pexolo di pexolo
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Conoscenza sensibile

La conoscenza che si fonda sul sensibile, ovvero che da credito ai sensi, è l’opinione, il giudizio comune (che magari è condiviso da molti e che per questo, seguendo la prospettiva socratica secondo cui le cose condivise da molti sono espressione di una verità che ognuno ha, Platone gli riconosce un grado di plausibilità, ma certamente non sono la verità dell’intelletto in quanto incapace di dare la garanzia della verità, diversamente da Parmenide, che non conferiva al discorso sull’opinione una qualche verità) è privo di valore scientifico, non esiste un criterio di verità interno all’opinione per cui essa resta sempre sospesa tra il vero ed il falso.
Questo è dovuto alla struttura intenzionale dell’opinione, cioè al fatto che essa si riferisce ad un oggetto (il mondo sensibile) che, in quanto sensibile, è mutevole (l’unico grado di conoscenza possibile per Protagora, che la valuta positivamente in quanto qualifica ontologicamente l’uomo, un discorso speculare a quello platonico). Ha a che fare con un mondo mutevole, sottoposto al cambiamento e che non ha in se stesso un valore ontologico e quindi deve sempre essere considerato in funzione di ciò che ha questo valore: occorre trovare un fondamento stabile, che possa garantire la possibilità di perseguire la verità stessa (che Socrate già aveva individuato nell’anima); non si può parlare di sapere a proposito di opinioni o sensazioni, se non in negativo, ossia, se non per mostrare che l’opinione e la sensazione non sono intrinsecamente capaci di fondare l’autentico sapere e dunque per mostrare la necessità di ritrovare un diverso fondamento della conoscenza, dato dall’anima.

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