Antois di Antois
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Biografia di Epicuro

Oggi Epicuro è l’unico filosofo di un certo spessore storico-filosofico del periodo ellenistico. Nasce nel 341 a.C. a Samo e muore nel 270 a.C. Compie molti viaggi, si reca a Mitilene e ad Atene, dove fonderà “Il Giardino”. Di Epicuro ci sono pervenute, grazie a Diodoro e Laenzio, le massime fondamentali e le innumerevoli lettere rivolte ad amici o a conoscenti ai quali esprimeva il suo pensiero.
Quella di Epicuro è una filosofia che vuole curare i mali dell’uomo, affetto dalle intemperie politiche, storiche e culturali, per cui la sua filosofia è una terapia per l’anima. Il pensiero di Epicuro può essere diviso in tre sezioni:
- etica (rappresenta l’orizzonte fondamentale per tutto il pensiero ellenistico);
- Fisica(i cui concetti fondamentali sono espressi nella lettera ad Erodoto);
- Politica(in cui Epicuro esprime la sua teoria della conoscenza).

Il tetra-farmaco e l’etica del piacere

Lo scopo dell’etica di Epicuro è quello di permettere all’uomo di raggiungere la felicità: ma per consentire all’uomo di realizzare questa totale pacificazione dell’anima, deve abituarlo a liberarsi dalle sue paure e ad attenuare il suo senso di precarietà e incertezza che deriva dalla sua condizione storica, politica e sociale.
Il rimedio ai mali interiori che affliggono l’uomo è il “tetra-farmaco” (insieme di quattro regole fondamentali che possono consentire all’uomo di condurre una vita serena):
- rapporto tra uomo e Dio: secondo Epicuro, l’uomo non deve temere gli dei perché, per la loro beata natura, non si occupano delle vicende umane ma vivono in uno stato di totale imperturbabilità; essi sono caratterizzati dal carisma dell’incorruttibilità e dell’ingenerabilità, vivono in spazi isolati rispetto al mondo umano e situati in intervalli tra un mondo e un altro che Epicuro chiama “inter-mundia”;
- rapporto tra uomo e morte: secondo Epicuro, l’uomo non deve temere la morte, ma soltanto ciò di cui si ha sensazione, e della morte non si ha sensazione, poiché quando essa arriva, l’uomo non è più presente e quando è presente l’uomo non vi è la morte. L’uomo non avverte, a livello sensoriale, gli effetti della morte sul proprio corpo; l’uomo non deve neppure temere le eventuali conseguenze negative della morte sull’anima, poiché questa è composta da atomi (accostati a degli pneuma, ovvero a sottilissimi soffi caldi), si disgrega al momento della morte e non è immortale;
- Rapporto tra uomo e dolore: secondo Epicuro, l’uomo non deve temere il dolore, che può essere provvisorio (quando va via con il ripristino della salute psicologica o con la morte) o durevole (quando può essere curato con l’esercizio del pensiero fisico e della ragione, che deve essere svolto secondo i canoni dell’amicizia e della solidarietà).
- rapporto tra uomo e piacere: secondo Epicuro, l’uomo deve imparare a capire la reale natura del piacere, infatti Epicuro è il teorico dell’etica del piacere e il rappresentante dell’edonismo (che è il principio e il fine dell’azione morale, quindi il criterio in base al quale gli uomini devono orientare la loro condotta); il piacere si identifica con l'assenza di dolore e l'assenza di turbamento; si tratta di un piacere negativo poiché non consiste nel godere positivamente di qualcosa, ma nell’essere esenti dal malessere, ed è legato all’esercizio dei bisogni dell’essere umano.
I bisogni sono di tre tipologie e l’unica che deve essere perseguita è la prima:
- bisogni naturali e necessari: mangiare in maniera moderata, vestire in modo non ostentato, riposare in modo opportuno, condurre una vita materiale all’insegna della moderazione, dell’austerità e del rigore;
- Bisogni naturali, ma non necessari: mangiare troppo, condurre una vita all’insegna dell’eccessiva raffinatezza;
- Bisogni non naturali e non necessari: condurre una vita all’insegna dell’arricchimento fuori misura e della spregiudicatezza morale.

Con l’espressione “Vivi nascosto” Epicuro sostiene che i filosofi per loro natura non potevano occuparsi di politica, ma, nonostante ciò, non dovevano vivere del tutto isolati, ma all’insegna di un'amicizia contratta con coloro che condividevano con loro la condizione di saggio. L’origine dello stato si deve ricercare nel concetto di “utile reciproco”: gli uomini, per vivere in comunità, devono aggregarsi come gli atomi in Democrito, mentre i saggi sono autosufficienti e bastevoli a se stessi.

La fisica atomistica di Epicuro
La fisica di Epicuro riprende la teoria di Democrito e si contrappone ad alcuni concetti della fisica platonica e aristotelica, relativamente alla svalutazione della realtà materiale. Secondo Epicuro:
- la realtà materiale non è svalutata (è su questa che Epicuro costituisce il mondo fisico);
- l’universo è infinito (diversamente da Aristotele, in cui l’universo era finito e perfetto);
- non c’è differenza tra la materia dei corpi terrestri e quella dei corpi celesti.
Epicuro è teorico dell’atomismo e ritiene che la materia si forma attraverso delle collisioni atomiche tra gli atomi, che urtando tra di loro danno origine alla realtà. Epicuro sostiene che le aggregazioni in seguito possono scindersi e che gli atomi (che sono eterni) posso andare a creare nuove aggregazioni. Gli apporti originari di Epicuro alla teoria di Democrito riguardano il movimento degli atomi, poiché viene ammessa l’idea di vuoto. Una caratteristica che Epicuro attribuisce all’atomo è il peso: in virtù del loro peso il movimento naturale degli atomi è un movimento diretto verso il basso. Ma se gli atomi cadono in linea retta verso il basso, come fanno a scontrarsi tra di loro senza avere la possibilità di incontrarsi? Per spiegare ciò, Epicuro ricorre alla teoria del “clinamen” (deviazione casuale degli atomi dalla loro traiettoria retta che permette gli incontri). Fondamentale è l’elemento della casualità e dell’imprevedibilità: lo scontro tra gli atomi è imprevedibile e casuale e per tale motivo la fisica epicurea rappresenta una forma di “antideterminismo” (laddove per determinismo si intende quella teoria che ammette l’esistenza di un principio di una legge superiore necessaria a spiegare gli eventi fisici e in questo caso il movimento degli atomi non è spiegato da un principio ma determinato dal caso). Epicuro è passato alla storia come il filosofo degli infiniti mondi: l’universo è infinito così come anche i mondi che lo compongono, differentemente dalla concezione di Aristotele. Inoltre egli respinge la concezione finalistica di Aristotele, poiché ritiene che gli atomi non si muovono in vista di un fine.

La “canonica” o “teoria della conoscenza”

Epicuro è un empirista e sostiene il primato dei sensi sull’intelletto, differentemente da Platone e Aristotele. La conoscenza sensibile in Epicuro avviene come in Democrito: effluvi di atomi si staccano dagli oggetti e si imprimono nella mente dando origine alle sensazioni, che si sedimentano nella memoria e producono le “anticipazioni” o “prolessi” o “aspettative di senso sulla realtà”: quando si percepiscono diversi oggetti, nella mente si sedimentano le sensazioni delle figure degli oggetti appena visti e queste sensazioni si sedimentano nella memoria sotto forma di tracce. Vedendo un oggetto in lontananza, anche se è ancora abbastanza lontano da non poter essere visto alla perfezione, si può immaginare come sarà sulla base delle aspettazioni, che sono degli strumenti per anticipare il futuro. Epicuro da importanza ai sentimenti di piacere e dolore: essi rappresentano dei criteri utili per far comprendere agli uomini quali sono le cose da ricercare e quelle da fuggire e, poiché Epicuro utilizza il piacere come criterio all’interno del processo di conoscenza, nel suo pensiero etica e gnoseologia sono connesse.

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