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Conoscenza razionale e conoscenza sensibile


Il sistema democriteo, si è già accennato, è un modello di spiegazione della realtà ricavato non dall’esperienza ma da un’elaborazione razionale. Secondo il filosofo, solo la ragione ci permette di conseguire una conoscenza autentica. Essa sola ci consente di “vedere” gli atomi, che, pur tra essendo materiali, non possono essere colti dai sensi. La conoscenza sensibile è soggettiva ed è il prodotto dell’incontro tra aggregati di atomi e organi sensoriali. Con i sensi, infatti, percepiamo suoni, odori, sapori, colori, ecc. ma non gli atomi, anche se è grazie alla varietà delle loro forme, dimensioni e modalità di organizzazione nei corpi che essi producono nei nostri organi quelle particolari percezioni. Ciò avviene mediante gli effluvi, o simulacri: flussi vaganti di atomi che, emanando dalle cose, colpiscono gli organi sensoriali. La sensazione ci offre solo un mondo di apparenze: in tal senso Democrito non smentisce Parmenide. Ma tali apparenze non sono un puro e semplice “non-essere”, come riteneva il filosofo di Elea, in quanto sono l’effetto del movimento degli aggregati atomici e riposano, quindi, su un fondamento non privo di oggettività.
È, inoltre, a partire dai dati "visibili” forniti dai sensi che l’intelletto giunge a ipotizzare l’esistenza di realtà “invisibili” come gli atomi. È comunque vera, oggettiva, solo la conoscenza razionale, che ci conduce alla comprensione della struttura atomica della realtà. In tal senso, è stato osservato, la teoria della conoscenza di Democrito sembra essere una risposta al soggettivismo dei Sofisti (pensatori dei quali tra poco si parlerà ampiamente): pur riconoscendo una dimensione soggettiva del conoscere, egli ribadisce, infatti, la possibilità di una conoscenza oggettiva da parte della ragione. In questo la sua posizione avrebbe alcuni elementi di somiglianza con la concezione platonica, che esamineremo presto.
Democrito opera così una distinzione fra proprietà soggettive (odori,sapori, suoni, colori, ecc.) e proprietà oggettive (figura, grandezza, movimento, ecc.). Le prime derivano dall’incontro tra aggregati di atomi e organi sensoriali: non sono inerenti alle cose in se stesse, ma esistono solo in rapporto con un soggetto conoscente. Le seconde caratterizzano invece gli atomi e appartengono alla realtà in sé. Tale distinzione verrà ripresa da filosofi e scienziati dell’età moderna, in primo luogo da Galilei, Boyle e Locke,e si presenterà come opposizione tra qualità secondarie e qualità primarie, affermandosi come un aspetto fondamentale della scienza fisico-matematica della natura e dell’immagine scientifica del mondo.
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