. Questa si può paragonare alla morte di Dio di Nietzsche, ma le due morti sono diverse: in Nietzsche apre all’avvento dell’oltre-uomo, quella di Aushwitz apre un’altra alba. L’evento citato è così drammatico che obbliga a ripensare al concetto di Dio. È un paradosso perché la morte di questo bambino diventa il punto di massima vicinanza di Dio. Vi è un paragone con la morte in croce di Gesù, che non sente la vicinanza di Dio e urla “Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato”. Per Gesù Dio è ancora l’onnipotente, ad Aushwitz, invece, questa percezione sparisce, perché l’uomo coglie l’impossibilità di Dio di intervenire nella storia. La conferenza può essere divisa in tre parti:
1) riproposta la lettura originale del racconto della creazione dove si parla di un Dio che nel momento in cui crea il mondo ha accettato di essere limitato dalla sua stessa opera, perché lascia all’uomo la libertà.
2) Analizza la sofferenza di Dio che soffre con l’uomo ed è coinvolto dal destino dell’uomo.
3) Riflessione sui tre attributi riferiti a Dio dalla tradizione ebraica.
La conferenza è una Laudatio in onore dell’uomo morto, il rabbino Leopold Lucas, a Terrecin. Questo è il pretesto da cui Jonas inizia la riflessione sul concetto di Dio. Auschwitz per Jonas è un evento e questa conferenza parte da una considerazione secondo cui il grido d’aiuto dell’uomo ad Auschwitz abbia incontrato un Dio muto. Le piste di riflessione sono il silenzio di Dio (pag 20) e la specificità di Auschwitz. Jonas parte dalla seconda dicendo che ad Aushwitz non è stata lasciata alcuna dignità umana. Il paradosso dei paradossi di Israele è che, dal punto di vista biblico, Israele è il popolo eletto (alleanza con Dio) ma è diventato il popolo maledetto per il destino di Auschwitz. La benedizione si è trasformata in maledizione, quindi si impone la domanda: “Perché Dio non è intervenuto?”. Per gli ebrei, Dio è considerato in modo del tutto specifico, Dio è il signore della storia. L’evento di Auschwitz non è solo scandaloso perché affronta il silenzio di Dio, ma perché deve mettere in discussione il concetto di Dio stesso. La specificità di Aushwitz, quindi, apre una realtà completamente nuova che non può essere compresa e pensata con le categorie teologiche tradizionali.
Dopo Auschwitz, l’ebreo ha due alternative: o rinunciare al concetto di Dio o, il filosofo, deve rivedere il concetto di Dio e ripensare a questo in un modo del tutto nuovo.
Per quanto riguarda il silenzio di Dio, Jonas lo affronta partendo dalle tre caratteristiche di Dio. Jonas afferma che quando si parla di Dio, bisogna parlare di un essere di Dio nel mondo, ma non secondo una visione panteistica, perché il panteismo porta a una lettura d’identificazione tra Dio e il mondo. Jonas dice che è un Dio presente del mondo che continua a tenere una distanza qualitativa dal mondo. Dio in qualche misura ha rinunciato a qualcosa di sé, introduce il tema che con l’inizio della vita è necessario che il mondo impari un nuovo linguaggio.

L’onnipotenza assoluta di Dio, coincide con la bontà solo se si ammette di rinunciare alla comprensibilità di Dio, perché aprirebbero alla visione di Dio come un mistero Quindi la coesistenza di onnipotenza e bontà implica la non conoscenza di Dio.
I tre attributi in questione (onnipotenza, bontà, comprensibilità) sono in una relazione tale che il rapporto tra due di questi esclude il terzo.
Quali attributi si tengono e quale si toglie? I due concetti irrinunciabili di Dio sono la non conoscibilità e la bontà, che è il bene ed è proprio di Dio e questo non sottostà a nessuna limitazione, perché un Dio per essere tale deve volere il bene (se non è onnipotente, può comunque rimanere un Dio).
Duplice condizionamento : L’essenza di Dio e la limitatezza umana;

La Torah si fonda sul presupposto che l’uomo può conoscere Dio; dopo Auschwitz la nostra ragione non è più in grado di spiegare. Quindi dobbiamo affermare che una divinità onnipotente è : o priva di bontà o totalmente incomprensibile.
La bontà di Dio non può escludere la presenza del male e per questa ragione non è onnipotente; infatti il male esiste proprio perché Dio non è Onnipotente, quindi va eliminato tale attributo.
Dio rimane muto ad Auschwitz e i miracoli che vi furono sono miracoli umani fatti da uomini che cercarono di salvarne altri. Un Dio che rimane muto è un Dio la cui potenza è compromessa dalla realtà fisica e naturale. L’onnipotenza non è più tale perché Dio creando l’uomo, gli ha dato la libertà e con tale azione ha perso l’onnipotenza.
Dio rinunciando alla sua inviolabilità ha consentito al mondo di esistere, ma la rinuncia avvenne affinché noi potessimo essere.
Il testo si conclude affermando che la domanda non sia “perché Dio non intervenne?” ma “Dov’è Dio?” e la risposta è “Dio è là.”

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