Mongo95 di Mongo95
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La riflessione husserliana sulla cosa materiale muove dall’analisi di una concreta esperienza percettiva (Meditazioni cartesiane): la cosa materiale non ci si dà immediatamente in un unico atto di coscienza, ma in una molteplicità di modi di manifestazione in ciascuno dei quali essa appare come la stessa cosa ma secondo una diversa prospettiva, secondo un certo “adombramento”. Il rapporto fra coscienza e cosa materiale è un rapporto molti ad uno, e la cosa assume il senso di un polo unitario intorno al quale si identifica una molteplicità di manifestazioni. A determinare il darsi unitario della cose nella molteplicità dei suoi modi di manifestazione interviene quindi una qualche forma di sintesi.
La prima condizione della sintesi è di natura formale, e consiste nella temporalità, in quanto la coscienza è un flusso temporale unitario, quindi ogni vissuto di coscienza è temporalmente ordinato. Esistono però anche delle condizioni materiali, ovvero che dipendono dal contenuto stesso di ciò che si manifesta.

Il lato propriamente percepito della cosa si dà in modo tale da imporre al vissuto in cui lo percepiamo l’attesa della percezione del alto nascosto, il quale a sua volta si imporrà in modo tale da richiamare il vissuto in cui avevamo percepito il lato che ce lo annunciava e da annunciarne un altro ancora. È per questo che, sul piano puramente sensibile, la sintesi è una “sintesi passiva”, ovvero che accade nella coscienza ma sulla base dell’“associazione” dei contenuti in virtù della loro somiglianza.
Il corpo è ciò per mezzo di cui si danno i “contenuti” di manifestazione, ma anche ciò rispetto a cui essi si danno in relazioni di tipo spaziale. (Idee II). Il corpo è ciò che permette di apprendere una medesima cosa da tutti i suoi possibili lati. È condizione di possibilità della manifestazione dei fenomeni sensibili, ovvero svolge una funzione trascendentale. Non è quindi solo una cosa fra le cose, ma è “corpo vivo”, non è comprensibile solo con i rapporti di causalità che governano le cose materiali, bensì è soggetto anche al dominio delle leggi della “motivazione”.
La coscienza trascendentale può essere intesa come un ego trascendentale, un’io. L’analisi fenomenologica è una riflessione sulla coscienza che io esercito sui miei vissuti di coscienza, sebbene considerati nella loro forma pura. La soluzione husserliana ad una possibile obiezione di solipsismo trascendentale, consiste nel dimostrare che la coscienza trascendentale è sì sempre ego, ma esso stesso costitutivamente aperto ad altri io. Il rapporto fra soggetti, l’intersoggetività, ha una funzione trascendente. L’empatia (Einfühlung) risponde ad una funzione precisa: l’ego trascendentale che, nei suoi vissuti di coscienza, possa fare esperienza di altre soggettività trascendentali in quanto veramente altre. Avviene un trasferimento di senso che attribuisce a quel corpo il senso di corpo vivo e dunque di corpo di una soggettività trascendentale così come lo sono io.

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