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PRIMORDI E RETROTERRA CULTURALE DELLA FILOSOFIA GRECA

I PRIMORDI E RETROTERRA CULTURALE DELLA FILOSOFIA GRECA

Prima della filosofia, l’ arte e la religione avevano dato l’avvio ad un pensiero sull’uomo e sulla sua realtà. Basti ricordare i Sette Savi, le Cosmologie degli dei e ancora le riflessioni etico-politiche degli dei.

LE COSMOLOGIE MITICHE

Per quanto riguarda quest’argomento, il più antico documento ritrovato è quello di Esiodo (poeta vissuto nell'VIII-VII sec. a.C.). Per Aristotele, egli fu il primo a cercare il principio delle cose con l'opera TEOGONIA.
Di natura filosofica è il dibattito sul principio delle cose e la forza che le ha prodotte (la nascita dell’universo). Se il problema è filosofico la risposta è da ricercare nel mito degli dei (caos, amore, terra). Il secondo poeta che ha scritto sulla cosmologia mitica è Feredice di Siro, contemporaneo di Anassimandro, che visse nel periodo compreso tra 600 e 596 a.C. Egli scrisse che prima di ogni cosa vi sono Zeus (cielo), Crono (tempo) e Ctono (terra).

Fu Zeus che, trasformato in Eros (amore), ha dato vita all’universo. Quindi per la prima volta compare la distinzione tra materia e forza organizzatrice del mondo.


DIBATTITO SUI MITI GRECI E DIFFICOLTA’ NEL LORO STUDIO

Lo studio dei miti greci consta in:
- superare e capire il carattere oscuro e il significato del mito;
- Catalogare e ordinare i vari miti (miti cosmologici, degli dei e degli eroi);
- Lo stesso mito durante i secoli è stato raccontato in modo diverso.

IL MITO COME STORIA VERA

E' possibile partire dal presupposto secondo cui ci deve essere qualcosa di vero nei primi racconti mitologici, in cui sono presentati uomini dotati di carisma o forza tali da essere stati nel tempo divinizzati e trasformati o il tentativo di spiegare in modo anche razionale eventi che possono essere compresi in una sfera mitica.

LA FUNZIONE FILOSOFICA E PRE-SCIENTIFICA DEL MITO

La svedese Philippson (1874-1949) intuisce che esista una produzione culturale che apre la strada, attraverso il mito, alla filosofia e alle scienze, poiché tenta di dare ordine e unità ai molteplici fenomeni naturali. La stessa filosofia non è adatta a spiegare taluni avvenimenti e fa spesso ricorso al mito. Quindi in Platone e Parmenide, il mito sarebbe l’espressione di ciò che la filosofia non sapeva ancora spiegare, ma che lo avrebbe fatto a piccoli passi attraverso la sua maturazione.

IL MITO COME SIMBOLO

Il filosofo tedesco Cassirer 1874-1945 rigetta il carattere allegorico del mito, egli è convinto che sia invece un simbolo, un modo di rispondere ai problemi comuni, attribuendogli una forma completa dal punto di vista culturale. Alla fine anche lui ammette che il mito sembra più una risposta emotiva che razionale dei fenomeni.

Il dibattito è ancora molto interessante e aperto, suscita da sempre domande e risposte alle quali studiosi, psicoanalisti, antropologi, scienziati, filosofi e storici cercano di dare risposta. Recentemente le teorie dei due studiosi sono state accantonate per il fatto che non si può dare un unico significato e un'unica funzione per miti così diversi e molteplici. Quindi il mito arcaico è una finestra e una fonte di sapere e conoscenza sul passato, una riflessione sulle divinità, sul cosmo che rispecchia una visione tutta caratteristica di quel periodo.
Un esempio classico è quello del mito orfico (onirico-notte-mondo dei sogni notturni): la notte sotto forma di uccello nero fu fecondata dal vento e depose un uovo grandissimo d’argento. Dall’uovo nacque Eros; l’uovo diviso in due diede origine al cielo e alla terra (cosmo).
Le due metà dell’uovo (raffigurazione fisica) e le ali della notte (l’oscurità) sono simboliche e indicano come il mito debba confrontarsi e rispecchiarsi nela realtà, però l’immagine offerta dai miti è diversa rispetto alla nostra.

I MISTERI DEI SETTE SAVI

La religione dei Misteri si diffonde in Grecia a partire dal VI secolo a.C.; a questa religione appartengono il culto di Dionisio (Tracia), il culto di Demetra(dea delle messi, della terra e madre di Proseprpina) e l’orfismo, che era dedicato al culto di Dionisio, organizzato in comunità, mettendo in primo piano l’autorità religiosa. E' direttamente ispirato al poeta tracio Orfeo sceso nell’Ade.

Lo scopo dei loro riti è quello di purificare l’anima e di sottrarla alla reincarnazione (i greci la chiamano metempsicosi), capovolgendo così la tradizione omerica che dava più importanza al corpo e non allo spirito (l’uomo finiva con la perdita del corpo) invece l’orfismo da' importanza allo spirito, credendo che il corpo non sia che una prigione e, una volta deceduto, l’anima diventa libera. La loro visione della scienza è un cammino di vita, una ricerca che conduce l’uomo al sapere e alla via autentica da seguire. Un secolo dopo si ritrovano queste idee in Platone (Fedone che si rifà alle credenze orfiche).

I SETTE SAVI E LE SENTENZE MORALI

Troviamo una prima forma di riflessione morale nella legenda dei Sette Savi. Il loro numero e il loro nome è variabile a secondo della fonte che li cita. Quattro di essi, Talete, Biante, Pittaco e Solone sono presenti in tutte le fonti.
E' Platone ad elencarli per primo, aggiungendo anche Cleombulo, Misone e Chilone.
A questi savi vengono attribuiti brevi sentenze morali, alcune delle quali sono diventate famose: "Conosci te stesso" (Talete); "La carica rivela l’uomo; sappi cogliere l’opportunità.

LA POESIA

Anche la poesia ha contribuito alla nascita della filosofia

LEGGE E GIUSTIZIA

In Omero si trova per la prima volta in concetto di Legge che da' unità al mondo, ovvero una legge uguale per tutti.
Tutta l’Odissea è incentrata sulla fede per la giustizia, in cui gli dei diventano custodi e garanti per gli uomini in un ordine preciso, dove il giusto viene premiato e il cattivo punito.
Esiodo in personifica questa legge nella dea DIKE (giustizia), figlia di Zeus, che seduta accanto al padre funge da giudice che punisce i malfattori. Esiodo però giustifica il fatto che vi sia gente che sfugge alle legge di Dike, attribuendo all'innata irrequietezza dell’uomo e alle sfrenate passioni le forze irrazionali.

GIUSTIZIA E MISURA

Solone invece non giustifica nulla affermando che, se la colpa non viene scontata, la giustizia ricadrà sui figli e sulle generazioni future. Prima ancora della filosofia, il poeta Eschilio IV e V sec. a.C. ha espresso nelle sue tragedie il senso di giustizia e l’università di questa legge nascosta al di sotto dell’apparente disordine delle vicende umane.

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