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Confrontando i pensieri di Socrate e dei sofisti, notiamo che, nonostante vi siano molte divergenze, non mancano punti di analogia.
Infatti, entrambi distolgono l’interesse dalle ricerche naturalistiche per concentrarsi su un nuovo interesse: l’uomo. Inoltre, il linguaggio filosofico non è più rappresentato da versi ermetici o poesie (come in Eraclito o Parmenide), anzi, è aperto alla comunicazione con un vasto gruppo.
Sia Socrate sia sofisti erano degli intellettuali militanti che affrontano temi che ci appaiono moderni, quali la virtù, l’uguaglianza ecc.
Tuttavia, il metodo socratico costituito da discussioni con i giovani è ben diverso da quello dei sofisti, i quali articolavano dei lunghi discorsi.
Inoltre, i sofisti si ritenevano i detentori del sapere, per questo vennero criticati da Socrate, il quale affermava che loro pretendessero di parlare di tutto, senza possedere una conoscenza approfondita di nulla; inoltre, il motto filosofico di Socrate, passato alla storia era “so di non sapere”.

Lo scopo educativo era ben diverso : per i sofisti era insegnare la retorica (l’arte del parlare) al fine di formare giovani che sapessero “rendere forte il discorso debole”, invece, per Socrate era risvegliare nell’animo di ognuno il valore del bene, del giusto e della virtù.
Per questo più che un maestro Socrate si riteneva un esaminatore (che voleva mettere sotto esame la vita) e, a differenza dei sofisti, non si faceva pagare.

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