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Logica stoica

La logica per gli stoici era una parte basilare della filosofia e non solo uno strumento come per Aristotele. La logica studia tutti gli aspetti dei discorsi: la grammatica, la semiotica, la teoria della conoscenza, le analisi degli argomenti e delle connessioni fra le proposizioni, ma soprattutto l’importanza del criterio di verità. Il criterio di verità è la rappresentazione catalettica che viene a costituirsi dopo la rappresentazione sensibile che ci fa individuare nella realtà le singole cose. Partendo dal fatto che la nostra mente è una tabula rasa e che nulla viene all’intelletto che prima non sia stato nei sensi, la rappresentazione sensibile imprime nella mente un’immagine della realtà sempre vera; a questo processo passivo segue un ruolo parzialmente attivo dell’uomo che riconosce la corrispondenza della rappresentazione alla realtà, perciò concede il proprio assenso.
Questo conduce alla rappresentazione catalettica che mi permette di fissare nella mente l’oggetto. Nel caso in cui vi sia una rappresentazione poco chiara c’è una certa libertà nel dare l’assenso ed è in questo modo che può nascere l’errore, l’uomo deve però mettere i propri sensi nella condizione migliore per decidere se dare o no l’assenso. Dalla successione delle rappresentazioni catalettiche nascono le prolessi, ovvero i concetti che derivano dal depositarsi nella memoria delle varie esperienze dello stesso oggetto che conosco sempre meglio anche in rapporto agli altri oggetti. In questo modo faccio scienza e conosco la realtà. Questa tappa è aperta solo al saggio. Le rappresentazioni rispecchiano le cose, ma non ne sono l’essenza, poiché i concetti sono segni che mi permettono di parlare delle cose, perciò sono nella nostra mente e non nell’oggetto.
In questo senso i concetti possono individuare anche una realtà non catalettica, infatti, mi posso costruire concettualmente un mondo che non esiste e parlare di cose che non esistono, pur avendone un significato, ma non avrò un individuo che mi confermi questa realtà. Perciò è data la possibilità di mentire, ma le prolessi saranno utili solo se confermate dalle rappresentazioni catalettiche che sono criterio di verità. Zenone rappresentava questo processo attraverso l’esempio della mano: quando è completamente aperta si ha la rappresentazione sensibile, siamo passivi ricettori di ciò che arriva dall’esterno, più rappresentazioni sensibili portano all’assenso che è il cogliere la presenza di un oggetto che comincio ad evidenziare ed è fondamentale perché il soggetto non è più passivo, quindi la mano comincia a chiudersi. Il pugno è la rappresentazione catalettica, la certezza di aver individuato qualcosa, separato dal tutto. Il passo ulteriore è l’altra mano che chiude sul pugno e significa fare scienza, ovvero classificare l’oggetto nella relazione con altri oggetti e questo è proprio dei saggi che possono collocare ogni cosa all’interno della realtà perché hanno la conoscenza delle cause e degli effetti delle cose.

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