pexolo di pexolo
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Espressione greca propria dello scetticismo antico, ripresa da Husserl per intendere quel processo del sapere filosofico costituito anzitutto dalla messa in dubbio dei saperi precedenti e della realtà che ci sta dinnanzi. In analogia all'idea di epochè propria dello scetticismo antico, Husserl accetta la radicale presa di posizione scettica sui giudizi e sulla realtà; tuttavia, egli critica allo scetticismo il declinare nella più totale impossibilità di dare giudizi, nella negazione del concetto di verità ed il suo stesso coinvolgimento all'interno di questa presa di posizione. Per Husserl il concetto di verità permane chiaro e centrale per la riflessione filosofica: dobbiamo andare alla ricerca della verità. Riguardo al dubbio cartesiano egli accetta l’idea che precondizione della conoscenza è la messa in dubbio delle nostre certezze, accetta il dubbio iperbolico, laddove esso era rivolto a non lasciare all'infuori del dubbio nessuna conoscenza (scientifica, matematica); tuttavia, di Cartesio non accetta l’istanza provvisoria del dubbio: esso è qualcosa di originale e radicale, ma lascia definitivamente il posto alla verità. Per Husserl l’atteggiamento metodico del dubbio è permanente, in ogni uomo, anche nel filosofo che più di altri si è accostato alla verità; l’atteggiamento della scienza rigorosa è permanente, non risolve mai la propria ricerca.

Epochè si traduce comunemente come “sospensione del giudizio”, cioè del nostro «atteggiamento naturalistico»: il filosofo non è l’uomo comune (diversamente dall'indirizzo analitico), il senso comune è una filosofia che trascende questa dimensione, il linguaggio filosofico si stacca completamente da quello quotidiano; l’atteggiamento naturalistico è la nostra naturalità, senza accezioni negative, cioè «quella realtà che si pone dinnanzi ai nostri sensi», il nostro avere la realtà «qui alla mano», cioè che tocchiamo e di cui usufruiamo. C’è un vedere, un dire quotidiano e c’è un vedere, una percezione pura che fa a meno di quegli atteggiamenti: avere un atteggiamento naturalistico significa stare nel mondo, vivere la quotidianità, con i propri valori, usufruendo dei propri beni, porsi con un atteggiamento pratico; l'epochè richiede, invece, una «messa tra parentesi» che non nega l’atteggiamento naturalistico, ma che lo pone fra parentesi, come se nella nostra visione autentica della realtà esso non ci fosse, o almeno, come se noi fossimo andati al di là di esso, della realtà che si pone qui alla mano. Viene così richiesto di «disoccultare» il senso autentico della realtà, di neutralizzare la dimensione naturalistica, anche se la sua azione continua, di compiere una «riduzione fenomenologica». Non è una separazione dal mondo, ma è una sospensione della nostra opinione su di esso (abbandono platonico di ogni doxa). L’atteggiamento del pensatore rigoroso è quello dello «spettatore disinteressato», a cui si contrappone l’opera di Habermas Conoscenza e interesse, in cui si nega l’esistenza di una scienza disinteressata, poiché ciascun sapere, per quanto astratto e neutrale è condizionato da interessi, che possono essere naturali, scientifici, filosofici, etc.

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