pexolo di pexolo
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Heidegger - Scritti principali

Nel 1927 pubblica Essere e tempo, opera progettata come una «fenomenologia ontologica», cioè come un discorso di ontologia inizialmente concepito in due volumi, ma la seconda parte non venne mai completata, perché in seguito al primo capitolo, Kant e il problema della metafisica, Heidegger si trovò in un’impossibilità teoretica di proseguire; il secondo capitolo di questa ontologia sarebbe dovuto partire dall’esame della filosofia kantiana e da una certa sua interpretazione. A proposito della figura di Kant, nella cittadina svizzera di Davos, in cui si era soliti intrattenere seminari di carattere filosofico, nel 1929 si tenne un celebre confronto tra Cassirer e Heidegger, che non si risolse con la vittoria di uno, ma con una sostanziale incomprensione; per Cassirer Kant è un epistemologo, un filosofo della conoscenza e il cuore della Critica della ragion pura sta nel privilegiamento della conoscenza astorica quale si attua nelle scienze naturali. Heidegger si sofferma sullo schematismo trascendentale, sulla dottrina della temporizzazione delle categorie; perciò, egli non interpreta Kant come epistemologo ma, interessato al cuore metafisico della Critica della ragion pura, come colui che ha scoperto la storicità e la temporalità della conoscenza: Kant sarebbe un precursore dello storicismo e delle sue principali questioni. Infatti, nella prima Critica si sviluppa l’idea di un’immaginazione produttiva e non riproduttiva, vi è quindi l’affermazione che facoltà umana di immaginare non sia tesa a riprodurre quanto già esperito, bensì a creare nuovi dati, così come sostenevano i romantici. A partire dagli anni ’30, quindi in seguito alla «svolta», le opere vengono attribuite al cosiddetto “secondo Heidegger”; nel 1935 pubblica Introduzione alla metafisica, nel 1937 Hölderlin e l'essenza della poesia, un interesse verso il pensare poetico che avrà un certo seguito, intorno a cui si svolse nel 1936 una conferenza a Roma. Al 1942 risale La dottrina platonica sulla verità, dove è presente quella “novità” heideggeriana sul concetto greco di verità, non più inteso come rappresentazione ma come disvelamento, alètheia. Nel 1947 pubblica la Lettera sull’umanesimo, in risposta all’Esistenzialismo è un umanismo (1946) di Sartre, sostenendo che la filosofia in generale non è assolutamente umanistica, ma è un anti-umanesimo. Nel 1950 pubblica una raccolta di saggi intitolata Sentieri interrotti, in cui propone l’immagine di un pensiero che non percorre strade già definite, ma sentieri interrotti e insicuri; fare filosofia è, così come emergeva nelle opere di Jung, camminare lungo “sentieri nel bosco”, i quali non vanno solo intrapresi ma, spesso, richiedono anche di essere costituiti, poiché interrotti; essi, inoltre, non portano alla luce del giorno, quanto a delle radure, il che significa un progressivo disvelamento della verità, mai completo, ma sempre accompagnato dall’ombra. Nel 1959 Heidegger presenta ufficialmente la sua nuova filosofia in Cammino verso il linguaggio, dove espone la dottrina dell’essere come evento del linguaggio, dell’uomo come pastore dell’essere, che non è padrone nemmeno del proprio linguaggio (anti-umanesimo). In Nietzsche, del 1961, presenta in due volumi un’interpretazione del filosofo come l’ultimo dei metafisici.

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