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La questione della tecnica

Nel De rerum natura già si pone una critica alla gestione umana della tecnica, come separazione dal mondo della natura, critica che ben si inquadra nell’orizzonte epicureo che privilegia la natura e la placida esistenza ai margini della società politica e tecnica che la qualifica. Nella vita politica che si è sviluppata nelle città i rapporti tra gli uomini si sono corrotti e delle tecniche si è fatto il più perverso degli usi. Solo l’esistenza pienamente filosofica, condita in un giardino a distanza di sicurezza dalla società politica, può svilupparsi in un uso sapiente e saggio della tecnica, cioè quello coerente con la natura e con le sue richieste. Che anziché mirare allo sterminio dell’uomo tenda a rendere veramente felice e non dolorosa la sua vita. Quello di Epicuro è sì una forma di individualismo, che fa del singolo individuo un esser del tutto autonomo e indipendente, ma è anche un individualismo universale e universalizzabile, che si rivolge all’uomo in quanto tale, vale a dire a tutti gli uomini del mondo. Sembra comunque sacrificare la dimensione collettiva a vantaggio del singolo, però, se consideriamo in particolare l’ambito politico, certo non si può che concordare con le critiche. Perché di fronte ai male e le ingiustizie che dilaniavano la società del suo tempo, Epicuro non trova nessun antidoto reale se non nel disinteresse totale. In quel mondo fuori dal mondo che è il suo giardino.

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