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Hegel: gli scritti giovanili

Il giovane Hegel si occupa di temi religiosi (nella cultura tedesca la religione è più di un semplice rapporto tra uomo e Dio: la riforma protestante aveva esteso la sfera della religione alla vita intera: lavoro, economia, politica): è attento lettore dei Vangeli in particolare di quello di Giovanni che si presta ad un’interpretazione di tipo mistico /panteistica.
Legge Kant, ne utilizza la terminologia filosofica, la struttura di fondo, il rapporto soggetto/oggetto, ma diversa è la visione della libertà: Kant ha lacerato l’uomo tra inclinazioni del cuore e ragione, il suo imperativo categorico non permette alle pulsioni individuali di trovare libera espressione nella vita, Kant ha posto la libertà come postulato insieme all'immortalità dell’anima e a Dio. Anche se con la terza Critica ha cercato una conciliazione tra le lacerazioni dell’uomo, non ha dato sbocchi al problema della libertà.

Lo spirito del cristianesimo e il suo destino

L’opera è divisa in due parti: la 1) ripercorre la storia ebraica da Noè alla diaspora; la 2) analizza filosoficamente la vita di Gesù come tramandata dai Vangeli. In tutta l’opera domina l’interesse storico. Nella storia ebraica, Hegel vede il paradigma della storia dell’umanità, o meglio, della civiltà occidentale. Comprendere il crollo dell’ebraismo è importante: i popoli moderni stanno ripetendo le stesse scelte. Analizzando la dinamica della sua distruzione si potrà comprendere la dinamica della civiltà moderna e studiarne la possibile salvezza.
Gesù (amore) ha proposto una scelta di vita opposta a quella ebraica (legge) indicando una possibile via di salvezza. Hegel fa cominciare la storia ebraica da Noè e dal diluvio. La natura ha cercato di distruggere l’uomo, Noè si è salvato ma i sopravvissuti potranno di nuovo avere fiducia nella natura? Essa ha cercato di ucciderli, è loro nemica e due sono le conseguenze: a) si è creata una lacerazione tra uomo e natura (lacerazione estrema perché l’uomo è parte della natura) b) si è creata una lacerazione tra l’uomo e se stesso (Noè teme la natura ma da essa deve trarre nutrimento, la coscienza è scissa, per vivere deve dominare la natura).
Noè si affida a Dio e stabilisce un patto con lui in cambio della sua protezione. Noè pensa Dio come tutto e sé e la natura come nulla, se non fosse così come potrebbe Dio garantire Noè contro l’ostilità della natura? Ma questo patto non risolve assolutamente la lacerazione dentro l’uomo e tra l’uomo e la natura.

Hegel contrappone alla scelta di Noè quella dei greci: modello ideale di sereno rapporto tra uomo, natura e divinità. In Questo popolo domina lo spirito di bellezza, l’accordo tra l’uomo e la natura (giudizio riflettente di Kant ). Gli ebrei seguono invece Noè: essi non possono vivere in amicizia con la natura, andrebbero contro il patto con Dio; ma poiché vivono nella natura il loro spirito è carico di odio: vivono nella natura come estranei, quindi come estranei a se stessi perché essi stessi sono parte della natura. Nella natura vivono anche gli altri uomini che diventano nemici da odiare e dominare (gli ebrei hanno suscitato l’odio degli altri popoli contro di loro) vedi Maacbeth. Dio non ha responsabilità, sono gli uomini a fingersi un Dio, il Dio del messaggio di Gesù è molto diverso. Gli uomini pensano se stessi come servi di un Dio che non è altro che una creazione della loro coscienza.
Gesù rifiuta la scelta ebraica, predica l’amore, un rapporto diverso con la divinità, la natura, gli uomini. I viventi, gli uomini partecipano dell’unica vita del tutto (spinozismo panteista). Gesù predica l’amore in nome dell’unità della vita, per superare lo spirito di lacerazione, si deve sviluppare un nuovo spirito di amicizia tra i viventi: AMORE = sentimento dell’unità della vita (la mia vita e la tua vita, sono espressione dell’unica vita del tutto). Dio diventa l’impersonale energia che fluisce in ogni essere, è la totalità dei viventi. L’amore non è la soluzione finale del problema della lacerazione, occorre l’abbandono totale dell’individualità di ciascuno, ma la coscienza si irrigidisce, si difende richiudendosi nella propria individualità: nascono cosi le “sette”, un gruppo di uomini che vivono l’amore al proprio interno e si chiudono al mondo esterno (ad esempio gli apostoli trovano la loro identità nel ricordo di Gesù e si chiudono al mondo , costruendo una religione di dogmi e di riti). I cristiani si sono comportati come gli ebrei. Gesù predica un Dio che è impersonale vita dell’universo. E’ possibile tornare al messaggio autentico? Per Hegel sì: Gesù morendo testimonia che è possibile non offendere la vita, muore innocente senza odiare nessuno e perdonando coloro che lo uccidono. La vita non muore mai, confluisce nella vita del tutto. (c’è un forte parallelismo tra Gesù e l’Antigone). Concluso il periodo ”religioso”, Hegel cercherà la via per la liberazione dell’uomo nel corso del mondo, compreso dalla filosofia.

La fenomenologia dello Spirito

La fenomenologia è un’opera complessa, pubblicata nel 1807: è il “romanzo dello spirito umano”, studia la coscienza dell’uomo nella sua evoluzione storica, la storia della coscienza che i popoli hanno avuto di se, della natura e di Dio. La Fenomenologia studia la coscienza universale dell’uomo nella storia, coscienza che si è evoluta nel tempo, dalla coscienza comune, inconsapevole, alla coscienza filosofica.
La Prefazione della Fenomenologia costituisce quasi un’opera a se stante, descrive la coscienza filosofica. Il Vero è l’intero, le parti del mondo non sono realtà assolute, cose a se stanti. Comprendere una parte significa riconnetterla alla trama del tutto. La coscienza filosofica è tale quando avendo compreso la trama del tutto può utilizzare questa comprensione scientifica come corretta chiave di interpretazione delle parti.

Il nodo fondamentale è il rapporto tra l’assoluto come totalità ed il divenire del mondo: l’Assoluto c’è, la realtà esiste. Non si può interpretare la storia del mondo essa è coscienza che vive nella storia. Hegel pensa di aver compreso l’Assoluto con la razionalità, pensandolo come “sostanza” (qualcosa che c’è) e come “soggetto” (qualcosa la cui natura è il movimento che lo porta ad essere) L’oggettività del mondo è un elemento costitutivo dell’Assoluto, è il momento negativo. Soggetto e oggetto si contrappongono, ma ciascuno non può essere senza l’altro. L’Assoluto è se stesso come unità degli opposti. L’Assoluto deve riappropriarsi del negativo che è in Lui. La dialettica è il necessario movimento attraverso cui il soggetto comprende la sua complementarietà con l’oggetto nell’unità razionale del tutto.

Cos’è lo Spirito? L’Assoluto? E’ unità di vita vivente nella sua totalità, è realtà dinamica che diviene attraverso il meccanismo della sua opposizione. Lo Spirito è vita che si eleva a coscienza. Il suo primo carattere è la storicità. La storia del mondo è vita dello spirito: La coscienza non è pienamente presente in ogni momento storico:
La Fenomenologia è lo studio delle manifestazioni dello Spirito e della loro interpretazione. La coscienza filosofica con la fenomenologia si volta indietro a ripercorrere le fasi del proprio sviluppo.

1° punto di vista: il soggetto storico ha coscienza parziale e cangiante di se stesso e degli avvenimenti.

2° punto di vista: la coscienza filosofica ha piena consapevolezza della realtà dello Spirito e ripercorre interpretandole le fasi della propria formazione.
Le singole tappe di questa evoluzione Hegel le chiama Figure.
Le figure rappresentano una posizione storica limitata e mutevole della coscienza, destinata ad essere superata da una nuova figura ad un livello superiore di consapevolezza.

L’uomo è manifestazione dello Spirito, della coscienza che ritorna a se stessa nella storia. La vita dello Spirito è lacerazione e dispersione (travaglio del negativo) la vita è sofferenza e dolore.

Lo Spirito Universale, vivente nella storia non passa, ma ha coscienza di se solo attraverso gli uomini che passano. Lo Spirito è razionalità ® Panlogismo.
La Fenomenologia parte dal momento della coscienza comune (la più lontana dal sapere filosofico e dalla verità) momento in cui lo Spirito al suo grado più basso comincia a conoscere. Il punto di arrivo sarà la piena conoscenza filosofica.

Coscienza

E’ il momento in cui l’uomo comincia a formarsi una prima idea di se’ e del mondo come un insieme di soggetti e di oggetti. E’ la coscienza di chi non ha risolto e non si è posto i problemi della filosofia. La coscienza comune possiede un massimo di certezza ed un minimo di verità. Pensa di conoscere l’oggetto immediatamente e non ha dubbi. Occorre il cammino del dubbio, della disperazione. La coscienza è la sede del mondo interiore dell’uomo, la crisi della coscienza è una tappa verso il sapere. Agli inizi la coscienza sorge come:
a certezza sensibile: il soggetto percepisce l’oggetto nella sua immediatezza senza porre problemi di comprensione: c’è.

Quando la coscienza comincia ad interrogarsi si passa alla:

b percezione: la mia certezza sulla verità dell’oggetto è mediata da un elemento astratto, un concetto universale. Nella percezione la coscienza vede il mondo diviso in enti a se stanti e non intravede il legame tra le cose.

Il terzo momento è quello dell’:

c Intelletto: è quel grado di coscienza che permette di superare l’astratta distinzione imposta dalla percezione e di comprendere la dinamica delle forze che regolano il mondo attraverso cui le cose si trasformano le une nelle altre.

La coscienza acquisisce consapevolezza di se’ come parte della natura. La coscienza è divenuta autocoscienza.

Autocoscienza

In questa fase lo Spirito è caratterizzato dalla coscienza di se’ come vita. L’uomo pone se stesso come oggetto della coscienza, in questo senso ha coscienza di se. Le figure dell'autocoscienza sono le più famose dell’opera di Hegel e sono un cammino verso la libertà.

1° Figura: Servo-padrone

L’uomo vive nell’inquietudine, perché vuole divenire se stesso. C’è in lui un appetito che lo spinge ad impadronirsi delle cose, e farle proprie, a goderne. Attraverso esse l’uomo costruisce un proprio mondo, con esso si identifica acquisendo coscienza di se’; ma l’autocoscienza diventa piena solo quando nel proprio mondo compare un altro uomo. Ogni uomo è spinto verso l’altro uomo da un impulso, un appetito: la volontà di essere se stesso, di essere riconosciuto come autocoscienza. Affermare se’ di fronte ad un altro è possibile solo se il primo ci riconosce come autocoscienza. Ciascuno vuole inserire l’altro nel proprio mondo, nella rete di relazioni di cui ciascuno è il centro. L’uomo non rispetta l’altro nella sua diversità ma vuole farlo suo, imponendosi come autocoscienza. Nasce una lotta, la posta in gioco è la possibilità di essere se stessi di fronte all’altro. Nella lotta ciascuno rischia la vita, occorre elevarsi al di sopra di essa ed accettare la possibilità della morte. La dialettica servo-padrone, si instaura quando uno dei due uomini non riesce a compiere questa operazione spirituale di elevazione al di sopra della propria vita ed ha paura di perderla. Allora riconosce l’altro come autocoscienza indipendente, come signore e riconosce se stesso come servo, come coscienza dipendente da quella indipendente del signore.

Rimane in vita, ma solo come una delle tante cose che il signore possiede ne deriva l’attuale mondo sociale, le inegualianze delle autocoscienze. Il servo ha coscienza di se come come dipendente dal signore, lavora per lui ma conserva un rapporto diretto con la natura trasformandola attraverso il lavoro. Il signore, riconosciuto come coscienza indipendente, dipende però dal riconoscimento dell’altro per essere se stesso, per essere signore. Esso non ha un rapporto diretto con la natura, ne gode attraverso la mediazione del servo. Questi, senza saperlo ha in mano le redini del rapporto servo-padrone. Il signore non comprende di dipendere dal servo, né il servo è consapevole del proprio potere.

La coscienza filosofica comprende pienamente tutti i lati del rapporto e può descriverlo con piena coscienza e comprendere perché la figura del servo-padrone debba essere superata (ciò vale per tutte le figure della Fenomenologia)

E’ il servo a permettere il superamento della figura, acquisendo un superiore grado di libertà. Attraverso il lavoro educa se stesso e la propria coscienza. Non è in realtà servo del padrone, ma della vita perché ha avuto paura di perderla.

Altre figure della fenomenologia:

Lo stoicismo;

Lo Scetticismo;

La coscienza infelice(figura centrale della Fenomenologia)

Sorge quando la coscienza scettica comprende la profonda contraddizione che è in se e questo genera infelicità. Il tema della “lacerazione” come fonte di infelicità è tipico degli scritti di Hegel. In questa figura della coscienza infelice, confluiscono temi delle riflessioni giovanili, ora Hegel deve mostrare come tale lacerazione possa essere superata.
I termini del conflitto: c’è una duplice lacerazione:
1 le figure dello scetticismo e dello stoicismo hanno mostrato che è molto difficile conciliare la libertà dell’autocoscienza con l’esperienza e l’appetito della vita.
2 La coscienza è poi lacerata nella sua interiorità perché per affermare se’ deve negare il mondo e così finisce per rivolgere contro se stessa la propria negazione (scissione della coscienza in se stessa: negando valore alla realtà oggettiva e alla vita lo nega anche a se stessa). L’uomo si vive come coscienza finita ed aspira ad ancorare se stesso ad un Assoluto (come Abramo).
La figura della coscienza inf. è tipica delle religioni ebraica e cristiana. La coscienza inf. riproduce in se stessa la dialettica del servo-padrone. La coscienza incarna in se le due figure: vive se stessa come nulla di fronte ad un Dio interiorizzato la cui potenza è sentita come assoluta. Il culmine dell’autocoscienza nella coscienza inf. mostra l’impossibilità di comprendere se stessa restando entro i limiti di se’. La Coscienza infelice rappresenta la religiosità medioevale; la successiva figura della Ragione rappresenta l’età moderna, l’idealismo. L’idealismo ha superato la coscienza infelice negando che vi sia lacerazione reale all’interno dell’Assoluto. La coscienza supera l’infelicità quando comprende se stessa come Ragione cioè comprende che la differenza tra se e la vita, tra se e la natura, tra se e Dio, non è radicale ma tutto è espressione dell’unità razionale dell’Assoluto.

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