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Collegamento tra la filosofia di Platone, Socrate e Aristotele.

Platone nacque ad Atene nel 427 ac. Egli studio presso numerosi maestri e frequentò Socrate fino a che l’uomo non venne ucciso. La morte del maestro condusse Platone a convincersi che era necessario un drastico cambiamento, compito che spettava alla filosofia. Per questo dopo essersi distaccato dall’insegnamento socratico, riuscì finalmente ad elaborare una dottrina propria, “la teoria delle idee” da lui considerate strutture ideali e dal valore universale.
Rielaborando l’idea della maieutica di Socrate, Platone sostiene che l’uomo conosce solo parzialmente, in modo inconscio, la verità. In quest’ottica può elaborare il concetto di reminiscenza, in cui l’apprendere non è nient’altro che ricordare (forma di innatismo). Ma ricordare cosa?
Egli sostiene che esistono delle Idee, incorruttibili, ingenerate, eterne e immutabili che dimorano nell’iperuranio, una dimensione astratta, e si considerano il modello unico e perfetto delle cose. Platone afferma che l’ anima(eterna), una volta slegata dal corpo mortale, può avere coscienza e vedere parzialmente questo mondo delle Idee del quale conserva il ricordo,teoria spiegata grazie al mito della biga alata.

Oltre al dialogo, altra caratteristica importante della filosofia platonica è l’utilizzo del mito, ovvero l’esposizione di un pensiero in forma di racconto, utilizzando immagini per facilitare discorsi complessi. Il più famoso e conosciuto mito è quello della caverna, una esemplificazione allegorica della teoria della conoscenza.
Poi parlando della filosofia di Platone non possiamo non menzionare anche il suo concetto di Stato: egli lo concepisce come un enorme organismo vivente basato sulla giustizia e diviso in tre classi sociali (governatori, guerrieri e lavoratori) ognuna con una virtù propria. La tripartizione dello stato viene paragonata a quella dell’anima che si scompone in anima razionale che domina gli impulsi, anima concupiscibile dove questi hanno sede e quella irascibile. Come nello lo stato, se ogni parte dell’anima, svolge adeguatamente la propria funzione allora ci sarà armonia.
Il tema politico è affrontato anche in altre grandi e più importanti opere come la Repubblica, in cui l’argomento centrale è il raggiungimento di una comunità perfetta retta da filosofi, e le leggi in cui si ricercano le giuste regole che devono governare gli uomini.
La filosofia di Platone infatti era nata per ridare certezze ai cittadini ateniesi durante la profonda crisi che caratterizza l’epoca, ma soprattutto per creare un nuovo progetto politico che avrebbe fatto uscire gli uomini dal caos delle opinioni e dei costumi.
Dunque, mentre la filosofia di Socrate è concentrata sull'uomo e si basa sulla ricerca della verità, utilizzando discorsi brevi, mettendo in discussione e facendo partorire le idee (maieutica), quella di Platone è più di carattere cosmologico, una filosofia metafisica.
Aristotele, discepolo di Platone, invece, vivendo in una diversa atmosfera storica, politica e culturale della Grecia, ha una diversa concezione del sapere,. Infatti mentre Platone ricerca un rinnovamento morale e politico, l’allievo fissa lo scopo della filosofia nella conoscenza disinteressata della realtà.
Sulla base di questo pensiero Aristotele valorizza la realtà sensibile al contrario d Platone che invece aveva privilegiato le idee. Secondo il filosofo, il mondo reale ha esistenza autonoma e il valore risiede nelle cose stesse.
La Metafisica è dunque lo studio dell'essere; esso, dice Aristotele, non ha forma unica bensì una molteplicità di aspetti e significati. Aristotele ne prende i più significativi: essere come accidente, come categoria, come vero, come atto e potenza
La metafisica dunque comprende l'ontologia che studia l'essere in queste diverse forme. Il suo studio portò a due problemi. Quello del divenire sosteneva che deve esistere qualcosa che permane nel cambiamento, e Aristotele lo chiarisce individuando questo elemento nella sostanza. La sostanza è da lui definita l’individuo concreto in quanto sinolo di materia (o potenzialità) e forma (o atto)
ogni cosa è atto rispetto al passato e potenza rispetto al futuro. Ad esempio il seme è potenza di una pianta perché può generarla, e allo stesso tempo è atto di seme perché già lo è. Tutto questo meccanismo però potrebbe continuare a ritroso all'infinito se non si individua un qualcosa alla base di tutto che permane e non è potenza di nulla. Aristotele individua ciò nella divinità, che però non viene intesa come un dio religioso ma semplicemente come un atto puro, un motore immobile che crea il movimento ma resta fermo.

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