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Martin Heidegger muove la sua ricerca sul senso dell’essere, centrandola non sul conoscere, ma sull’analisi delle condizioni dell’esistenza umana. Essere-nel-mondo vuoi dire rapportarsi agli altri esseri; è apertura verso il mondo degli oggetti e poi apertura verso gli uomini. L’uomo è progettualità, oltrepassamento della realtà data. L’esistenza è irriducibile al mondo delle cose. La conoscenza è interpretazione, incontro fra le prenozioni del soggetto e i significati specifici delle realtà particolari, è circolo ermeneutico.
L’atteggiamento pratico è un prendersi cura del mondo, in vista del suo uso e della sua manipolazione. Vita inautentica è quella in cui si è irretiti dalla banalità della vita quotidiana, si è cosa fra cose, si vive un’esistenza senza senso. Wta autentica è quella che si fonda sull’essere- per-la-morte, sulla decisione anticipatrice in cui viviamo la morte come possibilità permanente, radicata nella dimensione della temporalità, quindi della finitudine.

Successivamente Heidegger ripercorre la storia della metafisica come storia dell’oblio deIl’essere — a partire da Platone, che ha scambiato l’essere con l’ente, riducendolo a mera presenza. Nel primato del soggetto si è espressa una forma di pensiero calcolante che sta alla base della logica di dominio e di sfruttamento che caratterizza tecnica e scienza moderne. L’uomo deve diventare “custode dell’essere”; deve cercare l’essere soprattutto nel linguaggio poetico, contrapponendo al pensiero calcolante un pensiero rammemorante. Il linguaggio poetico parla dell’essere senza ‘spiegarlo’, senza obiettivarlo. E ascolto del linguaggio, quindi ermeneutica, de- costruzione del linguaggio oggettivante della metafisica occidentale.

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