Concetti Chiave
- La democrazia diretta nelle poleis richiedeva la partecipazione attiva dei cittadini maschi, svincolando le leggi dal valore sacro e rendendole espressione della volontà umana.
- Sotto Pericle, Atene espanse l'isonomia, garantendo uguaglianza politica anche ai proprietari terrieri minori, diventando un modello di Stato ambito nell'antica Grecia.
- I sofisti, considerati maestri d'eloquenza, proponevano un insegnamento alternativo mirato a preparare i giovani alla vita pubblica, rispondendo alle esigenze della democrazia.
- Protagora, uno dei più celebri sofisti, sosteneva che "l'uomo è misura di tutte le cose", evidenziando il concetto di relativismo e l'assenza di verità assoluta.
- Il criterio dell'utile, secondo Protagora, superava i limiti del relativismo, sottolineando l'importanza di ciò che è vantaggioso per la società nel giudizio e nelle scelte individuali.
La democrazia diretta nelle poleis
Atene sotto Pericle
Grandi trasformazioni vi furono sotto l'Atene di Pericle, che estese l'Isonomia (uguaglianza politica) anche ai medi e ai piccoli proprietari terrieri. Così Atene divenne la forma di Stato più ambita e diventò anche il modello greco per eccellenza.
Di ciò ce ne diede testimonianza proprio Pericle in una sua opera: Atene non prendeva spunto da altre Costituzioni, all'interno della poleis tutti avevano uguali diritti, ma alcuni erano più degni della stima rispetto ad altri; la politica sceglieva i più bravi, i più meritevoli, indipendentemente dal clero; la città di Atene era una scuola per la Grecia.
Il ruolo dei sofisti
Tra gli uomini più in vista nell'Atene di Pericle vi furono i sofisti , da sofistos (sapientissimo) .
Se il termine assunse il significato dispregiativo ciò derivava da Platone e Aristotele che associarono , a questi, caratteristiche negative.
Essi pensavano che i sofisti non fossero dei filosofi, non considerandoli sapienti, ma portatori di una sapienza apparente poiché ponevano solo domande e mai risposte, non andavano alla ricerca della verità e mercificavano il sapere con un tipo di insegnamento dietro compenso. In realtà i sofisti proponevano ai giovani che volevano avvicinarsi alla vita pubblica un modello di insegnamento alternativo rispetto a quello della tradizione aristocratica.
Finalizzato all'esercizio delle virtù politiche, rispondeva alle esigenze delle nuove Istituzioni democratiche. In una società dominata da assemblee e tribunali la capacità di parlare bene rappresentava un vantaggio decisivo: occorreva sapere i significati e le sfumature delle parole, occorreva possedere l'arte dell'eloquenza.
I sofisti dunque furono maestri d'eloquenza, un'abilità indispensabile per chi aspirava al successo nella vita politica.
Rispetto alla figura della natura sviluppatasi nel mondo greco, i sofisti ebbero un atteggiamento distaccato. Essi puntarono lo sguardo verso le scelte e la vita degli uomini e si distaccarono dall'archè, eccessivo all'esperienza. Per i sofisti non esisteva il bene e i valori erano relativi ad ogni comunità. L'uomo doveva essere padrone delle sue tecniche e dei suoi valori, quindi le sue scelte e la verità dovevano essere relativi ad ogni ambiente e comunità.
Rispetto ai loro predecessori, ad esempio Parmenide che ammetteva una verità assoluta (l'essere), i sofisti ammettevano una Verità Relativa, secondo cui il vero doveva essere definito come tale rispetto al soggetto che la conosce. (Per me l'aranciata è dolce, per te che hai assunto un medicinale, è amara. Nessuno dei due mente, poichè rispetto alla condizione nel quale siamo ognuno dei due dice la verità. una verità relativa) Quindi la verità diventava Opinione (Doxa).
I sofisti non si occuparono di ciò che era vero, ma di ciò che era utile.
Protagora e il relativismo
Uno dei più grandi Sofisti di prima generazione fu Protagora.
Egli nacque ad Abdera nel V secolo a.C., tra il 491 e il 481. Esercitò la professione di sofista per circa quarant'anni, soggiornando spesso ad Atene presso la quale godette dell'amicizia di Pericle, il quale gli affidò il compito di elaborare la legislazione per la colonia di Turi (444 a.C.).
Protagora fu accusato d'empietà. Questa accusa prendeva spunto dalle sue opere (Sugli dei), nelle quali affermava che
Protagora:. Di tale affermazione (che è una presa di posizione agnostica e non atea) erano significative le ragioni addotte dal filosofo : una che faceva supporre che la brevità della vita imponesse all'uomo problemi più pressanti della speculazione teologica, ovvero che non consentiva di risolvere problemi così complessi; l'altra che tale speculazione oltrepassasse i limiti della conoscenza umana circoscritti all'ambito dell'esperienza.
"Riguardo agli dei non si sa nè che sono nè che non sono, nè quale sia la loro natura, molte cose sono infatti le difficoltà che impediscono di appurarlo: la grande oscurità della cosa e la brevità della vita"
Il pensiero di Protagora
Protagora disse anche che "l'uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono e di quelle che non sono". Si tratta di una tesi in netta contrapposizione con il pensiero parmenideo, poiché afferma che l'opposizione tra ciò che è e ciò che non è non va intesa in maniera assoluta.
Si è discusso molto nel dire se l'uomo sia l'uomo in generale o il singolo individuo. Nel primo caso la misura sarebbe anch'essa generale, ossia unica per tutti gli uomini, invece nel secondo varierebbe da individuo ad individuo e quindi ''Tante teste, tanti pareri ''. La conclusione degli studiosi quindi fu che Protagora si riferisse al singolo individuo.
Da questa tesi deriva che non esiste una verità assoluta, ma solo opinioni relative all'individuo che conosce e giudica.
Da essa deriva in sostanza il relativismo, secondo cui la realtà non è unica, ma molteplice, relativa al'esperienza, varia, conflittuale e soggettiva. La verità non esprime la natura delle cose ma l'interazione tra oggetti e uomo.
Riguardo alle percezioni quindi ognuno di noi è giudice e le valutazioni sono iremediabilmente soggettive e sempre vere. Tuttavia, sebbene i giudizi si manifestino in base a questa considerazione egualmente veri, non sono altrettanto opportuni se dannosi.
Esistono quindi dei limiti del relativismo e vengono superati da un parametro : l'utile che riescono a percepire in pochi ed è singolo e della comunità (Criterio dell'utile: non tanto l'utile per l'individuo quanto l'utile per la società).
Il compito del sofista per Protagora è quindi provvedere con gli strumenti persuasivi del linguaggio a una trasformazione dell'individuo. Grazie alla retorica e alla ragione gli individui riusciranno a comprendere meglio la verità più utile e meno dannosa.
Platone intitola un brano "Protagora", nel quale cerca di spiegare l'utile. Questi fa parlare Protagora attraverso un mito, quello di Prometeo, con il quale spiega che le virtù non sono innate; l'uomo potrebbe essere l'essere più fragile, ma apprende le virtù grazie alla ragione. L'uomo è responsabile della creazione della sua storia, e potrà creare il suo destino. Giustizia e ragione equivalgono a pace.
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza principale tra la democrazia diretta e quella rappresentativa nelle poleis?
- Come influenzò Pericle l'uguaglianza politica ad Atene?
- Qual era il ruolo dei sofisti nella società ateniese?
- Qual è la posizione di Protagora riguardo alla verità?
- Qual è il compito del sofista secondo Protagora?
Nelle poleis, la democrazia era diretta, richiedendo la partecipazione attiva dei cittadini maschi nella discussione e approvazione delle leggi, che venivano considerate prodotti della volontà umana piuttosto che divine.
Pericle estese l'Isonomia ai medi e piccoli proprietari terrieri, rendendo Atene un modello di Stato ambito e una scuola per la Grecia, dove tutti avevano uguali diritti, ma i più meritevoli venivano scelti per la politica.
I sofisti, considerati maestri d'eloquenza, fornivano un insegnamento alternativo per preparare i giovani alla vita pubblica, enfatizzando l'importanza della capacità di parlare bene in un contesto democratico.
Protagora affermava che "l'uomo è misura di tutte le cose", sostenendo che non esiste una verità assoluta, ma solo opinioni relative all'individuo, il che porta al relativismo e alla soggettività delle percezioni.
Il compito del sofista è fornire strumenti persuasivi attraverso il linguaggio per trasformare l'individuo, aiutandolo a comprendere la verità più utile e meno dannosa per la società, come evidenziato nel mito di Prometeo.