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Zenone di Elea e la dialettica


Allievo e seguace di Parmenide è Zenone di Elea (490-440 ca. a.C.). Il senso dell’opera di questo affascinante autore consiste nel tentativo di difendere Parmenide dagli attacchi che inevitabilmente vennero mossi a un pensiero tanto radicale quanto controintuitivo (ossia contrario, o diverso, da come intuitivamente ci aspetteremmo che stiano le cose). Zenone, infatti, mise a punto una raccolta di complessi argomenti che miravano a dimostrare l’erroneità delle tesi sostenute dagli avversari del suo maestro: per questa ragione Zenone viene considerato da Aristotele (e in qualche misura già da Platone) come l’inventore della dialettica, ossia del metodo confutatorio (capace cioè di mostrare l’infondatezza di una dottrina o di una tesi filosofica). Zenone procede pressappoco in questo modo. Prima di tutto prende uno degli assunti di Parmenide, cioè una delle caratteristiche dell’essere (i famosi “segnali”) enunciate dal maestro; poi si mette nei panni di un avversario di Parmenide e nega questo stesso assunto, sostenendo, per esempio, che l’essere non è uno ma molteplice, oppure che non è immobile ma in moto; quindi dimostra che dalla negazione di questo assunto discendono conseguenze assurde, oppure in contrasto con la stessa premessa o semplicemente paradossali: in questo modo può concludere che l’assunto parmenideo deve essere per forza vero, dal momento che la sua negazione determina esiti inaccettabili.
Per inciso, occorre segnalare che la dimostrazione della verità dell’affermazione A attraverso la falsità dell’affermazione contraddittoria non-A rappresenta la struttura del metodo dialettico, e in questa forma verrà ripresa da Platone e Aristotele.
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