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L’arte della comunicazione e del dialogo: Socrate e i sofisti


Nel V secolo a.C, ad Atene, le basi ideologiche tradizionali e religiose vengono messe fortemente in crisi: ciò favorisce la nascita della filosofia che aiuta l’uomo a prendere coscienza del suo valore e della sua dignità, nonché delle proprie responsabilità. Questo clima completamente mutato è la piena attuazione della democrazia, che valorizza il singolo all’interno della società. Grazie al fatto che ogni uomo libero potesse esprimere la propria opinione nella vita politica, si affermò molto più facilmente la cultura filosofica. Qui si sviluppò la corrente di pensiero dei Sofisti.

I sofisti


I sofisti (letter, sapientissimo) sono un nuovo movimento composto da intellettuali, medici, poeti o insegnanti, che si facevano pagare perché tali. Nonostante le molte critiche mosse da diversi uomini di cultura, come Platone, Aristotele, Aristofane, i Sofisti furono un movimento molto innovativo e culturalmente avanzato, grazie alle loro conoscenze ampie e senza confini. Il movimento della sofistica è costituita da tecnici della comunicazione che portavano avanti tutti lo stesso progetto educativo: un insegnamento di tre o quattro anni che trasmettesse loro la Virtù, cioè l’arte di padroneggiare la parola, specialmente al fine di persuadere l’uditorio della validità delle proprie idee. I filosofi che rappresentano il movimento si dividono in due generazioni. La prima generazione di filosofi è composta da:
• Protagora, nato nel 485 a.C. ad Abdera, sostiene il relativismo (dottrina secondo cui ogni credenza è relativa e mai assoluta) culturale e morale, poiché convinto che i valori possedessero validità relativa al contesto storico-culturale in cui si fossero formati: perciò, l’unica criterio di verità è l’utile.
• Gorgia, nato nel 485 a.C. a Lentini, sostiene lo scetticismo metafisico, cioè la credeza che l’essere non c’è o è inconoscibile o inesprimibile; inoltre è convinto che, non esistendo alcun criterio di verità oggettivo, la parola non ha potere assoluto e l’esistenza è una dimensione irrazionale e misteriosa. La seconda generazione di filosofi, invece, è composta da Predico, Ippia, Antifonte, e Trasimaco che trasformano la retorica in eristica, cioè l’arte di battagliare con le parole gli avversari.

Socrate (Atene, 469-399 a. C)


Socrate nasce ad Atene nel 469 a. C; con il suo relativismo contribuì, insieme ai Sofisti, a disgregare completamente le certezze passate. Nel corso della sua vita, Socrate non scrisse nessuna opera e la sua vita e pensieri ci sono giunte tramite le testimonianze di Platone, suo diretto discepolo. Socrate, dopo un lungo percorso spirituale, si rende conto di “sapere di non sapere”: la sua missione diventa quella di far accorgere gli uomini d’essere immersi in un torpore spirituale, anche in maniera molto fastidiosa. Egli ricercò sempre ed incessantemente la verità, volta ad evidenziare errori, pregiudizi e false conoscenze per poter, invece, individuare valori condivisibili a cui uniformare la vita. Egli cercò anche un nuovo tipo di dialogo critico, fatto di domande e risposte brevi attraverso un metodo distinto in due fasi:
• L’ironia (negativa): secondo il filosofo, essa consiste nel demolire le opinioni avversarie con una strategia di ridicolizzazione delle stesse, dopo aver finto di accettarle come giuste.
• La maieutica (positiva): serviva a far emergere le idee giuste di un uomo tramite la profonda analisi di se, fondamentale per la “propria conoscenza”. In generale, lo stile di vita di Socrate fu sempre votato alla costante riflessione razionale, al punto da far sì che egli reputasse la virtù una conoscenza unica ed insegnabile. Tutto ciò coincide con l’utilizzo della ragione che discerne ciò che è bene e ciò che è male per se stessi e per tutta la comunità. Quindi, la ragione illumina e guida le azioni degli uomini e chi conosce il bene, non commette il male. Sostanzialmente, quindi, secondo Socrate, il fine della filosofia è la cura dell’anima. Socrate venne condannato a morte nel 399 a. C, probabilmente perché considerato troppo pericoloso per una possibile ricostruzione delle antiche credenze con le sue opinioni innovative. Nonostante gli venne posta la scelta, il filosofo decise di continuare a credere nelle sue teorie e non rinnegarle. La sua morte può essere, dunque, interpretata come rigore morale conclusivo di una vita precisa e dedicata.
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