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Pitagora e il pitagorismo

A Samo, un’isola della Ionia, nasce Pitagora, fondatore della scuola che da lui prende il nome a Crotone, in Magna Grecia. La cerchia pitagorica, una sorta di setta iniziatica, seguiva uno stile di vita rigidamente regolato dagli insegnamenti del maestro e svolgeva un’intensa attività politica. La dottrina pitagorica ha due fondamentali nuclei tematici: la concezione dell’anima immortale (di derivazione orfica), sottoposta al ciclo delle reincarnazioni, e che dunque necessita di un cammino di purificazione per la sua liberazione definitiva, e la teoria del numero, rappresentato geometricamente mediante entità fisiche concrete, ma concepito come principio sommo della realtà. Questo secondo aspetto è probabilmente frutto dell’elaborazione interna dei discepoli che avevano accesso ai misteri, i cosiddetti matematici (coloro che conoscevano la verità), mentre dalla condivisione di tali verità venivano esclusi gli acusmatici (semplici uditori).

Parmenide e l’eleatismo

Un’altra corrente presocratica è l’eleatismo, anticipato da Senofane, autore noto principalmente per la sua critica alla tradizionale concezione antropomorfica degli dèi. Il vero iniziatore è però Parmenide, le cui dottrine costituiscono, secondo Platone e Aristotele, il più autentico inizio della filosofia. La difficoltà del pensiero parmenideo consiste nel linguaggio sapienziale attraverso il quale viene espressa una concezione di straordinaria potenza e fortuna nella storia della filosofia: l’unica realtà è l’essere, che è identico a se stesso, eterno, unitario, immobile, ingenerato (caratteristiche, queste, dette “segnali” dell’essere); ciò che invece possiede qualità opposte (molteplicità, movimento, generazione) rientra nel non essere. Il non essere è, secondo Parmenide, impensabile e non conoscibile, perché fa cadere in contraddizione chiunque provi ad accostarlo. Difendendo le tesi di Parmenide, il discepolo Zenone elabora argomentazioni dialettiche che dimostrano l’impossibilità del movimento (celebre è quella di Achille e la tartaruga), del molteplice, e in generale del divenire.
Melisso di Samo, ultimo rappresentante della tradizione eleatica, identifica l’essere parmenideo con il cosmo, cui conferisce i caratteri già noti di immutabilità e di unitarietà: in esso non si dà generazione vera e propria, poiché nulla si genera dal nulla (nihil ex nihilo).
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