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La nascita della filosofia in Grecia

Tradizionalmente si afferma che la filosofia dell’Occidente sia nata in Grecia tra il VII e V secolo a. C. Le ragioni di tale affermazione sono molteplici, ma possiamo individuarne tre fondamentali:
• I primi testi scritti di filosofia della civiltà europea appartengono ad autori Greci
• I Greci sono figli di una tradizione che affonda le radici nel mondo ellenico e che li porta ad indagare e a ricercare
• I Greci sono stati i primi precursori di un’indagine critico razionale in cui individuiamo ancora oggi i caratteri salienti di ciò che chiamiamo “filosofia”
Quando si afferma, però, che la filosofia è storicamente nata in Grecia, non si intende che l’uomo, fino a quel periodo, non abbia posseduto una propria visione del mondo, ma semplicemente che i Greci sono stati il primo popolo occidentale a creare esplicitamente il modo di pensare filosofico.

Il problema dei rapporti con l'Oriente

Si è creata una sorta di discussione tra orientalisti e occidentalisti in merito alla nascita della filosofia. Per gli orientalisti, già precedentemente alla filosofia greca, esistevano in Medio Oriente dottrine filosofiche-religiose, e che queste ultime siano entrate a far parte della filosofia greca grazie ai numerosi rapporti commerciali favoriti dall’attività marinara dei Greci.
C’è da dire, in effetti, che non vi è prova di una derivazione orientale della filosofia greca: sebbene si abbiano accenni sulle scienze matematiche degli orientali, risulta assente l’idea di una influenza orientale sulla tradizione filosofica greca.
Inoltre:
• La sapienza orientale è di tipo religioso e tradizionalistico (si concentra soprattutto sul problema della salvezza dell’uomo), mentre la sapienza greca tende a strutturarsi come una ricerca razionale, che nasce da un atto di libertà di fronte alle tradizioni e alle convenzioni/credenze precostituite, concentrandosi sulla conoscenza della natura e dell’essere in generale.
Ogni uomo, secondo i Greci, può filosofare, in quanto l’uomo è un “animale ragionevole” e tale “ragionevolezza” consiste nella possibilità di cercare in modo autonomo la verità, basandosi solamente sulla forza del pensiero. Le parole con cui inizia la “Metafisica” di Aristotele esprimono bene questo concetto “Tutti gli uomini tendono per natura al sapere”: gli uomini non solo desiderano il sapere, ma possono conseguirlo (tendono).
• I popoli dell’Oriente mediterraneo sviluppavano le scienze soprattutto per interesse pratico, mentre i Greci tendevano a coltivarle principalmente per conoscere e comprendere il “perché” delle cose.
Alla semplice descrizione o interpretazione religiosa, i Greci sostituirono la ricerca di una spiegazione razionale, producendo una formula o una legge: l’inclusione degli illimitati casi possibili in una regola astratta.

Le condizioni che favorirono la nascita della filosofia

Sorge spontanea la domanda di quali siano i fattori che hanno portato alla nascita del pensiero filosofico greco. A questo interrogativo non si può certo rispondere adducendo a delle cause, bensì semplicemente dando uno sguardo alle condizioni politiche, economiche, sociali e culturali che hanno permesso il germoglio e la fioritura di esso.
Le civiltà pre-greche erano, nella quasi totalità, monarchie accentratrici che presentavano un carattere autoritario e tradizionalista, e quindi statico. Esse tendevano, infatti, a sottoporre la loro cultura al minor numero di mutazioni possibili.
A differenza, in Grecia la situazione appariva diversa: la nascita di piccole città-stato (polis), basate su una comunità di uomini liberi che decidono autonomamente mediante pubblici dibattiti, ha favorito lo sbocciare di una libera indagine critica e razionale. Proprio la discussione e lo scontro critico tra le varie opinioni presupponevano e davano vita ad una mentalità che non si accontentava più delle credenze precostituite, ma che tendeva a ricercare motivazioni intellettualmente convincenti.
Si ritiene che la filosofia greca sia fiorita nelle colonie prima ancora che nella madrepatria. Ciò è favorito dalla nascita di una società “mista” che presenta caratteri economici, sociali e politici che favoriscono il sorgere di un tipo di società aperta e di una mentalità più elastica.
C’è, inoltre, da aggiungere che nella Grecia antica ogni cosa era legata alla vita della città. Ad esempio, la religione era affare di Stato e così pure gli spettacoli teatrali e sportivi. L’esistenza del cittadino greco era pertanto fortemente plasmata dalla polis.
C’è da ricordare che, a causa della grande quantità di schiavi e cittadini stranieri, il dibattito politico e la cultura riguardavano solo poche persone. Le mirabili conquiste della filosofia e della scienza, quindi, riguardavano un settore ristretto ed elitario della società: gli uomini liberi.

Il retroterra culturale della filosofia greca

In alcune manifestazioni quali cosmologie mitiche, dottrine religiose dei Misteri, motto dei Sette Savi e poesie è possibile rintracciare i primordi del pensiero filosofico:
Le cosmologie mitiche
Il più antico documento della cosmologia mitica si deve ad Esodio, il primo ad aver cercato il principio delle cose, come emerge dal suo poema “Teogonia”.
Qui seppur la domanda “Qual è la condizione d’origine da cui sono nate tutte le cose?”, è di tipo filosofico, la risposta è mitica: gli elementi naturali vengono personificati in elementi mitici. Dopo Esiodo troviamo Ferecide di Siro che sostiene: Prima di ogni cosa vi erano Zeus, Crono e Ctono. Ctono la terra, Crono il tempo e Zeus il cielo, che trasformatosi in Eros, costruisce l’universo.
C’è da ricordare che lo studio dei miti greci è un’operazione alquanto difficile dati il carattere oscuro del mito, le svariate forme in cui i miti si presentano e la visione greca del mito nei diversi periodi.
I Misteri e i Sette Savi
La religione dei Misteri che si diffuse in Grecia a partire dal VI secolo a.C. era un’esigenza filosofica. A questa religione appartenevano il culto di Dioniso, il culto di Demetra, e soprattutto l’Orfismo. L’insegnamento fondamentale dell’orfismo è il concetto della scienza, e in generale dell’attività di pensiero, come un modo di vita, una ricerca che porta l’uomo alla vita autentica.
Accanto ai miti cosmologici e ai Misteri, troviamo una prima forma di riflessione nella leggenda dei sette Savi. 4 di essi sono sicuramente Talete, Biante, Pìttaco e Solone, gli altri tre sono, secondo Platone che li enumerò per primo, Cleobulo, Misone e Chilone. Ad ognuno di essi viene attribuito un motto, una sentenza.
Questi motti anticipano una vera e propria indagine sulla condotta dell’uomo nel mondo.
La poesia
Anche la poesia contribuì a creare il clima nel quale poté nascere e svilupparsi la filosofia greca. In Omero si trova il concetto di una legge che da unità al mondo umano: la legge della giustizia (dea Dike), che mette ordine nelle vicende umane. L’infrazione (hybris) di questa legge, doveva essere punita. Solone sostiene l’infallibilità della punizione che colpisce coloro che infrangono la norma, sicché norma=misura. La misura significa saper stare al proprio posto rispetto agli dei.
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