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Nascita della filosofia in Grecia


Le ragioni che hanno favorito la nascita della filosofia in Grecia sono di carattere economico, storico, politico, culturale e sociale.
Le civiltà pre-greche si erano dotate di un sistema politico monarchico autoritario (chiuso). Nel VI-VII secolo a. C. in Grecia nasce il concetto di polis (=città stato). In questo periodo la situazione politica cambia e la classe dominante diventò l’aristocrazia; in questa situazione si può dare così avvio alla democrazia (solo i cittadini maschi avevano diritto di voto, gli stranieri e le donne erano esclusi). Per l’eccesso di produzione e per il bisogno di altre risorse mancanti, si sviluppò il commercio del surplus (soprattutto alimentare). Questo eccesso di produzione venduto all’estero fa in modo che il commercio si sviluppi anche con altri Paesi di differenti culture e religioni. In questo modo avvennero scambi culturali.
Una società chiusa è destinata a non modificare mai la sua cultura, non determina alcun tipo d’innovazione e le tradizioni tendono a diventare dogmi (verità assolute) indiscutibili.
Gli scambi culturali avvenuti grazie ai commerci (classe sociale “borghese”: commercianti, artigiani…) favorirono il sorgere di risposte alternative ai problemi di sempre e a questioni di carattere socio-politico.
Questa classe sociale, per il suo ruolo, venne a contatto con altre civiltà (Babilonesi, Egiziani…) con concezioni culturali diverse dalle proprie. Vi era però un problema di carattere politico: l’aristocrazia/classe sacerdotale, non volendo perdere il suo ruolo predominante, cercò di imporsi agli scambi culturali; il demos, in risposta, cercò di prendere il potere per emanare leggi che favoriscano le loro attività economiche. Così facendo, si sostituirono le loro concezioni/credenze culturali e religiose con nuovi ideali provenienti dagli scambi commerciali; in questa maniera nacque la filosofia.
“La filosofia è dunque un sapere innovativo che nasce, si origina grazie alla nuova classe sociale (quella dei commercianti), alla nuova situazione economica e agli scambi culturali verificatisi con le altre civiltà”
Inizialmente il demos credeva in una religione politeista (gestita dalla classe sacerdotale), le cui divinità erano quelle del Pantheon e ognuna di esse era adibita a scopi ben precisi (potevano anche gestire la natura). I suddetti dei erano antropomorfi e avevano gli stessi difetti dell’uomo. Mentre la casta aristocratica seguiva la religione degli dei antropomorfi, il demos credeva alle religioni mistiche perché le ufficiali sono prive di senso religioso. Si poteva avere accesso alle pratiche religiose del demos solo in seguito ad un rito d’iniziazione. Per opporsi all’aristocrazia il demos si dovette creare una nuova religione che potesse affermare che l’anima fosse immortale. Nei riti, nelle spiegazioni dei misteri e nelle feste era celebrata la presenza diretta del dio (si faceva uso di droghe, sostanze allucinogene, che facevano “sentire Dio dentro di se”). Questo tipo di celebrazioni era fatto anche al tempo dei Latini (Bacco, dio dell’ebrezza). In questo tipo di celebrazioni la logica era messa a tacere per sentire la presenza del Dio (così l’uomo poteva sentire la sua interiorità); si trattava della una ricerca religiosa di un cammino di vita per trovare la propria interiorità (conduzione dell’uomo alla vita autentica), un percorso fatto per ritrovare la verità (era una via creata dal demos in alternativa a quella ufficiale dell’aristocrazia).
Prima dell’avvento della filosofia vi erano dei dubbi sull’esistenza di queste divinità e le “risposte” erano di ambito cosmologico (1), riguardava le dottrine religiose (mistiche o misteriche) (2), accompagnati da una riflessione etico-politica.
1) Per quanto riguarda la cosmologia mitica si fa riferimento all’opera sulla Teogonia di Esiodo (egli ha un atteggiamento nuovo: è il primo a ricercare il principio di tutte le cose, la realtà), nella quale l’autore racconta la teoria delle origini degli dei (derivanti da miti greci ed elaborati nei testi omerici).
“Primissimo fu il caos, poi fu la terra dall’ampio seno e l’amore che eccelle fra gli dei immortali”.
(dal caos iniziale ha vita il Kosmos, l’ordine)
Nel caos iniziale s’impone il principio del Kosmos e la scienza moderna afferma che nel caos esiste una tendenza all’ordine (un abisso sbadigliante); se si vuole ritornare alla scienza contemporanea, si può parlare di materia oscura (la parte inesplorata dell’universo), i buchi neri che attraggono la materia e la annullano.
2) Con le religioni misteriche, misteriosofiche, dei misteri si traevano le risposte nei culti di Dioniso, Demetra e nell’Orfismo (“Orfeo scende nell’Ade e racconta di ciò che vede e di Dioniso”). Lo scopo è la purificazione dell’anima di chi fa parte di quella religione, più profonda dell’antropomorfismo. Affermarono che l’anima è immortale (non può nascere e tantomeno morire), che transita da un corpo all’altro fino ad arrivare alla purificazione (la purezza).
3) Nella poesia omerica si ha l’affermazione di un principio etico e religioso: si trova per la prima volta una legge che dà unità al mondo umano; questo ideale è rappresentato dalla dea Dike (Giustizia), figlia di Zeus che possiede le chiavi che aprono e chiudono le porte delle due vie della conoscenza e ignoranza. L’infiltrazione della Giustizia sarà poi punita dalle Moire (Parche Latine, personificazione del destino inevitabile). I poeti ricercarono nel mondo umano l’ordine che sarà ricercato più tardi dai filosofi della fisica (fisica dell’ordine).

Vocabolario:
• Metafisica: origine convenzionale (da metà tà physica = dopo la fisica); parola coniata nel I secolo da Andronimo di Lodi, che aveva ritrovato delle opere di Aristotele. La fisica studia la sostanza, i principi della realtà, l’essere e l’essenza poiché tali, cosa sono e cosa li ha generati.

• Gnoseologia: teoria della conoscenza (cosa si può conoscere o non conoscere).
• Logica: avere capacità logica significa mettersi al di sopra della realtà, modalità attraverso la quale il ragionamento può essere condotto (da logos = discorso, parola, teoria, razionalità, ragione, ragionamento).
• Etica: teoria del comportamento, morale; cosa è giusto fare e cosa no (concezione morale).

Il pensiero dei primi filosofi s’incontra sul problema della natura intesa come sostanza primordiale. La Physis è il nome della filosofia al suo esordio, genericamente la parola è tradotta come “natura”. La Physis è in principio originario, che ha dato origine alla natura e all’universo, sta al posto di Dio, è Dio, ma mentre egli crea dal nulla, la Physis è il principio da cui tutto si origina, che ha dato origine all’universo. La Physis è anche il principio ordinatore o costitutivo: significa che le cose costituenti la realtà e la natura hanno dentro di se il principio che le fa continuare ad essere così come sono, ed è l’energia che fa essere le cose così come sono (dentro di esse). Nel passaggio dal caos al Kosmos, la Physis tiene le cose così come sono, mantenendo una corretta relazione con tutte le altre (ordine); essa non è solo un principio che da origine alle cose, ma continua ad essere dentro di esse e le mantiene in ordine.
La filosofia è una grande innovazione rispetto al pensiero precedente, verifica le risposte alle solite domande (da dove derivano le cose?); le prime risposte a queste domande sono molto infantili (infanzia della civiltà, VII-VI secolo a.C.). In questo periodo si rinuncia alle solite risposte tradizionali e, in particolare i commercianti che hanno un senso pratico delle cose, ricercano queste risposte nell’osservazione diretta dei fenomeni naturali (Physis); in passato questi erano osservati solo per confermare le idee delle religioni e dei miti.

Per Physis s’intende apparire, mostrarsi, venire alla luce; da qui l’atteggiamento dei primi filosofi di osservare direttamente la natura con la certezza che possa mettere in luce la propria verità; osservando la natura si è certi che essa sia capace di mettere in luce la propria verità. Per questo i primi filosofi fanno indagini naturali senza preconcetti (sono persone abituate a vivere nella natura e ad affrontarla, hanno un gran senso pratico e osservano la natura per capire come funziona); la natura è in grado di mettere in luce se stessa e si fa capire da chi la osserva nel modo corretto.
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