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Aristotele

La filosofia aristotelica presenta concetti che derivano da quella platonica ma nettamente differenti:
1)Mentre Platone pensa che la realtà vera sia il mondo delle idee,per Aristotele tutto ciò che ci circonda esiste effettivamente e non sono solo immagini imperfette dell’idea
2)Per Aristotele è possibile uno studio scientifico (episteme) della natura (physis)negato da Platone.
3)Aristotele evidenzia le differenze tra le cose. Mentre Platone sottolineava l’unitarietà del reale in Aristotele c’è una ricerca di una spiegazione unificante delle differenze dei generi delle cose.
4)Aristotele è pronto a salvaguardare l’autonomia dei ogni singola scienza mentre per Platone sono tutte subordinate alla dialettica a cui spetta giustificarne i rapporti col bene. Aristotele mette su un unico piano tutte le scienze come in un sapere enciclopedico.

5)Infine in Aristotele è diverso il rapporto tra SAPERE TEORICO E VITA PRATICA. Infatti, Platone identifica la virtù con la conoscenza (intellettualismo etico), Aristotele afferma che nel determinare un comportamento virtuoso,un ruolo fondamentale è svolto dalla Volontà e dall’Abitudine.
Difficoltà Dottrina delle idee
Aristotele preme molto sulla teoria delle idee del maestro Platone cercando di confutarla con prove logiche. Egli afferma che se si ammette l’esistenza delle idee allora è necessario ammettere l’esistenza delle idee della negazione (come del non uomo). L’idea è unica ma quella della negazione (non uomo) è unica ma in essa contiene una molteplicità di cose diverse. Aristotele inoltre insiste sul fatto che le idee non contribuiscono a comprendere la realtà. Platone cercava di spiegarsi la realtà e la sua trasformazione tramite le idee,mentre Aristotele obietta che essendo le idee enti “separati” dagli enti sensibili non spiegano il divenire. Infatti la loro separatezza dalle cose sensibili non potrebbe garantirci un vero sapere. Infine i rapporti di comunicazione tra mondo sensibile e intellegibile stabiliti da Platone con la teoria della partecipazione e dell’imitazione appaiono ad Aristotele come Metafore poetiche di nessuna importanza per la filosofia.

Termini e preposizioni

Importante nella filosofia di Aristotele è lo stretto rapporto tra piano del pensiero e del discorso e piano della realtà. Ciò è presente nell’Organon,il quale è basato sugli studi della dialettica e della logica. La dialettica secondo Aristotele è quella tecnica che permette di sostenere vittoriosamente una discussione con un avversario confutandone la tesi avversa. Importate affinché possa avvenire questo è che i due partecipanti concordino alcune premesse sulle quali si svolgerà il discorso:tramite la dialettica si può riuscire ad affrontare la tesi dell’avversario secondo il metodo per assurdo e riduzione all’impossibile.

Per prevalere in una discussione,il buon dialettico deve padroneggiare bene le regole che governano il discorso e quindi deve conoscere tutti i significati dei termini e delle parole di cui è composto il discorso. Aristotele osserva che alcuni termini possono essere utilizzati con un significato univoco (corvo,una specie di uccelli). Altri termini possono avere molteplici significati e sono detti equivoci(onos, asino ma anche orcio). Il significato è espresso dalla definizione (natura o essenza di un termine):ti esti.
Una definizione precisa di una cosa è composta da due elementi:
il Genere, l’indicazione nell’ambito in cui il soggetto appartiene. Per una buona definizione si deve far riferimento al genere prossimo,più vicino al termine,(uomo,animale e non vivente);
La differenza specifica,le caratteristiche che distinguono la specie del genere descritto da altre dello stesso genere.(uomo=animale(genere prossimo) razionale(differenza specifica)).


Sillogismo

Oltre ai significati dei termini il buon dialettico deve saper padroneggiare i criteri di attribuzione di un predicato a un soggetto ossia i diversi modi in cui si combinano diversi termini in una proposizione. Quindi bisogna padroneggiare i meccanismi logici con i quali attraverso delle proposizioni si riesce ad arrivare a delle conclusioni. Aristotele denomina questo ragionamento SILLOGISMO.
Ogni proposizione si presenta come l’unione di più termini. Aristotele indica con la parola CATEGORIA ciò che si dice di un termine quando si chiede cosa esso è. L’unione dei termini tra loro da origine a un affermazione o a un giudizio. La verità e la falsità sono proprietà non dei termini singoli ma del giudizio che li connette.

Aristotele si sofferma sulla proposizione composta da Soggetto (S),Copula e Predicato(P) << Socrate è un filosofo>> (S èP). Una proposizione vera congiunge ciò che nella realtà e congiunto (disgiunge ciò che èdisgiunto),falsa è una proposizione che congiunge ciò che non è congiunto. Non tutte le combinazioni di termini sono sottoposte al criterio falsità/verità come ad esempio le preghiere che fuoriescono dalla logica aristotelica e rientrano nell’ambito poetico.
Dunque all’interno della logica Aristotele prende in considerazione solo una categoria di proposizione,quelle dichiarative o categoriche dette “apofantiche”.
Esse sono distinte secondo la Qualità e la Quantità.
Secondo la Qualità sono: Affermative o Negative. Secondo la Quantità sono: Universali o Particolari.
Una delle più importanti teorie aristoteliche si occupa delle proposizioni universali e particolari.
Combinando queste con la distinzione fra affermativo e negativo si ottengono 4 tipi di proposizioni:
Universale affermativa: tutti gli uomini sono onesti
Universale negativa: nessun uomo è onesto
Particolare affermativa: qualche uomo è onesto
Particolare negativa: qualche uomo non è onesto
|Quantificatore|-|termine soggetto|-|copula|-|termine predicato|

Quadrato aristotelico: rappresentazione schematica delle relazioni tra le forme fondamentali di proposizioni. Tra i 4 tipi di proposizioni fondamentali sussistono relazioni analizzate nella teoria dell’opposizione.


Sillogismo e scienza

quando di afferma qualcosa o la si nega,o quando si pronunciano singole frasi slegate tra loro non si può dire di aver fatto un vero ragionamento,il quale avviene nel momento in cui colleghiamo tra loro giudizi e proposizioni individuandone i legami di consequenzialità attraverso la teoria del SILLOGISMO.
Aristotele studia il sillogismo negli Analitici primi e lo definisce come un discorso in cui poste delle proposizioni e delle premesse attraverso un ragionamento,il discorso può ampliare e andare oltre le premesse iniziali. Egli definisce che la conclusione è data da due premesse iniziali che collegano i termini della conclusione in un terzo termine detto medio o PERNO del RAGIONAMENTO e inoltre Aristotele definisce proposizioni del sillogismo le proposizioni categoriche universali affermative e negative e particolari affermative e negative.
Quindi un sillogismo categorico è caratterizzato dall’avere 3 proposizioni categoriche unite da un legame avendo esse un termine in comune:
Premesse: 1.tutti gli uomini sono mortali
2.tutti i filosofi sono uomini
Conclusione: 3.tutti i filosofi sono uomini

Validità e verità di un sillogismo

solo alcuni sillogismo sono validi. Un sillogismo valido è quello che con premesse vere porta ad una conclusione vera. Importante distingue tra validità del sillogismo e verità della sua conclusione. La verità o falsità di un sillogismo valido deriva dalla verità o falsità della premessa.

La scienza come conoscenza delle cause
Il sillogismo scientifico è un particolare tipo di sillogismo che è alla base della scienza dimostrativa. Per conoscere la scienza(episteme) di una cosa non bisogna conoscere le proprietà di una cosa ma bisogna conoscere perché tali proprietà le appartengono . Quindi per Aristotele il sapere scientifico è strettamente Casuale e Necessario.

Sillogismo scientifico e principi della scienze
Cosa distingue il sillogismo generale da quello scientifico? Innanzitutto quello scientifico muove da premesse vere,proprio perché la scienza pretende una conoscenza effettiva della realtà e le premesse devono essere prime,cioè devono essere dimostrate.
Le proposizioni vere e prime sono i principi su cui sono basate tutte le scienze. Ogni scienza si occupa si enti diversi e Aristotele esclude che una scienza possa passare dall’occuparsi di una categoria di enti a un’altra diversità.

Principio di non contraddizione
Aristotele da una parte rinnega i vecchi filosofi come Pitagora che cercavano di dimostrare leggi fisiche con nozioni matematiche e geometriche e dall’altra non vuole affermare l’insegnamento filosofico riconducendo tutte le scienze alla più importante,la dialettica.
Egli quindi definisce il linguaggio “SOSTRATO UNITARIO” in cui si muovono i vari discorsi scientifici particolari e considera l’esistenza di alcuni principi COMUNI a più scienze: tra tutti il più importante è quello di NON CONTRADDIZIONE. Esso si riferisce a tutte le discipline e Aristotele stesso afferma che una cosa non può essere detta e rinnegata nello stesso momento.


La conoscenza dei principi delle scienze
Dato che i principi primi delle dimostrazioni scientifiche in quanto primi non possono essere dimostrati,ci si pone il problema di come possano essere appresi.
Aristotele negando la teoria platonica della reminiscenza ,definisce che per giungere a capire questi principi ci sono due metodi chiamati sol termine greco EPAGOGHE (induzione). Il primo è un processo di ordine psicologico col quale mediante un processo di tipo induttivo di sensazioni presenti nella stessa specie si viene a conoscenza degli enti intellegibili.
Il secondo metodo dell’EPAGOGHE è di ordine induttivo. Esso permette di arrivare a conclusioni di carattere generale per quanto riguarda i membri del genere. Esempio: i pianeti sono luminosi,le stelle sono anche allora tutti gli astri sono luminosi. Inoltre importante risulta il ruolo della dialettica perché grazie a essa riusciamo a far valere la nostra posizione rispetto ad una tesi e confutare quella avversaria.
Scienze teoriche e conoscenza pura
Aistotele suddivide la propria filosofia in 3 grandi aree:
Scienze teoretiche: tutte quello cui scopo è la conoscenza della verità:Fisica,Matematica e Filosofia prima.
Fisica studia enti naturali che sono sottoposti al divenire e quindi caratterizzati da mutamenti
La matematica studia gli enti immobili non sottoposti al divenire e privi di esistenza propria
La filosofia prima comprende l’ontologia che studia tutti gli enti in quanto enti,e la teologia che studia gli enti che esistono separatamente e sono immobili: il più importante è il primo motore immobile
Scienze poietiche o produttive(poetica e retorica) e scienze pratiche(etica politica):si distinguono dalla prima per lo scopo e per l’oggetto. Per lo scopo esse perseguono il sapere come mezzo per produrre qualcosa,quelle pratiche mirano alla conoscenza come guida per l’azione. Infine l’oggetto riguarda cose che possono essere o non essere e che dipendono dall’uomo.

L’ente e la sostanza
nella filosofia aristotelica i diversi significati dell’ENTE(on) rivestono una notevole importanza. Sappiamo di certo che l’ente è tutto ciò che esiste. L’uomo è un ente ma anche il colore bianco della sua pelle è un ente. Esistono molteplici significati che l’ente può assumere e per questo Aristotele afferma che “l’ente si dice in molti modi”. Quindi Aristotele classifica l’ente in alcune classi e ne individua 10: sostanza, qualità, quantità, relazione,dove,quando,giacere,avere,agire,patire.
la categoria Sostanza include tutti qurgli enti che non hanno bisogno di altri enti per esistere (come l’uomo,gli animali,i vegetali).La qualità comprende tutte le qualità (colori,sapori..),la quantità comprende tutte le terminazioni quantitative (peso,lunghezza..),quella di relazione implica il confronto tra gli enti e le altre sono in base alle connotazioni spaziali o in base a quelle temporali.
Per comprendere bene questi significati bisogna conoscere bene i concetti di Genere e Specie.
Essi esprimono una gerarchia logica delle classi degli individui. Per esempio “animale”è una classe più ampia di”uomo”(che è una sottoclasse della classe primaria).Si dirà che Animale è genere della specie Uomo. La specie individua un ambito più ristretto rispetto ai generi e per questo diremo che le categorie sono i generi massimi in cui possono essere compresi tutti i generi.
NB*: anche Platone contempla la teoria dei generi sommi ma egli mette a capo di tutti L’Essere. Aristotele invece racchiude tutti i generi in 10 classi che raggruppano tutti i generi e ciascuna categoria racchiude solo una parte dei generi degli enti e nessuno è così vasto da includerli tutti. Se Aristotele avesse considerato l’essere come genere sommo avrebbe racchiuso tutti gli enti in un’unica categoria senza escludere alcuno.
I diversi generi enti sono designati da differenti Predicati. Es: il greco è un uomo;l’uomo è un animale;l’animale è un vivente. UOMO ANIMALE VIVENTE sono predicati di natura crescente designanti sostanze. La categoria(in qst caso la sostanza) rappresenta il genere massimo cui essi appartengono.
Aristotele suddivide la sostanza in:senso primario e secondario. Al senso secondario appartengono la specie e il genere mentre al senso primario appartiene l’uomo come singolo individuo. Quindi le sostanze primarie non sono i predicati ma i soggetti espressi dalle sostanze secondarie che ne esprimono la propria natura.

Inoltre per Aristotele la sostanza è la più importante delle categorie. Gli enti che appartengono alle altre categorie non hanno una sussistenza autonoma ma dipendono dalla sostanza. In parole povere la sostanza rappresenta il SOSTRATO in cui si inseriscono le altre categorie. Ed è per questo che le altre categorie si definiscono ACCIDENTI (ciò che accade alla sostanza). Ad esempio l’essere bianco è sempre la qualità di una sostanza che non potrebbe esistere se non ci fosse la sostanza.

Metafisica: sostanza e mutamento
La filosofia aristotelica cerca di spiegare la struttura delle sostanze e le loro trasformazioni. In questo senso un ruolo fondamentale lo rivestono la Teoria delle quattro cause e i concetti atto e potenza. Le 4 cause sono:
1.materia ciò da cui una cosa ha origine o di cui essa è fatta
2.Forma è l’insieme delle sue caratteristiche sia morfologiche che funzionali. Ad esempio una casa,la forma è rappresentata da tutte quelle caratteristiche che ne fanno un edificio abitabile e che ne rendono possibile l’utilizzo. (è trascendente perché la vediamo con l’anima e quindi con la ricerca arriviamo al sapere)
3.causa efficiente o motrice ciò che determina l’inizio del cambiamento
4.causa finale ciò in vista di cui avviene il mutamento
Per Aristotele le 4 cause non sono definite come sommi principi ma esse sono 4 classi di cause ognuna delle quali comprende varie cause con la medesima funzione. Inoltre tutte le cause sono identiche non per numero ma per analogia e quindi tutte le cause stanno in identico rapporto di ciò di cui sono causa (il bronzo è causa materiale della statua mentre il legno è causa materiale del tavolo)
Ogni sostanza è formata dall’unione della materia e della forma. Ogni individuo è un SINOLO(tutt’uno),un composto dove la forma e la materia costituiscono una REALTA’ INDISSOLUBILMENTE UNICA.
Alle 4 cause sono collegati i concetti di POTENZA e ATTO.
La potenza(dynamis) esprime la possibilità di qualcosa di trasformarsi in qualcos’altro.
L’atto traduce 2 nozioni fondamentali della filosofia:l’entelecheia e l’energheia.
L’entelecheia(compiuto)indica la condizione di qualcosa che abbia raggiunto il proprio fine.
L’energheia(opera) significa Attività e in alcuni casi designa il processo dell’attuarsi dell’entelecheia mentre in altri ha funzioni proprie di una sostanza già in atto. Es:il seme è la pianta in potenza perché ha la possibilità di diventare pianta. La pianta è il seme in atto perché rappresenta la perfetta attuazione (entelecheia) delle potenzialità del seme. Cresciuto l’organismo può svolgere le sue proprie “attività” o “opere”(energheia).
Rispetto la potenza l’atto è primo secondo la sostanza. L’atto è primo rispetto alla conoscenza(non si può conoscere la potenza se non si conosce l’atto),è primo anche rispetto al tempo(un individuo adulto precede cronologicamente la generazione di un altro individuo).
Esistono delle corrispondenze tra la nozione di materia e quella di potenza. La potenza può essere pensata come potenziale capacità di assumere una determinata forma(i mattoni,materia della casa,concepiti come casa in potenza).
Analoghe conclusioni si possono avere riguardo le nozioni di atto,forma e causa finale.
Una forma può essere pensata come atto delle potenzialità di una certa materia atto che coincide con il raggiungimento di un fine(la pianta adulta rappresenta sia la forma del seme e sia la completa realizzazione delle potenzialità del seme).
Infine la coppia Materia-Forma serve a rendere meglio la struttura di qualcosa mentre la coppia Atto-Potenza invece è più idonea a spiegare le trasformazioni.
La sostanza è tutt’uno tra materia e forma e Aristotele cerca si spiegare quale di queste due accezioni di sostanza sia quella primaria. Egli avanza l’ipotesi che come sostanza si deve intendere la forma.

Movimento e cosmo
Aristotele afferma che gli enti naturali sono sottoposti a dei movimenti e a delle trasformazioni. Questi movimenti vengono classificati da Aristotele in 4 categorie di mutamento:
1.mutamenti secondo la sostanza,cioè di generazione e corruzione come il nascere e il morire
2.mutamenti secondo la quantità cioè di accrescimento e diminuzione
3.mutamenti secondo la qualità cioè di alterazione
4.mutamenti locali o di traslazione cioè il movimento in senso proprio. I moviemtni locali vengono poi divisi a loro volta in movimenti Naturali e Violenti.
I movimenti naturali sono i movimenti propri degli elementi naturali cioè dei 4 componenti di cui è costituito il mondo(acqua terra fuoco e aria). La dottrina degli elementi e dei luoghi insegna come ogni elemento tende a tornare con un movimento lineare al proprio origine(il fuoco tende ad andare verso l’alto,la terra a cadere verso il basso ecc..)
Cosmo
La teoria dei movimenti e dei luoghi naturali è alla base della cosmologia aristotelica.
Il cosmo ha dimensioni finite ed è caratterizzato da una serie di sfere concentriche alla terra che ne occupa il centro. Esso è composto da due zone principali diverse: il mondo terrestre e il mondo celeste.
1. Il mondo terrestre comprende la terra e lo spazio che la circonda ed è caratterizzato dai 4 elementi fondamentali.
2.il mondo celeste è il luogo naturale di un 5 elemento:l’etere eterno e incorruttibile dotato di moto circolare uniforme. Il movimento delle sfere celesti composte di etere è la causa del movimento degli astri.
La concezione aristotelica dello spazio è di tipo qualitativo. I luoghi sono porzioni diverse di spazio alle quali appartengono qualità e proprietà specifiche ciascune differenti rispetto a un sistema di riferimento assoluto costituito da un centro e da una periferia. Un punto posto in alto non sarà mai uguale ad un posto in basso in quanto al primo corrispondente il luogo dove il fuoco tende a salire e al secondo quello dove la terra tende a cadere. Questo è un aspetto che distingue nettamente la cosmologia aristotelica e quella affermatasi nel 600 (età moderna) per cui lo spazio è qualcosa di omogeneo e identico.
I movimenti violenti sono quei movimenti prodotti artificialmente che contrastano la tendenza naturale dei corpi. Per provocare questi movimenti c’è bisogno di 2 condizioni:1.è necessario che ci sia una causa del movimento(il MOTORE). 2)è necessario che la causa sia esterna all’oggetto che muta.
In ogni movimento c’è un MOTORE PRIMO che è anche immobile cioè non partecipa al movimento di cui è causa. I concetti di MOTORE e MOSSO sono alla base della teoria del movimento riguardante le sfere celesti. Secondo quest’ultima anche il movimento degli astri è causato da un motore immobile e dato che i movimenti degli astri sono eterni ci si deve quindi aspettare un primo motore immobile eterno.
Questo primo motore immobile eterno è collocato verso la parte delle stelle fisse alle quali impone il movimento come causa motrice. Il motore immobile muove come <<l’oggetto d’amore muove l’amante>>. Le sfere celesti sarebbero quindi messe in movimento dall’aspirazione di arrivare all’immobilità del primo motore e non potendovi riuscire si sforzerebbero provocando un movimento circolare uniforme sempre uguale a se stesso. Inoltre il primo motore è caratterizzato da una sostanza IMMATERIALE quindi come pura forma senza materia ed esso viene a coincidere col “divino”, con “DIO”.
Il vivente e l’anima
lo studio condotto da Aristotele riguardante gli esseri viventi ha una grande importanza perché con le sue informazioni raccolte è stato una dei padri della zoologia scientifica.
Nell’Historia Animalium ci sono tantissimi dati riguardanti le forme di vita animale provenienti da fonti che non sono di Aristotele ma di cacciatori pescatori e allevatori.
Queste ricerche zoologiche portano Aristotele a fermarsi sul concetto di specie che è qualcosa che si può dire che “esiste”. Il numero degli individui che costituiscono la specie rimane identico con le varie generazioni. Il nucleo di realtà si identifica con la forma(il concetto di specie significa anche forma) e la FORMA corrisponde a quel principio secondo il quale noi definiamo che un corpo corrisponde ad un Uomo e non a un Cane. Con la forma intesa come specie si identifica poi la causa finale. Ciò sottintende che ogni specie ha un proprio fine in se stessa.
Anche Aristotele da una netta importanza al ruolo dell’anima. Per lui l’anima è il principio vitale di ogni organismo e nega l’esistenza dell’anima senza corpo. Aristotele riscontra 3 facoltà dell’anima corrispondenti ai diversi organismi:nutritiva,sensitiva e razionale. La prima è propria di tutti gli esseri viventi menti mentre le altre 2 appartengono agli animali e all’uomo.
La funzione nutritiva è caratteristica di tutti gli esseri viventi che sono tutti capaci di alimentarsi e riprodursi (i vegetali). Le specie superiori come gli animali sono caratterizzati anche dall’anima sensitiva mentre l’uomo detiene la facoltà razionale.
Infine per Aristotele la conoscenza sensibile e razionale a differenza di Platone sono unite in quanto se non si percepisce nulla con i sensi non si potrebbe comprendere nulla.
La sensazione (aisthesis) è il passaggio di un senso dalla potenza all’atto. Ciò che il senso percepisce dell’oggetto è detto forma sensibile.
Aristotele distingue gli oggetti delle sensazioni in Propri di ciascun senso e sensibili comuni (percepiti da più sensi).
L’immaginazione (phantasia) si fonda sulla sensazione. Sulle immagini prodotte dall’immaginazione opera il NOUS. Per Aristotele le idee non esistono in sé ma sono immanenti alle cose concrete e sensibili. Egli articola la facoltà razionale distinguendo un Intelletto in Potenza e uno Produttivo.
Il primo è la pura facoltà di apprendere gli intellegibili. Purché il primo intelletto attivi la conoscenza secondo Aristotele c’è bisogno di un altro intelletto,quello Produttivo che lo muova a conoscere.
L’intelletto produttivo agisce illuminando l’intelletto in potenza che può così determinare l’apprendimento della conoscenza.

BENE FELICITA’ E VIRTU’
tutte le azioni degli uomini hanno come fine il bene,ricercato in vista del conseguimento di altri(il bene supremo). Il bene supremo a cui l’uomo può aspirare è l’eudaimonia “felicità” intesa come condizione complessiva di benessere. La felicità deve invece essere qualcosa di autosufficiente cioè di desiderabile per se stesso. Per Aristotele è tale solo “l’opera”(attività) propria dell’uomo,l’esercizio di facoltà propriamente umane:la facoltà razionale che consiste nell’agire pratico e nella virtù.
Le facoltà dell’anima sono tre:nutritiva,sensitiva e razionale. La prima non ha nessun rapporto con la ragione,mentre a quella razionale e sensitiva spetta un ruolo nella realizzazione del comportamento virtuoso.
Quanto alla seconda (quella sensitiva),il suo lato pratico(la capacità di provare desideri e passioni)viene definito da Aristotele Facoltà Desiderativa(carattere di una persona).Esso partecipa alla ragione e obbedisce ai suoi comandi.
Aristotele suddivide le virtù in dianoetiche ,dell’anima razionale, e etiche,del carattere.

La virtù etica è una disposizione (hexis) virtuosa del carattere,che si fonda sull’abitudine e sull’esercizio di azioni virtuose. In contrasto con la morale aristocratica tradizionale:concepisce la virtù come patrimonio innato degli aristocratici.
Il ruolo attribuita alla volontà rappresenta un altro fondamentale aspetto che distingue la filosofia pratica di Aristotele dall’intellettualismo etico. Per l’intellettualismo il male è compiuto involontariamente,per ignoranza del bene,per Aristotele,la conoscenza del bene non è sufficiente all’agire virtuoso e richiede il sostegno della VOLONTA’. Quindi se l’agire virtuoso dipende dalla volontà da esso dipendono anche le diposizioni viziose.
La virtù etica consiste nella disposizione dell’animo a volere fini buoni.
Il comportamento virtuoso non implica l’annullamento del desiderio e la neutralizzazione delle passioni ma coincide con la ricerca del punto di equilibrio tra due estremi. La virtù etica è medietà (mesotes), disposizione a volere sempre il giusto mezzo tra due vizi.

La giustizia di identifica con la virtù,ricerca di equilibrio e dell’equità. La giustizia si divide in:
Distributiva che assegna onori e beni in base ai meriti; e Commutativa ristabilisce l’equità tra i cittadini.

Etica

Nelle virtù dianoetiche si manifestano le funzioni dell’anima razionale che sono distinte: facoltà scientifica (epistemonikon) e calcolativa(leghistokon). Le virtù proprie della facoltà scientifica sono la scienza(episteme) l’intelligenza(nous) la sapienza(sophia).Le virtù della calcolativa sono l’atre(techne)e la saggezza(phornesis).
Alla saggezza secondo Aristotele spetta di guidare l’azione,alla sapienza l’indagine teorica.
sapienza e saggezze esprimono due modalità di vita felice contrassegnate dall’esercizio della virtù. La saggezza è propria dei cittadini che sono in grado di farsi guidare dalla ragione. La sapienza è propria del filosofo che dedica la sua esistenza alla teoria e alla conoscenza,essa è l’esistenza più degna e portatrice della massima felicità.

Etica e politica
La scienza che permette di determinare la vera felicità è la politica (politikè) alla quale sono collegate poi tutte le altre scienze come la retorica e quindi essa coincide con il Bene Supremo. La felicità è impensabile fuori dalla Polis e quindi il bene del singolo e della città sono stettamanete collegati ed essi costituiscono l’oggetto della politica. Questo oggetto è indagato in 2 prospettive: la prima serve a capire a cosa serve la felicità e come ci si arriva a e la seconda invece sono quali leggi e quali costituzioni sono più idonee per il raggiungimento del bene. Tutto questo ragionamento rientra nell’etica aristotelica.

Ricorderemo che Platone in campo politico fornisce modelli ideali di costituzioni,invece Aristotele parla della città come un processo per la propria formazione. L’uomo definito da lui animale razionale politico bel corso della sua evoluzione va man mano aggregandosi con altri uomini in società che divennero poi villaggi fino alla formazione delle Polis. Quindi la natura dell’uomo è quella di vivere in società (l’uomo è un animale politico) e chi non né fa parte è definito BRUTO,specie inferiore,o specie superiore,quindi DEI.
In rapporto con Platone ricordiamo che le costituzioni privilegiate sono l’oligarchia, la Democrazia e la Tirannia. Noteremo che queste costituzioni sono di tipo QUANTITATIVO (governo di tutti,di pochi,di uno solo) mentre invece Aristotele afferma che una giusta costituzione deve essere di tipo QUALITATIVO e quindi in base al gruppo sociale (ricchi o poveri) che governa il paese. Inoltre Aristotele distingue le costituzioni in Perfette e Devianti.
Le costituzioni perfette(monarchia,politia,aristocrazia)realizzano con modi diversi il fine del loro ordinamento politico e cioè raggiungono il bene supremo.
Le costituzioni devianti invece non realizzano il bene comune ma solo quello di una determinata classe sociale privilegiata(tirannide,monarchia,oligarchia).

Tra le costituzioni perfette la più idonea è la POLITIA(giusto mezzo)(è una costituzione mista in cui l’aspetto aristocratico e mescolato a quello democratico)quindi equilibrio tra le classi. Questo equilibrio è difficile da realizzasi in quanto gli interessi delle classi opposte cercano sempre di prevalere gli uni sugli altri favorendo così lo sviluppo della classe media (MESOI),i piccoli e medi proprietari terrieri.
Importante nella concezione aristotelica è la società ma non bisogna trascurare il ruolo del singolo individuo o della famiglia. Aristotele analizza l’unità familiare ed in essa individua 2 parti: una è la facoltà riproduttiva(caratteristica di tutte le specie) dove i figli e le mogli sono subordinati al padre,l’altra è la facoltà economica(rapporto schiavo-padrone),la quale giustifica la schiavitù come condizione naturale al fine della sopravvivenza. Inoltre Aristotele analizza anche le fonti di guadagno(crematistike),ovvero parte dell’amministrazione domestica(oikonomia),che possono essere ricavati in due modi:
-“dalla terra”,legittimo perché naturale
-“dagli uomini”vendita per profitto o prestito a usura di schiavi,innaturale e inaccettabile.

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