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La difesa di Parmenide


Una notevole importanza riveste la riflessione di Zenone, discepolo di Parmenide. Nato ad Elea intorno al 490 a.C.,-egli è morto dopo essersi fieramente opposto al tiranno della città. Zenone si assume il compito di difendere le tesi di Parmenide dai suoi critici; di lui conosciamo alcuni frammenti dell’opera Sulla natura. La sua preoccupazione principale, infatti è la confutazione delle teorie della molteplicità e del mutamento sostenute dagli altri filosofi della natura, contro cui utilizza un nuovo, moderno apparato logico-argomentativo. La teoria di Parmenide era apparsa sin dall’inizio in contrasto con il senso comune, quindi era stata tacciata di assurdità, in quanto aveva messo in discussione alcuni aspetti evidenti — e difficilmente confutabili — della realtà come il mutamento,-la divisibilità e la molteplicità delle cose. Ma, a parere di Zenone, a conclusioni ancora più assurde portano le teorie che sostengono tali aspetti.

Contro la molteplicità


Contro la molteplicità Zenone presenta due argomenti principali.
Primo argomento. Se si ammette che le cose sono molte, esse dovrebbero essere tante quante sono, non di più né di meno: quindi il loro numero dovrebbe essere finito. Eppure, anche così, il loro numero non può che essere infinito, perché fra le une e le altre cose vi saranno sempre altre cose e, fra queste e le prime, altre cose ancora e così via all’infinito. Ad esempio, se le cose fossero solo due (A e B), inevitabilmente queste sarebbero separate da uno spazio C, cioè da una terza cosà Ma C per essere distinto da A e da B, sarebbe separato da loro — rispettivamente — da un’altra cosa D e da un’altra cosa E e così via all’infinito. Quindi, per assurdo, le cose, finite di numero, sarebbero infinite.
Secondo argomento. Se si ammette che le cose sono composte da più elementi, allora o questi elementi non hanno grandezza, ma allora le cose composte da elementi senza grandezza non avrebbero a loro volta alcuna grandezza, cioè non esisterebbero, oppure questi elementi hanno una grandezza, ma allora le cose, composte da infiniti elementi, avrebbero un’infinita grandezza.
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