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Etica e responsabilità


La responsabilità etica dell’Io è un peso terribile che l’uomo tende a rimuovere e scaricare su altri, società, autorità e natura, in un mondo di alibi, omissioni e rinunce che lacera la figura umana. L’angelo ha qui una duplice funzione: è figura di denuncia che smaschera la fuga dalla responsabilità, dall’altra supporta la responsabilità stessa (come già si era visto in Socrate).
Lasciato in balia di se stesso, l’uomo non è in grado di assumersi la responsabilità del proprio Io, ma necessita di un essere che lo sostenga. Con l’angelo vive allora in un’alleanza permanente, di supporto etico. Si dissolve la fatica e la solitudine etica e la piena autorealizzazione e auto-compimento non sono più affidati al solo uomo. È un titanismo etico kantiano dell’imperativo categorico.
L’alleanza nella responsabilità dice sull’uomo qualcosa che alla filosofia non riesce, cioè che egli non sta nell’esistenza di propria iniziativa ma vi è stato chiamato, che anche sul piano etico sarebbe consegnato a una drammatica solitudine. L’uomo non è storia, non è natura, ma è persona, ma per pervenire ad essere compiutamente tale necessita del supporto dell’angelo, per raggiungere la dignità ontologica da cui consegue una peculiare responsabilità da cui è sempre tentato di sfuggire, barattando l’identità di persona con qualche potenza che lo assoggetti per il benessere. Ma l’uomo può anche essere facilmente vinto dalla tentazione di fare di se stesso il signore esclusivo del proprio destino, inversamente. Di fronte a queste opposte tentazioni, l’angelo ha funzione immunizzante, aiuta l’uomo a resistere ed essere e rimanere un Io che porta fedelmente la propria responsabilità. Sono due le minacce:
Presunzione dell’autonomia. Si postula un’ulteriorità per raggiungere il significato dell’uomo (Übermensch), ma che invece lo rinchiude immediatamente nell’orizzonte umano, sequestra l’angelo e ne fa dimensione dell’ultramondano umano. Tale visione nasce dall’interpretazione scorretta di categorie come eteronomia e autonomia. Se Dio fosse totalmente altro e estraneo, togliendo ogni spazio di autonomia, allora sarebbe giusta la grande ribellione. Ma nel rapporto uomo-Dio, e quindi con l’angelo, le nozioni di autonomia e eteronomia sono false, inadatte a coglierne la peculiarità. Dio non è lo strapotente altro e l’angelo ambasciatore dell’insopportabile alterità. È certo vero che Dio annulla ogni autonomia umana presuntuosa, ma ciò non significa che affermi l’eteronomia dominante. Il vero significato dell’alterità divina non sta nell’essere Altro, ma nell’essere Dio, unico essere rispetto al quale non è possibile essere autonomi, ma su cui fondare l’eteronomia del dovere morale. non si può dire che Dio non è me e dunque è assolutamente altro. Dio è Dio, sta di fronte alla creatura in modo particolare, così come non gli si può applicare il concetto di Identità non si può nemmeno farlo con quello di Alterità, in quanto essere massimamente assoluto al di là della finitezza. Il termine di alterità verso Dio serve solo a segnalare l’assenza di caratteri di panteismo, cioè per non annullare la diversità dall’uomo; ma non è utilizzabile la nozione in senso assoluto, creando uno iato incolmabile. Dio non è un altro dall’uomo, è la sua sorgente. In tal senso, in questa incomprensione, nasce la falsa lotta per l’autonomia. Invece, bisogna riconoscere la sua sovranità creatrice, è l’Essere che fa sì che il mio essere sia, è il garante ontologico. Non è allora eteronomia, si diventa tanto più se stessi quanto più Egli influisce sulla nostra esistenza. Seguire filosofie come quella di Nietzsche vuol dire esporsi ad una fatica esistenziale sfiancante e insostenibile. Piuttosto, bisogna affermare che “Io sono Io perché sono il Tu di Dio”, in tale dialogo Dio-uomo nell’identità onto-antropologica è appunto l’angelo, a sua volta non Altro, ad associarsi all’uomo come compagno che lo protegge nel suo modo proprio peculiare e identitario.
Omologazione indifferenziata. Il mondo dell’accettazione della dittatura del collettivo, che conduce all’abdicazione progressiva di se stessi rifugiandosi nell’anonimità lontana dalla responsabilità di sé, cioè rifuggire una presunta eteronomia teologica esponendosi all’impatto delle potenze impersonali totalitarie. L’autoalienazione della persona sovraccarica di pesi crea uno spazio vuoto in cui possono irrompere le potenze totalitarie, andando incontro alla catastrofe esistenziale. Dopo aver dichiarato di essere signore di se stesso e essere caduto sotto la stanchezza di tale pretesa.
Nell’estrema singolarizzazione della missione dell’angelo si nasconde l’intuizione che Dio custodisce i singoli unici e irripetibili. È un rapporto mai uniforme, standardizzato, ma mirato sulla particolarità di individuo e la singolarità che lo caratterizza.
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