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Protagora e la sua vita


Protagora nasce ad Abdera verso il 480 a.C. da una famiglia benestante, anche se alcuni sostengono sia il figlio di facchino, ma in ogni caso egli si appassiona ben presto alla filosofia diventando probabilmente un allievo di Democrito. Verso l’età di 30 anni Protagora si reca nelle varie città della Grecia per insegnare l’arte della retorica e della dialettica, soggiornando diverse volte ad Atene dove entra in contatto con Euripide e lo stesso Pericle che sceglie Protagora per redigere la costituzione di Turi ( una colonia da lui fondata). Dopo la morte di Pericle, Protagora a causa del suo scritto “Sugli Dei” viene accusato di empietà. Da questo momento in poi non si hanno molte notizie su di lui, ciò che è certo è che il suo scritto viene bruciato nella piazza pubblica, e che poi egli muore durante un naufragio nel 411 a.C.
Scritti
Degli scritti di Protagora ci restano solo dei frammenti, molto probabilmente dei capitoli di uno stesso trattato. Uno dei due scritti, “ la Antilogie ” riporta il modo di pensare e di vedere la realtà del mondo eleatico a cui esso è contrario, l’altro, “ Sulla Verità ” riporta invece la verità che Protagore contrappone all’eleatismo.

La dottrina

La tesi di Protagora è riassunta nella sua celebre frase: “ l’uomo è misura di tutte le cose, delle cose che sono in quanto sono, delle cose che non sono in quanto non sono ”.
Ciò significa che per lui, l’uomo, è colui che giudica ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, ciò che è vero e ciò che è falso, e ciò che è bene e ciò che è male. In questa frase alla parola uomo vengono attribuiti 3 significati diversi:
- per uomo si intende ogni singolo uomo e le cose sono viste come oggetti materiali;
- per uomo si intende la specie umana e le cose sono la natura, il mondo;
- per uomo si intende il cittadino di una comunità e le cose sono i valori di una determinata società.
Secondo Protagora, le proprietà delle cose esistono solamente in relazione ai soggetti che ne fanno esperienza ( relativismo), di conseguenza non vi è nessuna cosa che possa essere conosciuta in sé, ma è l’uomo che si forma le proprie conoscenze tramite le sue esperienze. Il relativismo è una conseguenza logica della visione della realtà ed è vicino al concetto scientifico di relatività, ovvero il fatto che la conoscenza dei fenomeni fisici dipende dall’osservatore e dal modo in cui la osserva perché infatti la realtà cambia da soggetto a soggetto.
La gnoseologia relativistica di Protagora è una rivalutazione dell’opinione, infatti egli sostiene che l’unica certezza che abbiamo sono le nostre esperienze e i nostri pensieri. Protagora non afferma che l’uomo è limitato e che la verità non appartiene a questo mondo, ma invita a cercare le risposte entro i nostri stessi limiti, perché ognuno ha le sue verità. La conoscenza, per lui, si riferisce sempre ai fenomeni, al fatto che noi possiamo conoscere le cose solo come ci appaiono e non come sono in se stesse ( fenomenismo) .
Protagora però sa che il relativismo gnoseologico e morale potrebbe portare all’anarchia conoscitiva e morale ( al fatto che tutte le affermazioni siano equivalenti), per questo egli crea un criterio: l’utile, che guida verso ciò che è bene. E questo non deve essere utile solo al singolo, ma anche alla comunità o almeno senza danneggiarla, perché l’uomo non deve essere solo o autosufficiente ma bensì una parte integrante della società.
Quest’ipotesi ci è stata tramandata tramite il mito di Prometeo. A Prometeo e ad Epimeteo è stato affidato il compito di distribuire ad ogni specie le facoltà, ma Epimeteo senza accorgersene le distribuisce tutte e quando arriva il turno dell’uomo non ha nulla da dargli, allora Prometeo per cercare di salvare la situazione ruba il sapere tecnico e il fuoco a Efesto e ad Atena. Da qui l’uomo sviluppa la sua capacità di agire nel mondo, di elaborare un linguaggio per la sua esistenza, ma non è capace di creare una comunità per questo motivo, Zeus decide di mandare Ermes a distribuire agli uomini la virtù e la giustizia, in modo che tutti gli uomini abbiano le capacità necessarie per partecipare alla vita politica.
La conoscenza della realtà inoltre è un’arte che non può essere innata nell’uomo, ma deve essere appresa. Per Protagora ogni sapere si fonda su una disposizione naturale e sull’insegnamento che a sua volta richiede un certo esercizio e anche la virtù di relazionarsi con gli altri è considerata un’arte, quella della sapienza politica e mentre i saperi professionali possono essere insegnati solo da un esperto, la virtù politica può essere insegnata da tutti, chi meglio e chi peggio. Infatti esiste un’arte specifica per educare gli esseri umani: l’arte del sofista. L’eubolia per i greci è la capacità di decidere ciò che è giusto tramite un ragionamento, e grazie ad essa si può raggiungere la saggezza, il viver bene con se stessi, ma curando sempre la propria personalità in relazione agli altri e al mondo. Secondo Protagora inoltre il bene non è assoluto, ma può variare in base alle circostanze e si può conoscere tramite l’esperienza, la saggezza quindi consiste nel saper
riconoscere ciò che è utile a se stessi e alla comunità tramite l’esperienza. Questa capacità si può acquisire con l’insegnamento, si può insegnare “ il mestiere della vita”. Protagora si può dunque affermare che si prende cura non solo di se stesso, ma del mondo in cui vive e di conseguenza la filosofia valorizza anche la responsabilità dell’uomo sia verso se stesso che verso il mondo.
Per Protagora è molto importante anche il linguaggio, ovvero le parole che l’uomo usa per argomentare e convincere. Per questo lui, come tipico dei sofisti, insegna la retorica e la dialettica e a creare discorsi sia lunghi ( macrologie) e quindi persuasivi e accattivanti, sia brevi ( brachilogie) e quindi la capacità di rispondere alle domande poste dagli interlocutori. E questo è molto importante in una discussione per mostrare l’impossibilità di ciò che afferma l’avversario. Da qui l’affermazione che su ogni tema è possibile avere una tesi e un’antitesi, ma entrambe possono essere considerate vere perché mostrano la realtà da 2 prospettive diverse. Tutto questo non significa però che Protagora sia il fondatore dell’erestica, l’arte di ottenere sempre la ragione nelle dispute ingannando l’interlocutore. A Protagora viene anche riconosciuto il merito di essere stato il primo “ a distinguere i modi e i tempi del verbo”. Protagora li divide in 4 modi diversi in base all’agire dell’interlocutore:
- l’ottativo, che esprime un desiderio o una possibilità, la preghiera;
- il congiuntivo, che esprime la possibilità di una frase o di un’azione, l’interrogazione;
- l’indicativo, che esprime un’enunciazione, la risposta;
- l’imperativo, che esprime un comando o un’esortazione, l’ingiunzione.
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