Antois di Antois
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Stoicismo

Lo Stoicismo è una grande scuola di pensiero che prende il nome dal portico nel quale passeggiavano gli allievi. Non vi sono delle figure centrali nello Stoicismo, poiché esso fu caratterizzato da diverse fasi e i personaggi più rilevanti furono Zenone di Cizio, Cleante di Asso e Crisippo di Soi. A causa delle poche fonti non è stato facile ricostruire questo pensiero filosofico.

Il logos

Secondo gli stoici il principio assoluto si identifica con il logos ed è interno alla natura, è immanente e sintetizza in se stesso sia la dimensione materiale che quella razionale. Infatti il logos è un principio di vivificazione della materia e contiene in se le ragioni seminali della realtà. Esso è il fine ultimo verso il quale tutte le cose materiali tendono. È un principio interno all’uomo che si identifica con l’anima, vivifica il corpo ed è considerato come una sorta di  (soffio di natura ignea).
Il logos è un principio fisico simile ad un soffio che anima la natura ed è dotato di intrinseca razionalità. La natura è razionale poiché è animata dal principio razionale del logos. Il logos non solo anima le cose, ma le fa essere secondo un ordine ciclico: per gli stoici gli elementi fisici nascono, si sviluppano e si dissolvono per poi ricominciare alla fine del grande anno. L’universo verrà sostituito da un altro universo che nascerà, si svilupperà e si dissolverà come il precedente e questa prende il nome di “dottrina dell’eterno ritorno”.

L’etica della libertà

L’essere umano ha al suo interno una stessa struttura, ovvero l’anima, che gli consente di vivere secondo ragione e in modo virtuoso. La felicità per gli stoici si identifica con il vivere in maniera libera (etica della libertà). Per gli stoici la libertà si identifica con il dovere: accettare che il divenire fisico avviene in un determinato modo, poiché la natura è retta da un ordine razionale contro il quale non si può andare. Questa accettazione prende il nome di “amor fati”: amore per il destino. Quella degli stoici è una forma di panteismo (concezione filosofica che ritiene che il logos sia presente nella totalità della natura).

Beni morali, mali morali e beni indifferenti

L’essere umano ha il compito di agire moralmente, ma all’uomo si presentano due alternative: coltivare i beni morali o i mali morali. Il coltivare i beni morali implica l’agire razionalmente, ma anche l’intenzione di agire che è sincera, genuina e onesta; coltivare i mali morali, invece, devia da un’azione razionalmente connotata e permette di agire in preda alle passioni e agli istinti. Esiste un gruppo di azioni che non rientra né nei beni morali né nei mali morali: si tratta di beni che, pur dovendo essere perseguiti per ragioni sociali, non sono atti a qualificare una vita moralmente connotata e vengono definiti “beni indifferenti” (amore per la patria, la salute, la malattia ecc…). Tra i beni indifferenti vi sono quelli preferibili (che promuovono la conservazione biologica e sociale dell’uomo: salute invece di malattia, vita invece di morte…) e quelli non preferibili.

Ragione e passione

L’uomo spesso e volentieri compie delle azioni che si connotano come irrazionali, poiché nell’uomo sono presenti le passioni che ostacolano il potere della ragione. E’ una morale che tende a prospettare un continuo prevalere della ragione sulle passioni. Esistono due coppie di passioni: desiderio-paura e piacere-dolore. Le passioni nascono dalla tendenza all’autoconservazione, propria ad ogni essere umano, ma presente in maniera differente in base all’età anagrafica. Nei bambini si manifesta sulla base di impulsi irrazionali, mentre l’adulto agisce in modo razionale poiché ha un controllo maggiore sulla parte razionale, ma non è sempre così: ci sono casi in cui si patisce uno squilibrio tra anima e parte irrazionale. L’adulto guarisce da ciò attraverso la “riconversione delle passioni”, ovvero con la terapia dell’anima che è la filosofia stessa, poiché attribuisce alle passioni un valore nullo. Colui che ci riesce è il saggio, signore di se stesso, caratterizzato dallimpassibilità e dall’imperturbabilità che sono le due connotazioni del saggio stesso. Il saggio che non ci riesce ha il dovere di suicidarsi: il suicidio stoico rappresenta uno dei più grandi paradossi: i saggi non esistono e solo Socrate era saggio.

Cosmopolitismo

Ogni individuo è cittadino del mondo e deve esercitare i suoi valori in ogni contesto geografico. Oltre ad un logos inteso come principio fisico che anima le cose, gli stoici parlano di un logos presente in ogni essere umano che anima la vita sociale e che ha lo scopo di regolare i rapporti sociali degli uomini all’interno del loro contesto di appartenenza. I rapporti umani si fondano su un “diritto naturale”, basato sulla ragione e sui concetti di egualitarismo e di libertà.

Lo schiavo e la figura femminile

Secondo gli stoici tutti gli esseri umani partecipano delle ragione, anche le donne e gli schiavi che non sono considerati individui geneticamente inferiori e sono tali non per inclinazione naturale all’obbedienza, ma per la presenza di condizioni storiche, politiche e sociali che li hanno portati ad obbedire e ad essere schiavi. Anche se la donna viene considerata al pari dell’uomo, non è ammessa all’interno delle scuole degli stoici, mentre poteva partecipare alla scuola di Epicuro.

La “gnoseologia” o “teoria della conoscenza”

Gli stoici ritengono che l’origine della conoscenza sia l’esperienza e che il primo momento del processo conoscitivo sia costituito dalle sensazioni, prodotte dall’impatto dei dati dell’esperienza sensibile sulla nostra mente. Le sensazioni producono in noi delle immagini mentali corrispondenti alle cose che noi percepiamo. Queste immagini mentali si traducono in quelle che gli stoici chiamano “rappresentazioni catalettiche o comprensive” (atto compiuto dalla nostra mente con il quale la mente afferra in maniera immediata la realtà concepita). Secondo una parte dello stoicismo la rappresentazione catalettica costituisce un criterio di verità in ambito conoscitivo, ovvero, è quello strumento al quale l’uomo si appella per conoscere. Dopo che la mente ha afferrato i dati della realtà empirica, facendosi delle immagini mentali di tali dati, interviene la ragione (o facoltà razionali), che dà il proprio assenso a quanto è stato precedentemente percepito, ovvero ne conferma la validità. Secondo Zenone, però, anche la ragione può commettere degli sbagli, quindi la possibilità di una conoscenza certa della realtà è respinta dagli stoici. Ciò che viene percepito dalla mente, dopo la percezione, si sedimenta in essa sotto forma di ricordi, che sono definiti “prolessi” o “nozioni comuni” o “schemi generali della realtà”, grazie ai quali, sulla base di ciò che abbiamo già percepito, l’uomo può immaginare ciò che avverrà.

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