L’eleatismo: Parmenide

L’Eleatismo fiorisce nelle colonie greche dell’Italia meridionale. A differenza della filosofia, ionica che aveva cercato il principio delle cose capace di spiegare la molteplicità e il mutamento della natura, l’Eleatismo pretende di giungere ad un essere unico, eterno e immutabile, di fronte a cui il nostro mondo è solo apparenza ingannatrice. Gli eleati sostengono, infatti che le cose non sono come i SENSI e l’esperienza le manifestano, ma come la ragione le pensa secondo una logica rigorosa.
L’iniziatore dell’eleatismo è ritenuto Senofane ma il vero e proprio fondatore della scuola eleatica è Parmenide di Elea, colonia greca situata sulla costa della Campania a sud di Paestum. Visse in un periodo di tempo compreso tra il 550 e il 450 a. C.
Con Parmenide la filosofia giunge alla prima e radicale soluzione del problema della verità (aletheia). Afferma che c’è identità fra realtà, ragione umana e linguaggio che l’uomo adopera per parlare delle cose. Questi ambiti, pur separati, obbediscono ad una stessa legge che è contemporaneamente legge logica e legge della realtà. In questo modo l’ordine del mondo coincide con l’ordine del pensiero che lo pensa. Parmenide individua nell’uomo due forme distinte di conoscenza: 1) il PENSIERO che è in grado di conoscere la realtà vera delle cose, ci conduce alla verità (alétheia) basata sulla ragione e sulla conoscenza dell’essere vero. 2) i sensi: ci conducono lungo il sentiero dell’opinione (dòxa), basato sulla conoscenza dell’essere apparente, forniscono all’uomo la parvenza, l’illusione.

Parmenide espose la sua filosofia in un poema in versi dal titolo “SULLA NATURA”. Immagina che la sua dottrina sia stata rivelata dalla Dea Giustizia (DIKE) solo ai filosofi. Infatti Parmenide non decide autonomamente di compiere il viaggio alla ricerca della verità ma viene condotto dalla divinità: le fanciulle divine, figlie del Sole, chiedono alla Dea di spalancare la porta e rivelare il vero. Il filosofo lascia la città bassa popolata da gente ignorante e si dirige in alto, verso l’acropoli dove ha sede il tempio. Una porta divide le due parti della città e cioè il mondo ingannevole dei sensi e dell’opinione da quello della verità. La Dea si lascia persuadere dalle parole delle fanciulle e rivela al filosofo la verità (= sentiero del giorno). Emerge l’idea del viaggio come metafora. E’ chiaro che i contenuti della filosofia parmenidea sono il risultato dell’insegnamento della divinità. Il sapere perciò non può essere sottoposto a revisione oppure a modifiche e non è il risultato di un graduale avanzamento ma è conoscenza sicura e stabile. Non ha bisogno di conferme da parte dell’esperienza e non tollera compromessi con la sfera dei sensi.
Il filosofo deve orientarsi verso la via della verità, che è quella della ragione. Parmenide, fondandosi sui due principi della logica e cioè sul principio di identità e su quello di non-contraddizione afferma che la ragione ci dice che l’essere è e non può non essere, mentre il non-essere non è e non può essere. Con questa tesi Parmenide intende affermare che solo l’essere esiste, mentre il non-essere, per definizione, non esiste e non può venir pensato, equivale al nulla, pensare il non essere equivale a non pensare. Solo l’essere può venir pensato ed espresso con il linguaggio, infatti qualsiasi cosa per poter essere pensata deve prima di ogni altra determinazione, essere. I momenti fondamentali della filosofia parmenidea sono tre:
1) Quello Ontologico: l’essere è, il non essere non è.
2) Quello Gnoseologico, relativo cioè alla conoscenza: l’essere è conoscibile attraverso il pensiero; solo ciò che è, può essere pensato.
3) Quello linguistico: l’essere trova nel linguaggio l’espressione adeguata.
Con il termine essere, Parmenide, non intende riferirsi ad una realtà particolare, cioè ai singoli enti, ma alla realtà in generale. Egli usa il termine essere in modo generico e non aveva ancora chiara la distinzione tra funzione copulativa e funzione esistenziale.
Funzione copulativa: es. Socrate è ateniese → ha la funzione di attribuire una qualità al soggetto Socrate, cioè la qualità di cittadino ateniese.
Funzione esistenziale: es. Socrate è → la funzione del verbo è quella di affermare l’esistenza del soggetto (perciò si tratta di una funzione esistenziale).
Poiché per Parmenide solo l’essere risulta pensabile ed esprimibile, si può concludere che pensare ed essere coincidono.
L’attenzione rivolta all’essere delle cose, nel corso della storia della filosofia verrà chiamata ontologia che vuol dire: discorso sull’essere. Questo termine compare per la prima volta nella filosofia di Parmenide e poi diventerà il riferimento principale nella filosofia di Platone ed Aristotele.
Parmenide deduce alcuni attributi o caratteristiche dell’essere.
• L’essere non puo’ nascere, e’ingenerato: se nascesse, prima di nascere sarebbe non – essere e ciò è impossibile.
• non puo’ morire, e’ senza fine: se morisse diventerebbe non-essere e ciò che ha una fine non è più.
• e’ immutabile ed immobile: se si muovesse, spostandosi non sarebbe più nel luogo precedente.
• e’ eterno: vive in un eterno presente, non ha né passato, né futuro, altrimenti l’essere non sarebbe più o non sarebbe ancora. Esiste solo in un presente eterno, senza mutamenti.
• e’ unico ed omogeneo: perché se fosse molteplice o in sé differenziato implicherebbe degli intervalli di non – essere. E’ perciò intero, continuo, indivisibile.
• e’ finito ed e’ simile ad una sfera: che è la figura perfetta per eccellenza. E’ finito perché nella mentalità greca e quindi anche in Parmenide, il finito è sinonimo di compiutezza e perfezione.
E’ chiaro che l’essere parmenideo si pone come negazione sia del divenire sia del molteplice. Il mondo dell’esperienza però si manifesta come molteplice e in divenire e questo dato di fatto neanche Parmenide può negarlo, ma ritiene che si tratti di apparenze fallaci, dettate non dalla ragione, che è il luogo della verità, ma dall’illusoria opinione. La ragione in tal modo entra in conflitto con l’esperienza.
La conciliazione tra esperienza e ragione sarà il compito che il pensiero filosofico successivo a Parmenide dovrà risolvere.
Approfondimento– opinione e mondo naturale: il mondo sensibile si presenta come apparenza (dòxa). Di esso si avrà una conoscenza verosimile cioè apparentemente vera e quindi credibile.
- La cosmologia: il divenire e i contrari. Parmenide accetta la teoria dei contrari, non li considera opposti ma uniti tra loro. Il mondo fisico è il risultato della mescolanza di due elementi: luce = fuoco (essere) e tenebra = la notte (non-essere). A partire dalla loro unione si sono formate la terra, il Sole, la Luna, l’intera volta celeste e l’uomo stesso secondo una legge di necessità che Parmenide personifica nella figura di una Dea che dirige tutto dal centro del cosmo.

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