Video appunto: Scuola eleatica - Parmenide

Scuola eleatica



La scuola eleatica fiorisce ad Elea (Campania). L'atmosfera filosofica è diversa da quella ionica: gli ionici cercavano il principio, la sostanza fisica delle cose, mentre gli eleatici vanno oltre la superficie, per raggiungere un essere unico, eterno e immutabile. Gli eleatici sostengono inoltre che le cose non sono cosi come i sensi e l’esperienza manifestano.


Parmenide



Parmenide è il fondatore della scuola eleatica. Espone il suo pensiero nell’opera “Sulla natura”. Nel proemio Parmenide immagina di essere trasportato su un carro al cospetto della dea Giustizia che gli rivela il “solido cuore della ben rotonda verità”
Secondo Parmenide davanti all’uomo si presentano due vie:
- il sentiero della verità (alétheia) basato sulla ragione che ci porta a conoscere l’essere vero. Ѐ la via che imbocca il filosofo.
- il sentiero dell’opinione (doxa) basato sui sensi che ci porta a conoscere l’essere apparente.
Eraclito è diametralmente opposto a Parmenide, crede solo in ciò che vede è perciò la sua filosofia è doxastica.
Secondo Parmenide la ragione ci suggerisce che “l’essere è e non può non essere, il non essere è e non può essere.”. Questo si basa su due principi che verranno teorizzati dopo: il principio di identità (ogni cosa è se stessa) e il principio di non contraddizione (è impossibile che una cosa sia e contemporaneamente non sia ciò che è).
Con questa tesi Parmenide afferma che solo l’essere esiste, il non essere non esiste e non può essere pensato. La nostra mente, il nostro linguaggio può riferirsi solo all’essere.
Il termine “essere” diventa un sostantivo neutro che allude a un concetto astratto: questo avviene per l’articolo determinativo (to in greco) che, preposto a un nome o a un verbo, le trasforma in nozioni (es: bello->il bello-> la bellezza). Con parmenide le espressioni “l’essente”o”l’essere” non si intendono i singoli enti ma la realtà in generale: nasce l’ontologia, ossia il discorso dell’essere, lo studio dell’essere nelle sue caratteristiche universali. Escludendo il nulla (ciò che non è) Parmenide ricava le proprietà del essere:
rifiutando tutto ciò che comporta il non essere, l’essere è ingenerato e imperituro (fornito di una perenne validità), se nascesse implicherebbe che verrebbe dal nulla, se perisse si dissolverebbe nel nulla.
l’essere è eterno, se fosse nel tempo il presente sarebbe ciò che non è più (il passato), e ciò che non è ancora (il futuro).

Il presente è un presente eterno



L’essere vero è immutabile e immobile, se mutasse o si muovesse si troverebbe in una serie di stati in cui prima non era. L’essere è unico e omogeneo: se fosse molteplice implicherebbe intervalli di non essere.
L’essere è finito, poiché la finitudine è sinonimo di perfezione.
Questi secondo Parmenide sono gli attributi filosofici di un essere ontologicamente perfetto. L’essere parmenideo è una realtà necessaria (non può non essere o essere diverso da com’è); per esprimere l’idea di realtà necessaria Parmenide parla di
“giustizia, non allenta le sue catene e non lascia che qualcosa nasca o venga distrutto, mantiene fermamente ciò che è.
non c’è niente al di fuori dell’essere, poiché il destino faccia in modo che rimanga immobile.”
Non sappiamo qual è questo essere vero e necessario. Alcuni ritengono sia una realtà metafisica, altri una realtà corporea. In generale questo essere possiede tutte le determinazioni che in seguito saranno riferite all’Assoluto.
Come va inteso il mondo secondo Parmenide? Lui nota che il mondo e l’essere che ha descritto sono opposti. Il mondo è nato, può morire, è in continuo cambiamento, mentre l’essere è ingenerato, imperituro. Conclude che il mondo è diverso dall’essere, quindi è un illusione. Arriva a una conclusione che lui stesso definisce doxastica ossia che il mondo è generato da due principi opposti: la luce e la notte.
Parmenide fonda la sua intera dottrina sull’affermazione “l’essere si può pensare e dire, il non essere non si può né pensare né dire”. Quindi per lui la sfera dell’essere (ontologica), quella del pensiero (conoscenza) si fondono con la lingua: linguaggio, logica e ontologia sono connessi.
Il linguaggio non può che riflettere la realtà, mentre ciò che non è reale non è possibile di alcuna formulazione verbale.
Aggiunge che la molteplicità ha nomi contraddittori che ne annientano l’esistenza.
Le cose a cui l’uomo ha dato un nome sono insussistenti.
Il linguaggio appare come una costruzione artificiosa dell’uomo, una convenzione senza spessore ontologico.
A questo punto affermiamo che le vie di Parmenide sono tre:
- la via dell’assoluta verità (che dice solo l’essere)
- la via dell’opinione ingannevole (doxa che dice anche il non essere)
- la via dell’opinione plausibile (doxa plausibile, che offre una spiegazione della realtà percepita con i sensi)
L’illusione che tu vedi è il modo con cui il cosmo manifesta se stesso.