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Esistenza eremitica

Il rifiuto della dimensione sociale dell'essere-uomo da parte di Epicuro si va a qualificare certamente come gesto di anticonformismo e rifiuto dei compromessi, ma soprattutto è un diretto e chiaro invito a impegnarsi in rapporti veramente umani e autentici, piuttosto che una esortazione a condurre un'esistenza eremitica e solitaria, lontano dalla comunità in quanto tale. Non un appello alla vita individuale e monastica ante litteram, ma fuggire da una vita politica che non è comprensione dell’uomo, rapporti e relazioni autenticamente umane. Epicuro è convinto che il vivere insieme, associato, amicale, sia il momento più alto della vita umana, a patto che non sia corrotto e denso di contraddizioni come accade nella politica.
Rifiuto che si riflette immediatamente nella prassi, in particolare nella scelta emblematica del luogo di lezione e vita, né il liceo, né l’accademia, né la piazza; ma il giardino ai margini della città, lontano dal frastuono urbano e immerso nella natura verso la quale Scorate si era mostrato del tutto indifferente e che Platone aveva qualificato come sbiadita copia dell’eterno mondo degli dei. Giardino che ben simboleggia la sfera protetta della vita privata, un porto nel quale porsi al riparo dalle tragiche vicende che accadono senza sosta nel mondo.

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