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Stoicismo

Stoicismo deriva dal greco Stoà poikile, ossia “portico dipinto”, il luogo in cui Zenone di Cizio teneva le sue lezioni e dove riuscì a mettere in piedi una filosofia che riuscirà a governare il mondo antico per cinque secoli, fino al sorgere dell’Impero Romano.
Lo stoicismo viene distinto in tre periodi
 Stoicismo antico: tra il 200 e il 100 a.C. è l’inizio di questa nuova concezione del mondo secondo Zenone e Crisippo;
 Stoicismo medio: in questo periodo vennero assimilati pensieri di altre dottrine grazie all’influenza di figure come Pancrazio e Poseidonio;
 Stoicismo tardo: l’introduzione nel mondo romano con Seneca, Epitteto e Marco Aurelio.

Logica

La logica stoica è di tipo proposizionale, ovvero si basa su delle frasi con soggetto e predicato per poter formulare delle teorie e studiarne la veridicità o meno. Si tratta dello stesso ragionamento deduttivo che praticava Aristotele. Tuttavia, se ne differenzia quando gli stoici fanno distinzione tra significante e significato di una parola, dicendo che la logica non dipende dalle regole grammaticali ed è soggettiva. Aristotele usava come premessa nei sillogismi un concetto generale e poi scendeva nello specifico. Gli stoici, invece, partono da un’ipotesi, ne traggono le loro conclusioni e arrivano ad una tesi più o meno vera. Aristotele coi sillogismi scopriva soltanto la verità di un’ipotesi, mentre gli stoici ne ricavano altre teorie seguendo lo schema “se... allora... quindi... in conclusione”.

Dato che le sensazioni sono fondamentali perché fanno scattare un certo meccanismo nella mente, spesso ci capita di recepire varie informazioni ed essere confusi sulla loro certezza. A questo punto si può sospendere il nostro giudizio e fermarsi a riflettere per comprendere meglio. La conoscenza, in sintesi, è invece considerata prevalentemente passiva, perché acquisisce informazioni grazie alle sensazioni e non alla ricerca attiva.

Fisica

Gli stoici studiavano la physis per comprendere i misteri della natura osservando i fenomeni. Secondo loro, la natura altro non era che un complesso sistema regolato da numerose leggi razionali che non dipendono da fattori esterni o esseri viventi (come gli uomini) ma esistono da sempre. L’insieme delle leggi naturali è racchiuso nel termine logos.

Il logos come ragione è il mattone universale della materia. Il cosmo che circonda il nostro pianeta è l’espressione perfetta di un universo ideale in cui tutte le leggi naturali convivono in armonia. Ogni cosa esistente è perfetta e noi, spesso, non ce ne rendiamo conto perché non percepiamo questa perfezione guardando solo all’apparenza e non oltre. L’universo è pieno di pneuma, ovvero di una sostanza che rende vivente tutto ciò che vediamo. Il pneuma spesso coincide con l’anima, nel cristianesimo è il “soffio divino”, per cui ogni cosa ha un’anima perché è vivente, ma noi uomini spesso non ce ne rendiamo conto perché pensiamo solo da alcuni punti di vista. Di conseguenza anche i pianeti e gli astri in generali vivono e ce ne danno una dimostrazione con tutti i fenomeno naturali quali le eruzioni, gli uragani, le maree ecc...

Ciclicità del mondo

Secondo gli stoici, il tempo è ciclico e quindi non ha un inizio e una fine ben determinati, ma si ripete e si ripete nel tempo perché l’universo è sempre esistito e dunque non esiste un tempo zero e un tempo ultimo. Le cose viventi prima o poi sono destinate a scomparire. Se però il mondo è eterno, anche i suoi abitanti prima o poi rinasceranno. Secondo lo stoicismo, ogni ciclo termina con una conflagrazione universale che si verifica più o meno ogni 36'000 anni, un processo che viene definito apocatastasi (cioè “ristabilimento”). Questo fuoco è lo stesso predicato da Eraclito con il suo phanta rei, cioè “tutto scorre”.

Secondo gli stoici, gli eventi non accadono casualmente ma secondo un disegno prestabilito. I mutamenti degli esseri viventi, per esempio la crescita, sono tutti predeterminati e puntano ad un obiettivo. Considerando poi che il mondo eterno e che la storia si ripete, allora ogni evento è necessario perché si mantenga l’equilibrio. Dopo la conflagrazione, il mondo verrà “ricostruito” e con esso il resto. Ecco che, se tutto è già scritto o destinato a ripetersi, gli stoici consideravano possibile, tramite la pratica della divinazione (detta mantica), prevedere il futuro, dato che gli eventi in corso o in arrivo hanno cause già note o in procinto di essere manifestate, quindi cogliendone i segni si può determinare quel che succederà.

Etica

Per gli stoici l’uso corretto della ragione conduce alla felicità, un bene prezioso. Questa felicità non si può raggiungere immediatamente, ma si ottiene esercitando la virtù e realizzando la propria volontà sentendo di aver compiuto il nostro dovere. Bisogna vivere secondo natura che, essendo regolata da leggi e quindi razionale, coincide con la ragione. È difficile vivere secondo ragione perché essa è corrotta dalla società con false opinioni e idee. L’etica stoica mira quindi al recupero della natura originaria, quindi della ragione pura.
Secondo gli stoici, l’uomo ha una tendenza innata a cercare il bene, inteso come ciò che gli consente ci maturare nella propria pienezza. Il male, al contrario, sono le cose che ci distolgono dalla retta via, quindi si tratta delle passioni. Lo stoicismo imponeva che l’uomo fosse del tutto freddo, che non si lasciasse trasportare dalle emozioni e che fosse imperturbabile, cioè fedele solo alla razionalità. Le passioni sono ingannevoli perché dietro ad esse c’è una convinzione che le provoca e questo è motivo di errore e infelicità. Intervenendo sulle proprie convinzioni, possiamo determinare l’effetto su di noi delle emozioni. Una volta controllate, si diventa indifferenti e si può conseguire una ricerca verso la felicità totale e la libertà.

Tutti possono ambire alla virtù, gli uomini sono tutti uguali senza alcuna discriminazione e sono cittadini del mondo. Gli stoici invitavano ad abolire le nazioni e i reciproci odi fra i popoli, costruendo un unico stato in cui tutti vivano in armonia e felicità.

Ad ogni modo, nello stoicismo l’autoaffermazione è necessaria, vitale. Nel momento in cui al singolo individuo viene impedito di realizzarsi, l’alternativa ad una vita infelice e non virtuosa è il suicidio. Come diceva Seneca, influenzato dallo stoicismo, bisogna ricorrere al suicidio soltanto quando vengono calpestati i propri ideali, i valori in cui si crede e che non possiamo più realizzare. Togliersi la vita è un gesto di responsabilità, perché potrebbe causare dolore in familiari e amici. Quando queste condizioni sono tutte in accordo, in casi come la riduzione in schiavitù, la perdita della ragione o semplicemente l’incorrere nella vecchiaia, allora lasciare questo mondo è doveroso e un diritto.
Considerando poi che sia i romani filosofici che gli stoici vissero in un’epoca datata prima dell’anno zero, non esistevano più divinità (specie il Dio cristiano) e quelle religioni che non tollerano l’uccisione volontaria perché distruzione di una creazione divina. Nel cristianesimo, Dio ha dato vita all’uomo e uccidersi è come ricambiare il favore con uno schiaffo.

La società è davvero marcia, ma l’uomo non deve separarsene quanto cercare di migliorarla per costituire le basi di un mondo migliore.

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