Nicoooo di Nicoooo
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Dal V° secolo a.C il centro della filosofia si spostò ad Atene dove sotto il regno di Pericle furono attivi molti intellettuali provenienti soprattutto dalle colonie greche; l'agorà diventò così il centro d'incontro tra tutti i cittadini: si discuteva di filosofia e il dibattito era pubblico.

Anticamente il termine sapiente e saggio si riferivano ad un uomo esperto e conoscitore di una cultura generale come i Sette Savi, Pitagora. Nel V secolo questi si chiamavano sofisti, ovvero quegli intellettuali che della sapienza ne fanno una professione esercitandola a pagamento: così vennero "criticati", perché aspiravano alla ricchezza più che alla sapienza e questo comportamento era giudicato scandaloso. Con l'influenza di Aristotele e Platone i sofisti vennero marchiati come pseudo-sofisti e divennero maestri di ragionamenti capziosi.

L'ambiente storico-politico
I sofisti cambiarono il centro della filosofia passando dalla natura all'uomo. Questo cambiamento si spiegava con il fatto che tutte le possibili teorie sulla natura fossero state analizzate e che molte di queste erano in contraddizione con le altre. Anche l'uscita dalla guerra contro i persiani aveva reso Atene migliore, insieme all'arrivo della democrazia, l'espandersi dei traffici,la potenza della borghesia.

Pericle, leader della democrazia ateniese afferma:
"Forniscono un esempio per i vicini
Vi è eguale giustizia per ogni cittadino
Favoriscono i molti invece dei pochi
Ognuno è libero di vivere come vuole
Non cacciano gli stranieri."

La Democrazia è quindi il presupposto su cui si mossero i sofisti: infatti, partecipare alle assemblee, far sapere la propria opinione e contrastarla con l'opinione degli altri e riflettere sulle parole della "parte opposta" servì a costituire l'arte dell'eloquenza, oggetto del loro insegnamento. Quindi per i sofisti i "sapienti" erano quegli uomini adatti a vivere insieme, abili nelle faccende e capaci di vivere al meglio nelle competizioni civili. I sofisti si occupano del modo di parlare degli uomini, per questo motivo si concentravano sulla retorica.

La cultura sofistica
La sofistica è stata definita come l'illuminismo greco, ovvero l'uso libero e spregiudicato della ragione per tutti i campi della vita quotidiana. Come questi i miti e le leggende venivano criticate per dare una soluzione con la ragione dei diversi eventi della vita dell'uomo: questo consisteva nella liberazione critica in nome della ragione. I sofisti viaggiavano molto e osservando le altre civiltà si fecero portatori di istanze parallele e cosmopolitiche, ovvero comunicavano i diversi pensieri degli altri per allargare la mentalità greca.

Tuttavia nei sofisti bisognava distinguere due "generazioni": la prima generazione era composta da filosofi come Protagora, Gorgia, Prodico, Ippia, Antifone, mentre quelli della seconda generazione erano definiti Eristi, ovvero coloro che segnarono la fase di dissoluzione della sofistica.

Protagora
Il più importante fu Protagora di Adbera, la cui fama si diffuse in tutta la Grecia; egli nacque nel 490 a.C e il suo pensiero fu fortemente influenzato da quello di Eraclito, fondò molte scuole e fu anche apprezzato da Pericle, ma quando fece delle contrapposizioni sulla religione fu costretto ad allontanarsi da Atene.

Secondo Protagora l'uomo è il metro di tutte le cose, ovvero colui che giudica la realtà o l'irrealtà dell'uomo, il loro modo di essere e il significato. Vi sono però due interpretazioni di questo pensiero:
- Uomo inteso come individuo singolo e cose come gli oggetti percepiti secondi i sensi. Secondo lui quindi le cose appaiono diversamente a seconda di chi le guarda.
- Uomo è inteso come tutta l'umanità e Cose come la realtà in generale. In questo senso l'umanità giudica le cose in relazione alla specie a cui appartiene.
- Una terza possibile spiegazione è che l'uomo è l'umanità e le cose sono gli ideali da raggiungere e perseguire. Ognuno quindi valuta le cose secondo la mentalità della sua specie.

Non possiamo percepire la vera realtà, perché si passa attraverso l'uomo.

Il soggettivismo

Il soggettivismo è quella corrente di pensiero secondo cui la realtà passa attraverso ogni oggetto ed è relativa ad ogni individuo; se chiedo a F. se il caffè è dolce o amaro può essere dolce o amaro a seconda della persona. Il soggettivismo si può superare quando si guardano le qualità oggettive. Non è la sensazione soggettiva, ma la conoscenza deve essere soggettivamente e oggettivamente fondata e quindi non si può conoscere la vera realtà.
Il relativismo culturale

Il relativismo culturale è quella corrente di pensiero secondo cui il concetto di giustizia è diverso da quello dei cristiano. Una società si ritiene giusta rispetto al modo in cui si sviluppa un altra civiltà.
La prospettiva antropologica afferma invece che l'uomo conosce il mondo in un modo, mentre gli uomini le conoscono in un altro. Il pensiero non può accedere direttamente alla realtà. Piano linguistico, gnoseologico e ontologico sono separati.
Platone vuole combattere questo: noi possiamo solo conoscere le cose relativamente e soggettivamente.

L'uomo però viene considerato come tutti e tre: Individuo, Civiltà e specie, mentre le cose come tutta la realtà; l'uomo si relaziona a seconda di cosa entra in relazione. Il suo pensiero fa quindi parte dell'umanismo, inteso come uomo centro di tutte le cose, di fenomenismo, ovvero che l'uomo non ha mai a che fare con la vera realtà, ma con quella apparente e del relativismo conoscitivo e morale, nel senso che non esiste una vera realtà, ma una realtà che viene percepita in relazione alla propria situazione. I sofisti quindi insistono sulla diversità e eterogeneità dei valori o ideali su cui si appoggia l'uomo.

Con uno scritto anonimo vuole dimostrare che le cose possono essere belle o brutte, buone o cattive, giuste o ingiuste: le cose possono essere positive o negative a seconda di chi le percepisce o le vive (la malattia per il malato è un male, per il medico un bene.)

Tuttavia le diverse usanze nelle culture (relativismo culturale), come per esempio il riconoscimento delle differenze, vengono esposte nella seconda parte dello scritto che spiega come una cosa positiva per una civiltà possa essere negativa per un'altra. Il relativismo conoscitivo si basa sul principio che tutto è vero, ovvero che nessuno ha ragione né torto, poiché per ogni persona una cosa può essere vera o falsa, giusta o sbagliata.
Protagora sostiene quindi che il sofista sia un uomo che si rende utile per modificare le opinioni per l'utilità dell'uomo e della civiltà, ovvero un uomo capace di trasformare l'opinione meno utile in una favorevole e proficua. I sofisti quindi, legittimando l'utile, rischiavano di favorire solo l'utile dei potenti e quindi di aiutare solo le classi più dominanti anche se con Protagora l'utile era inteso per tutta la cittadinanza e per la polis. Solo in seguito alcuni sofisti si presentarono come difensori dell'utile dei potenti.

GORGIA
La dottrina di Gorgia si rivelò più negativa rispetto a quella di Protagora. Il filosofo fondò la sua dottrina in una tesi tripartita:
- Nulla esiste;
- Se qualcosa esiste, non è conoscibile all'uomo;
- Se qualcosa è conoscibile non è comunicabile.


Nella prima tesi esprime il fatto che niente esiste e in questo modo sconvolge tutto l'ideale di Parmenide e dei pluralisti che si erano sforzati sull'essenza dell'essere.

Prima Tesi

Se qualcosa esiste sarà essere, non essere o essere e non essere insieme. Il non essere non è; ma anche l'essere non è perché se fosse dovrebbe essere eterno, generato o eterno e generato insieme.

Se fosse eterno non avrebbe principio, se non ha principio è infinito e se è infinito non è in alcun luogo e quindi non esiste. Se fosse generato potrebbe essere generato dall'essere, ma in questo caso esisterebbe gia, o dal non essere che però non è. Non esistendo né l'essere né il non essere non esisterà neanche la loro combinazione.

Seconda tesi

Nella seconda tesi esprime invece il fatto che anche se qualcosa esistesse non potremmo pensarlo poiché sarebbe come se la nostra mente fosse una copia della realtà; infatti, se noi pensiamo che un uomo che vola esista questo non vuol dire che nella realtà questo possa accadere e quindi l'essere non è pensato e non può essere pensato.

Terza tesi

Nell'ultima tesi afferma che le cose esistenti sono visibili, udibili o percepibili attraverso i sensi, ma se noi esprimiamo l'essere con la parola e la parola non è l'oggetto, la cosa non è una realtà esistente che possiamo comunicare e non essendo parola non può essere manifestato.


Inizialmente si pensava che tutta la tesi di Gorgia fosse strana, perché metteva in discussione tutte le tesi sull'essere che avevano costituito i suoi predecessori anche se oggi viene considerato con serietà. In realtà Gorgia vuole solo negare la pensabilità logica e ontologica dell'essere (non si può pensare e non esiste). Nella seconda tesi vuole affermare che il nostro pensiero non rispecchia completamente la realtà e quindi il pensiero non è uguale all'essere.

Se l'essere è considerato come Dio possiamo sostituire le tesi come: la prima tesi come ateismo, la seconda e la terza come scetticismo o agnosticismo metafisico e teologico (l'uomo non ha gli strumenti per affermare e negare l'esistenza dell'essere, ovvero Dio).
In Gorgia non si parla più di verità ma di un "tutto è falso", poiché l'essere non esiste, ma la cosa più importante è il linguaggio inteso come forza ammaliatrice capace di dominare le forme dell'animo. Gorgia afferma comunque che l'esistenza sia qualcosa di fondamentale e misterioso.Gorgia vuole inoltre affermare che le azioni dell'uomo sono controllate da circostanze esterne e dal destino come la vicenda di Elena di Troia che a causa degli dei e delle azioni di altri ha causato una guerra anche se lei è senza colpa.


L'uomo, la storia e le tecniche

Secondo Protagora l'uomo si distingue dagli animali per la capacità di creare delle tecniche, ovvero delle arti con le quali è in grado di trasformare il mondo circostante, ma la tecnica più importante è quella di saper vivere insieme nella città.

In Crizia, un sofista-politico si afferma che il Dio fosse in realtà solo un mezzo di controllo dei potenti che quindi è come una "polizia segreta"; le leggi civili invece sono quelle regole inventate dai deboli per difendersi dai grandi e dai potenti. Quindi è l'uomo che in realtà si costruisce il mondo attraverso le sue tecniche.

Le leggi secondo Protagora non sono di origine divina, ma di origine umana e devono essere rispettate, poiché altrimenti non esisterebbe la società e neppure l'uomo. In Ippia invece ci fu una distinzione tra la legge naturale immutevole e la legge umana mutevole; anche Antifonte riteneva che quella della natura fosse vera, mentre quella dell'uomo opinabile. Questa legge della natura è il tentativo di porre concordia tra tutti gli uomini per ridurre i conflitti.

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