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Esistenzialismo


È una corrente filosofica del '900. È un clima culturale che caratterizza il periodo tra le due guerre mondiali e che trova la massima espressione nel secondo dopoguerra. Jasper dice che l'esistenzialismo si occupa di quella che lui chiama finitudine umana, di quegli stati che caratterizzano l'uomo che Jasper chiama stati limite (angoscia, sofferenza, nascita, morte, cioè dati tragici dell'esistenza umana).
Questo discorso sui dati tragici si accentua nel '900 a causa delle due guerre mondiali che, con le loro catastrofi e i loro orrori, hanno reso particolarmente evidenti questi dati tragici della condizione umana (delle guerre caratterizzate da genocidi, distruzione di popolazioni civili, tecnologia distruttiva). L'esperienza delle guerre ha evidenziato questi aspetti tragici. In modo particolare fu influenzata l'arte del '900 in cui non c'è un ritratto dell'uomo come nel Rinascimento perché come ha detto John Gitton, critico d'arte, l'arte nel '900 ha difficoltà, in un secolo che ha martoriato l'uomo, per cui l'arte riflette del clima storico. La guerra, oltre ai suoi orrori, ha mostrato all'uomo le sue contraddizioni, la paradossalità dell'essere umano:
1) la ragione (che è ciò che lo distingue dagli animali) e i prodotti della ragione, tanto che l'uomo nell'800 ha migliorato la sua qualità di vita, ha usato la facoltà per migliorare la sua vita, se stesso però nello stesso tempo ha usato questa facoltà a fine di barbarie, di distruzione di se stesso perché la tecnologia è stata usata contro l'uomo stesso, contro l'umanità (Quasimodo evidenzia questa contraddittorietà dell'essere umano tecnologizzato che però ha usato le facoltà per compiere errori nella sue poesie);
2) l'uomo è unico, l'uomo ha valorizzato la sua unicità rispetto agli esseri, l'uomo è capace di scegliere e ha esercitato la sua libertà e la guerra ha dimostrato che è stato risucchiato come in un vortice, in un meccanismo in cui la sua volontà non ha potuto niente, perché di fronte alla morte incombente da dare e da subire la libertà umana è stata annullata dovuta alla presenza della morta incombente
3) il crollo dei valori ottimistici dell'800: tutte le correnti filosofiche ci insegnano che c'è un progresso, che la scienza e la tecnica sono due armi potenti che possono risolvere tutti i problemi dell'uomo; però la scienza di fronte alle domande più importanti per l'uomo (come l'angoscia, la sofferenza, il mistero, la morte) non può rispondere. Qui crolla l'ottimismo ottocentesco.
L'esistenzialismo nasce da queste premesse. L'esistenzialismo ha dei collegamenti molto forti con la letteratura, cioè le stesse tematiche filosofiche vengono affrontate anche nella letteratura ( nella narrativa ci sono Dostoevski con la tematica dell'uomo che deve scegliere, che si trova di fronte a delle scelte e poi porta dietro il peso della sua scelta e Kafka che analizza una dimensione come se grava su di noi sempre una minaccia di una condanna, un processo che è la minaccia del nulla che porta alla morte e tutta la nostra vita portiamo su di noi questo peso esistenziale, di questa minaccia incombente; questa è una condizione esistenziale; a livello poetico trova la sua espressione nell'ermetismo con Ungaretti che parla della vita come naufragio di illusione e speranza, dove evidenzia la precarietà dell'esistenza con cui conviviamo continuamente nella nostra vita, perché in un attimo possiamo morire, sparire, la tematica della fragilità dell'uomo; Quasimodo, Montale che paragona la vita a una muraglia, tutte le sue poesie sono ambientata nel primo pomeriggio quando tutto è sospeso).
In questo clima di disorientamento, di sbandamento dell'uomo, la filosofia invita l'uomo a rientrare in se stesso, nella propria interiorità, l'analisi filosofica si sposta nella propria interiorità, cioè l'uomo solo con se stesso deve fare l'analisi della crisi esistenziale profonda che lo colpisce e deve riuscire a guardare, all'interno di se stesso, in faccia al suo destino (fatto di precarietà, finitezza) perché solo grazie a questa analisi esistenziale può riscoprire la grandezza e l'infinitudine dell'uomo. Solo se l'uomo si guarda in faccia senza illusioni al suo destino che è sicuramente tragico, ma solo se ci riesce lì può riscattare la sua grandezza (come Pascal).
L'esistenzialismo indaga l'esistenza, cioè il modo concreto con cui l'uomo si relaziona con il mondo e con gli altri. Per cui dicono che tutte le filosofie sistemiche, razionalizzate che pretendono di trasmettere una verità filosofica valida per tutti (e quindi per nessuno perché ognuno deve cercare la sua risposta come diceva Kierkegaard) sono l'opposto dell'esistenzialismo, che è filosofia della vita. Con l'esistenzialismo siamo sempre nel filone irrazionalistico, in cui però troviamo posizioni diverse. Nell’esistenzialismo si valorizza (non la biologicità, l'istintività dell'uomo a vantaggio della ragione) la riscoperta e centralità della dimensione interiore, dove si vive la contraddittorietà dell'esistenza umana, la finitezza e l'infinitezza, la miseria e la grandezza dell'uomo, la temporalità e l'eternità dell'uomo, si svaluta la ragione oggettiva per valorizzare un'esperienza interiore dell'essere umano, lì dove si vive la paradossalità dell'essere umano. Questi aspetti riguardano tutto il filone esistenzialistico perché tutti si occupano di queste tematiche legate alla finitezza dell'uomo, poi ogni filosofo porta avanti il suo percorso. Per esempio Sartre è un filosofo esistenzialista ateo, per cui analizza la sua condizione in relazione con il mondo e in funzione dell'immanenza; Marcel o Bart sono credenti per cui analizzano in relazione all'aldilà e si cerca di dare un significato all'esistenza dell'uomo in funzione di un infinito, della trascendenza.
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