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Parmenide e la sua vita


Durante il VI e il V secolo a.C. nella Magna Grecia nasce la scuola eleatica chiamata così perché nata nella città di Elea. Il fondatore di questa scuola è Parmenide. Egli nasce verso il 550 e muore verso il 450 a.C. Non si hanno molte notizie sulle sua vita,ma ciò che è certo è che ha composto il poema “sulla natura”. In questo poema Parmenide immagina di essere trasportato su un carro trainato da cavalle e guidato da fanciulle figlie del Sole e dopo aver abbandonato “le case della notte “( le tenebre dell’ignoranza) egli giunge al cospetto di una dea benevola che gli fa scoprire la verità assoluta simboleggiata dalla sfera,la forma della perfezione. Il poema è diviso inoltre in 2 parti. La prima si divide a sua volta in due sezioni:
- la parte in cui Parmenide presenta la sua dottrina della conoscenza distinguendo la verità assoluta dalla falsa( doxa) ;
- la parte in cui Parmenide espone la sua dottrina dell’essere.
Della seconda parte invece rimangono soli piccoli e brevi frammenti.
La dea benevola inoltre indizia Parmenide alla verità, raggiungibile tramite 2 vie:
- la via della ragione, conduce alla verità assoluta: “ l’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può essere”. Infatti solo l’essere esiste, il non essere invece non esiste e non può nemmeno essere pensato o espresso;
- la via dei sensi, conduce all’errore,espresso dall’opinione ingannevole di chi sostiene l’esistenza del non essere, o meglio l’esistenza sia dell’essere e del non essere.
Parmenide quindi tramite queste 2 vie contrappone la verità assoluta all’ opinione ingannevole. La verità assoluta, comprensibile solamente con la ragione è l’essere, che non viene usato più solo come copula o come funzione esistenziale, ma bensì come sostantivo neutro diventando l’essere ( to éinai).
La conoscenza inoltre è vera solo se riflette su ciò che è,quindi che esiste altrimenti sarebbe solo un’illusione, come il linguaggio quando dice il non essere. Egli fa coincidere quindi l’essere col pensiero e il linguaggio.
L’essere poi assume vari attributi, varie caratteristiche:
- è ingenerato, perché se fosse generato dovrebbe derivare dal non essere, e ciò sarebbe impossibile dato che il non essere non è;
- è eterno, non ha un passato perché altrimenti significherebbe che ora non è più, e non ha futuro perché significherebbe che ora non è ancora,dunque vive in un eterno presente;
- è immobile e immutabile, perché se fosse mobile, dopo essersi spostato sarebbe in un luogo dove prima non era e non sarebbe più in luogo in cui prima era;
- è unico, perché se non lo fosse essendocene di più, uno di questi non sarebbe esso stesso;
- è continuo, indivisibile e omogeneo;
- è finito, completo come una sfera perfetta.
In realtà poi vi è anche una terza via, quella dell’opinione plausibile, dove gli opposti sono inclusi nella superiore unità dell’essere.
Purtroppo dai pochi frammenti rimasti risalenti a Parmenide, non si può stabilire se egli allude a un Dio trascendente o a una realtà fisica corporea, ciò che è certo è che lo definisce come ingenerato,eterno, come se fosse nell’aldilà.
La scienza per Parmenide è un sapere rigoroso e necessario e deriva da una conoscenza certe, l’opinione invece è il sapere variabile e mutabile in quanto accetta e afferma l’esistenza del nulla.
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